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Il Reato di Opinione, un paradosso tutto italiano

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ci scrive Luigi Cortese
 

Il Codice Penale Italiano comprende, nel complesso normativo, alcuni reati cosi detti, di Opinione: questi tipi di reati vengono commessi soltanto per l’avere un’idea diversa da quella del legislatore: un obbrobrio tutto italiano che ci pone in una situazione di instabilità legislativa, infatti l’Articolo 21 della Costituzione Italiana recita:

 

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

 

Già nel 2006 ci sono state alcune modifiche al Codice Penale proprio in materia di reati di Opinione che tentarono di alzare il tasso di democrazia del Paese. La Legge n. 85/2006, cancellava, per la prima volta nella storia della Repubblica, una serie di reati che ormai nulla avevano a che fare con la libertà di pensiero e di opinione che caratterizza uno stato democratico.

 

La riforma deve proseguire su un cammino che risponde all’esigenza di adeguamento delle norme penali in materia di reati di opinione, che non sono altro che l’effetto di una concezione politico-ideologica che oggi non ha, e non deve, più avere senso di esistere essendo incompatibile con un paese culturalmente avanzato come dovrebbe essere l’Italia.

 

La Commissione Grosso, che fu costituita per riformare il codice penale, aveva auspicato l’eliminazione, o quantomeno la correzione delle dette figure di reato, poiché sganciate da una tangibile offesa ad interessi protetti. Oggi il dibattito sui reati di opinione deve tornare alla ribalta visto che molti di questi reati sono usati per piegare e zittire l’avversario politico di turno.

 

Senza entrare nel merito di casi specifici, ci sembra utile inquadrare la problematica reati di opinione. La categoria dei reati di opinione ricomprende il “vilipendio (es. contro la religione), l’apologia, la propaganda (es. quella razzista)”, i reati di opinione in realtà puniscono non l’opinione in sé, fortunatamente non è ancora possibile condannare per i pensieri formulati, bensì la comunicazione dell’opinione a terzi. Tali reati sono “content based”, cioè puniscono il contenuto del messaggio che è critico e non meramente narrativo od informativo, mentre una Legge dovrebbe punire le conseguenze che hanno sul mondo fisico, come ad esempio per la minaccia e l’istigazione, che sono reati che tutelano esclusivamente valori morali, spirituali, ideali o sentimenti intesi come valori collettivi e sovra-individuali, cioè riconducibili alla società intera, a differenza dei reati che tutelano valori del singolo. Non necessariamente ricomprendono ipotesi di opinioni sprezzanti, offensive, ma possono riguardare anche opinioni del tutto inoffensive.

 

In questa prospettiva è già intervenuta, parzialmente, la riforma del 2006, riformulando alcuni reati con connotazione maggiormente specifica, altra peculiarità della categoria è l’indeterminatezza delle singole fattispecie, formulate in maniera generica con termini che spesso sono mere parafrasi del nome del reato (vilipendio = vilipendere cioè dileggiare qualcuno). Insomma questi sono reati che soffrono di vaghezza congenita e difficoltà di determinazione, i reati di opinione non sono altro che derivati dei vecchi delitti di lesa maestà, e quindi comportamenti che turbano direttamente o indirettamente il prestigio delle istituzioni e quei valori morali come l’idea di nazione, l’obbedienza alle Leggi Statali ed il prestigio dello Stato.

 

Oggi, però, al centro dell’ordinamento non vi è più l’idea di Stato Sovrano bensì l’individuo, nella sua dignità e con tutti i suoi diritti, e la libertà di manifestazione del pensiero, considerato che i reati di opinione vietano l’espressione di un certo contenuto di pensiero e lo vietano proprio in quanto viene comunicato quel contenuto di pensiero, tale categoria appare in contrasto con l’Articolo 21 che tutela la libertà di manifestazione del pensiero, ma non tutela, inoltre, le comunicazioni che non corrispondono al “proprio”  pensiero o alle proprie convinzioni e valutazioni.

 

In uno stato democratico il rispetto per le istituzioni e la forza della legge dipendono non da un’imposizione forzata, bensì dalla realizzazione delle condizioni per la diffusione dei valori democratici. Tanto maggiore è il rispetto per le istituzioni quanto più è tutelato il cittadino e i suoi diritti! Paradossalmente uno Stato che, al fine di tutelare il rispetto per le proprie istituzioni, procedesse ad una restrizione della libertà di manifestazione del pensiero, otterrebbe proprio l’effetto opposto: diminuire il rispetto per lo Stato, mostrando non autorevolezza bensì autoritarismo! La libertà di espressione è, infatti, uno dei valori fondanti di ogni democrazia, ed è tutelata da numerose norme nazionali ed internazionali.

 

E’ per questo che per chi scrive e per il movimento che rappresenta si è resa indispensabile l’apertura di una commissione per la cancellazione di questi reati di opinione, ormai vecchi e stantii, per ridare le giuste libertà a tutti i cittadini, ma non in un’ottica liberticida, bensì in un’ottica di protezione delle libertà personali.

Luigi Cortese è segretario naz. Alternativa tricolore 

 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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