manifestazioni contro legge sull' aborto

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Polonia: entra in vigore la contestata legge che vieta l’aborto

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Mercoledì in Polonia è entrata in vigore la contestatissima norma che vieta l’ aborto anche in caso di malformazione del feto. Motivo per cui il movimento Strajk Kobiet ha indetto nuove grandi manifestazioni.

Tale legge era stata stabilita da una sentenza della Corte costituzionale lo scorso ottobre ma la sua entrata in vigore era stata ritardata per via delle enormi manifestazioni. Le proteste avevano coinvolto gran parte della popolazione, in particolare studenti, movimenti femministi e organizzazioni per i diritti LGBT+.

L’annuncio del governo circa la pubblicazione della norma in Gazzetta Ufficiale è arrivato senza preavviso ed ha da subito provocato l’ira delle donne polacche che sono tornate in strada. Dopo il lungo rinvio, si sperava in un compromesso ma così non è stato. Perciò, il movimento Strajk Kobiet, (letteralmente, sciopero delle donne) ha indetto nuove e grandi manifestazioni in almeno venti città.

 

Strajk Kobiet è presto divenuto il più importante movimento d’opposizione della società civile. “Se il governo ha scelto l’inferno per le donne, noi cucineremo un inferno per questo governo”. Queste sono le parole di Suchanow, leader del movimento, per invitare le donne a scendere nuovamente in piazza.

Ma perché nel 2021 bisogna ancora lottare per il diritto all’aborto?

Il motivo principale è che in Polonia la stragrande maggioranza della popolazione continua ad essere saldamente legata al cattolicesimo. Lo dimostra l’ultimo sondaggio dell’agenzia CBOS, il quale ci dice che il 54% dei polacchi partecipa regolarmente alla messa settimanale.

Oltre all’alto tasso di partecipazione alle messe, resta alta la fiducia popolare verso l’istituzione-chiesa, per non parlare dell’influenza che il cattolicesimo ha nella società, nella cultura e nella politica.

Non solo motivi religiosi ma anche generazionali

La società, pur continuando ad essere ancorata al cattolicesimo, è entrata in una stagione di alta tensione per via di una frattura generazionale: un meccanismo che porta soprattutto i giovani ad allontanarsi dalla chiesa. Non è un caso infatti, che i credenti compresi nella fascia anagrafica fra i 18 e i 25 anni siano diminuiti dall’81% al 63% negli ultimi dieci anni.

Un risultato dettato dal fatto che la Chiesa, per una parte significativa della generazione Z, non viene associata all’identità nazionale e alle lotte per l’indipendenza, ma soltanto considerata un ostacolo sulla via dell’occidentalizzazione.

Queste manifestazioni dimostrano tuttavia, che la secolarizzazione sta arrivando anche in Polonia. Probabilmente, nel prossimo futuro, entrerà a far parte della galassia post-cristiana, seguendo lo stesso destino di Germania, Francia, Paesi Bassi e Irlanda.

 

 

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Di Andreea Sbiera

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Studentessa al terzo anno di Innovazione sociale, comunicazione e nuove tecnologie presso l'Università di Torino.

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