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Quel canone Rai così iniquo e… così anticostituzionale.

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Come tutti gli anni, in quest’epoca, la Rai cerca in tutti i modi di accaparrare soldi dagli Italiani mandando a nastro la pubblicità-avvertimento sul pagamento del Canone Rai. Strano e surreale è il contenuto di tale advertysing pubblicitario: spesso e volentieri si vedono ignari pensionati che, al gesto dello sconsiderato nipote di strappare la busta per il pagamento del canone, si vedono accartocciare la loro televisione sul più bello del loro programma preferito e per questo incominciano a dare di matto. Nella stessa  pubblicità si enumerano inoltre i grandi benefici dell’informazione televisiva Rai, e qui si fa anche… disinformazione perché se è vero che i proventi del canone vanno a tappare in parte le enormi falle dell’azienda di stato Rai, è altrettanto vero che la gabella in considerazione, da un bel po’ di tempo, è diventata una tassa sul solo possesso dell’apparecchio televisivo indipendentemente dal fatto di guardare o meno i tra canali nazionali. Quello che è comunque evidente a tutti è che siamo di fronte ad una forma di strisciante e diabolico format pubblicitario che cerca di andare a colpire la psiche dei più anziani, quelli che nella televisione hanno la loro estrema e unica ragione di vita perché,  questo non viene messo in risalto, la nostra società, una volta che li ha spremuti come limoni, si limita ad accantonarli come vestiti logori continuando però ad esigere non indifferenti contributi da loro.
 

Lungi da noi fare della inutile retorica su questo ma è ben evidente come la Rai cerchi disperatamente di procurarsi i soldi necessari a pagare profumatamente i vari Fazio, Littizzetto and Company e, per far questo, fa leva sulle persone più vulnerabili come gli anziani, quelli che spesso devono arrangiarsi a vivere con pensioni neppure sufficienti per pagarsi l’affitto di casa e che nella televisione hanno, come detto, la loro unica e residua ragione di vita. Ed è proprio su questi innocenti che mamma Rai si incaponisce cercando di spillare la gabella di 113 euro e rotti. Ci sarebbe da dire agli integerrimi funzionari della Rai di vergognarsi dal loro più profondo se non fosse che questi in fondo si limitano a fare, molto bene, quello che la legge  permette loro.

Ma se parliamo di legge allora sarebbe bello ricordare che la nostra Costituzione, figlia e figlioccia del grande compromesso storico tra Comunisti, socialisti, democristiani e liberali, all’articolo 53 stabilisce quanto segue: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Spieghiamo come tale principio si traduca nell’aumento progressivo dell’imposizione fiscale in presenza di scaglioni di reddito sempre più elevati e, viceversa, nella diminuzione in presenza di fasce di reddito progressivamente più basse. Giusto, giustissimo perché lo stato non può diventare “tiranno” e “sadico” al tempo stesso divertendosi a colpire più duramente i redditi più bassi e quindi provocando una maggiore sofferenza in chi vive con pochi soldi rispetto a chi è più fortunato.
 

Peccato che questo principio, così limpido e chiaro come la pubblicità della Recoaro del Carosello di tanti anni fa, non lo sia altrettanto per i nostri politici. E sì perché se andiamo a vedere, tanto il fatidico canone Rai quanto le cosiddette accise sulla benzina rappresentano una palese distorsione-violazione di tale principio andando a colpire allo stesso modo tanto i ricchi quanto i meno abbienti e quindi provocando una disparità di trattamento palese tra cittadini aventi la stessa dignità. Basta ragionare un attimo, lo capirebbe pure uno scolaro  di prima elementare, se noi chiediamo a tutti gli Italiani 113 euro e rotti di canone Rai, il sacrificio imposto agli stessi non sarà proprio uguale ma infinitamente superiore in chi ha una pensione o un introito di soli cinque-seicento euro rispetto a chi ne guadagna cinquemila, diecimila, quindicimila e via discorrendo. Per una pensionata che porta a casa quattrocentosessanta euro al mese quei 113 euro rappresentano una mazzata micidiale che la costringe a mangiare pane e acqua senza neanche le cipolle per un mese intero mentre i fortunati, quelli che possono contare anche solo su stipendi decorosi dai duemila euro in su, se ne accorgono poco o neanche se ne rendono conto.
 

Identico discorso per le accise, l’altra “famigerata” e strisciante forma di auto finanziamento da parte di uno stato che se ne frega altamente di chi potrebbe pagare e di chi no, e che va a colpire duramente (parliamo della metà del prezzo della benzina) e indiscriminatamente tanto chi viaggia su una seicento scassata di seconda mano quanto chi invece si dà arie da progressista di sinistra e amico del popolo e viaggia su una Jaguar da ottantamila euro.

Ora se è giusto e doveroso concorrere tutti alle spese di uno stato morigerato, quei 113 euro e rotti che la Rai esige dovrebbero diventare ad esempio 5-10 euro per chi ha redditi al di sotto di una certa soglia e aumentare invece, fino a un limite comunque ragionevole, per chi può dare di più. Questo dovrebbe avvenire in un contesto però di sana amministrazione del “carrozzone”, non di sperpero come succede oggi, con i “sinistrorsi” Fazio e Littizzetto, non ce ne vogliano ma il loro è comunque un esempio eclatante, che per il Festival di San Remo (quando lo aboliranno?!) percepiranno il profumatissimo emolumento di un milione di euro lordi a cranio. Se dal lordo togliamo le tasse che lor signori devono pagare allo Stato, rimangono comunque circa  cinquecento mila euro netti a testa. Questi soldi, ricordiamo, un italiano di quelli di fascia bassa non arriva a guadagnarli in una vita intera di sacrifici. Ma quello stesso italiano deve però sorbirsi la mortifera satira della “dolce e…rossa Lucianina” e gli altrettanto mortiferi inviti a versare…l’assai meno…dolce canone. Questo succede in Italia e a noi la poco allettante alternativa tra mangiare e…pagare salata la minestra o buttarci dalla finestra.

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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