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La tragicità apocalittica creata dai media nazionali

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La libertà di stampa e informazione con il conseguente sviluppo tecnologico ha inevitabilmente consegnato ai media un potere mai visto in precedenza.

Nemmeno all’interno dei regimi totalitari, checchè se ne possa pensare, i media erano riusciti ad assurgere ad un così alto rango di potere, questo perché la popolazione era ben consapevole dell’esagerazione grossolana utilizzata a più non posso dai media di regime; quest’oggi invece il paradossale concetto di “libertà” di informazione ha consegnato un’aurea di credibilità assoluta a chi informazione la fa.

In un regime democratico, pulito e trasparente d’altronde come si può credere che qualcuno possa prenderci per i fondelli? Ragionamento quanto mai errato, perché nonostante quello che si possa pensare, esiste una linea di fondo che accomuna tutte le strategia dei media internazionali, ovvero la massimizzazione della vendita. Dunque per poter sopravvivere sul mercato giornali e televisioni devono per forza cavalcare a più non posso le tematiche più adatte a far scaturire l’interesse dei clienti/lettori.

Sappiamo poi dai recenti studi di neuro marketing che il sentimento della paura gioca un ruolo spesso determinante nell’interesse dei possibili clienti e dunque tenere la popolazione in uno stato di costante tensione potrebbe essere la strategia vincente per ottenere più vendite. Ecco che in questo periodo in cui le tensioni nel Medio Oriente sembrano fuoriuscire più forti che mai, gli “informatori” si sbizzarriscono nelle più apocalittiche previsioni, dalla “terza guerra mondiale”, ad una nuova “guerra santa”, passando ovviamente da un “conflitto nucleare” che farebbe scomparire l’uomo dalla faccia della terra.

Sulla possibilità di una guerra effettiva non c’è nulla da dire, una forte crisi economica affiancata ad una crisi geopoltica ha portato spesso ad un conflitto armato. Ed è proprio questo il punto, la reazione terrorizzata della popolazione europea è un fatto del tutto nuovo nella storia (basti ricordare le manifestazioni di entusiasmo prima dello scoppio del primo conflitto mondiale o la totale assenza di movimenti pacifisti prima della Rivoluzione Industriale), ed è dovuta all’assenza di conflitti casalinghi per le ultime due generazioni del mondo occidentale. La guerra fredda e la possibilità di escalation nucleare hanno reso la guerra un tabù (come ha ben detto Massimo Fini), cancellando così dalla storia una caratteristica che aveva scandito nel bene e nel male l’evoluzione dell’uomo.

Con questo non vogliamo sostenere la necessità di una guerra, ma semplicemente far notare come il conflitto violento (escludendo quello iper tecnologico e nucleare che spersonalizza l’uomo) ha fatto, purtroppo, parte della storia dell’uomo sulla terra, e come molte volte i conflitti hanno portato ad ulteriori conflitti, così allo stesso modo lo scontro tra uomini ha portato poi periodi di rinascita e sviluppo politico e economico.

La guerra non deve essere apprezzata, ma deve tornare semplicemente ad essere accettata.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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