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Come Sky sta uccidendo il calcio (e lo sport)

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Sport e mercato sono due concetti incompatibili per natura. Per questo motivo quando vengono a contatto generano contraddizioni che vanno a danno dei valori meno materiali e più emotivi. E lo sport, nutrendosi di emotività, rimane, purtroppo, la parte costantemente lesa di questa pugna.

Come qualsiasi conflitto anche quello tra leggi del mercato e leggi dello sport continua finché una delle due parti non cederà il posto all’altra. E il lento, ma inesorabile, evolversi dello sport verso una ragionieristica tecnicizzazione, oltre che una concentrazione delle risorse in pochi poli ben definiti, fa capire quale delle due anime stia soccombendo.

L’immagine del calcio secondo Sky

Tra i vari sport, il calcio rappresenta quello che per bacino di utenza è più esposto e ove quindi è più facile notare questa (in)voluzione. Per confermare questa tesi di partenza è sufficiente analizzare come l’immagine calcistica venga distribuita in Italia. Sky rappresenta in quest’ambito l’unica emittente satellitare in grado di fornire calcio in ogni momento, h 24 7 giorni su 7. E come un ipermercato di tal sorta, l’emittente di Rupert Murdoch ipnotizza i suoi uditori con un’atmosfera alla Las Vegas. Offerte di divertimento a non finire, sapientemente ricamate con luci fosforescenti e annunci iperbolici, il calcio di Sky è in continuo movimento, come la borsa, e i suoi azionisti, non più tifosi ma semplici spettatori, rimangono inebriati da questo appagante parcogiochi.

Il calcio diventa merce e i suoi valori atavici, quali l’attaccamento alla maglia, simbolo di un’innegabile identità territoriale, sono completamente azzerati. La pericolosa deriva non è però solo in questa cornice. Sono soprattutto i contenuti ad essere diventati inevitabilmente “corrotti”, come in qualsivoglia civiltà in decadenza della storia.

Quell’insana passione per la tecnologia

Nella sezione Sky calcio operano ormai esclusivamente come opinionisti, intransigenti sostenitori dell’introduzione di nuovi strumenti tecnologici nel calcio. Così con un unico megafono hanno esaltato senza contradditorio l’introduzione della VAR, o meglio conosciuta come moviola in campo. Un aggeggio che sta progressivamente eliminando uno dei fattori che rendono questo sport così bello, ovvero l’errore umano.

Inoltre la goffaggine mostrata dalla classe arbitrale italiana, che in un anno ancora non è riuscita a mettersi d’accordo sul protocollo di utilizzo della VAR, porta inevitabilmente verso una sola strada. L’eliminazione della componente umana. Come dicono h24 su Sky, il problema non è la VAR, ma la sua applicazione e quindi l’uomo che la usa. E quindi, come un’azienda che per abbatere i costi licenzia il personale, il calcio non avrà più bisogno di arbitri, con tanto di festeggiamenti nelle redazioni di Murdoch.

I dati, la nuova ossessione degli opinionisti sportivi

Lo stesso entusiasmo infantile e gongolante, tipico di chi non possiede un briciolo di analisi critica di situazioni complesse, porta gli osservatori di Sky Calcio all’utilizzo estremo di un fattore meramente ragionieristico: i dati. Si cerca di calcolare tutto. Quanti chilometri ha percorso un giocatore, quale percentuale di passaggi riusciti (valgono anche quelli da due centimetri di distanza?) e quale percentuale di realizzazione se tira da una determinata posizione. Dati che, elaborati attraverso potenti algoritmi, intendono togliere un altro fattore determinante per la bellezza del calcio: l’imprevedibilità.

Tutta questa collettiva masturbazione numerica non vuol altro che tentare di prevedere l’esito degli eventi calcistici. Se si seguisse quindi questa logica insensata, elogiata ad ogni piè sospinto da chi detiene l’informazione calcistica in Italia, ci ritroveremmo in un distopico scenario ove macchinari algoritmici possono sostituire, se non affiancare, allenatori, polarizzando così ancor di pù le risorse. Le squadre più ricche potranno permettersi i macchinari migliori, rendendo così sempre più scontato il risultato finale di una partita. Un calcio meccanizzato, apatico e atono. Insomma una trasmutazione da una competizione dettata da valori emotivi (coraggio, audacia, grinta, attaccamento e lealtà) ad un mero esercizio di perfezionamento tecnico. Ad appannaggio esclusivo dei più ricchi.

Ridateci Bruno Pizzul

Si tratta forse di una visione troppo negativa e pessimistica, ma è lecito, e utile, tracciare lo scenario peggiore per tentare di cambiare rotta per tempo. Un’ultima nota riguarda poi il tono delle telecronache murdochiane. Importanti realizzazioni vengono ormai sovente accompagnate da gemiti e guaiti dei telecronisti che nell’esultanza perdono dignità e umanità. Tant’è che lo spettatore è costretto a domandarsi se per caso si sia per sbaglio ritrovato ad assistere ad uno di quei salottini di televisioni private provinciali. E invece no, siete su Sky, a diffusione mondiale. Gli ululati di “questi” non fanno altro che rafforzare la nostalgia per quel calcio romantico, raccontato da Signori professionalmente distaccati ma appassionati, come Bruno Pizzul.

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Di Gabriele Tebaldi

Gabriele Tebaldi
Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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