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Due giovani si danno fuoco nel tempio del Tibet: è la prima volta

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Drammatico atto di massima protesta davanti al tempio Jokhang, il più celebre tra i tempi della capitale e il simbolo del Tibet. Mai nessuno si era dato fuoco a Lhasa, la capitale del Tibet.

LA NOTIZIA E L?ELZEVIRO
LA NOTIZIA (ANSA) – PECHINO, 28 MAG – Due giovani tibetani si sono dati fuoco per protesta a Lhasa, la capitale della Regione autonoma del Tibet. Si tratta delle prime due ‘auto immolazioni’ a verificarsi nella capitale storica del Tibet.
Negli ultimi 14 mesi altri 33 tibetani, in prevalenza giovani monaci buddhisti, si sono dati fuoco per protestare contro la repressione della Cina. I due giovani, uno dei quali è morto, hanno compiuto il loro drammatico gesto davanti al Jokang, il tempio piu’ importante di Lhasa.

L?ELZEVIRO – La Vita nella cultura tibetana è simbolo del sacro, dell?impalpabile mistero della reincarnazione e la naturalità con cui deve essere condotta viene oggi mestamente interrotta da atti che vogliono avere rilevanza in tutto il mondo. La rilevanza di questi eroici e terribili atti la rinveniamo dando appunto conto di questa ultima e coraggiosissima forma di protesta non violenta. E ne carpiamo una continuità ideale con quella, anch?essa anticomunista, di Jan Palach.

Ci stupiamo immensamente della forza interiore di questi giovani monaci, che si immolano quasi quotidianamente contro una dittatura straniera che li atterrisce e scalfisce irrimediabilmente la loro volontà, la loro storia, la loro coscienza, le loro radici, e naturalmente, la loro religione.

La vita è per i tibetani ciò che è connesso all?esperienza di una realtà rispetto alla quale l?uomo si sente radicalmente inferiore, subendone l?azione e restandone atterrito e insieme affascinato.

I monaci sono separati dalla comunità perché sono coloro che sono addetti a stabilire con tale mistero impalpabile un rapporto e perché sono altresì custodi dei luoghi destinati agli atti con cui tale rapporto si stabilisce. Il monachesimo è diffusissimo in Tibet, ma anche nella vita famigliare il popolo tibetano, tristemente e gravemente compromesso a livello sociale e genetico dall?invasione cinese, vive soffermandosi a meditare sulla divinità, mentre in ogni gesto cerca la perfezione.

L?ascesa della montagna (le alture del Tibet si pongono nella catena montuosa più alta del mondo) porta ad un?ascesi spirituale che caratterizza una civiltà millenaria. E questo capitalismo-comunista di natura sudaticcia e ignorante, che si espande alle spalle dei poveri e mai violenti tibetani dovrebbe essere osteggiato prima di tutto da noi Occidentali. Purtroppo nulla è stato fatto finché la nostra civiltà non aveva già imboccato la strada della decadenza, pertanto oggi i nostri problemi ineriscono l?autoconservazione e non ci è dato di agire concretamente per salvare una popolazione che non può che suscitarci rispetto e ammirazione.

A noialtri sta almeno l’obbligo morale di dar continuamente contezza di quello che sta accadendo lassù, nelle altezza siderali del mondo, dove l?aria è rarefatta e quella poca dovrebbe essere tutta per loro, i primi abitanti di quelle terre maestose e dimenticate (almeno fino al 1949).

Freddie

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Di Redazione Elzeviro.eu

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