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Le riforme renziane

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Alla fine di tutti questi “cambiamenti” istituzionali, non saremo nemmeno più chiamati alle urne, e ci diranno pure che ci hanno accontentati, perché avevamo dimostrato una disaffezione al voto con una partecipazione molto bassa. Già i consigli provinciali non vengono più eletti dalla gente, e la stessa sorte toccherà ai senatori. Poi sarà la volta del premier, che verrà eletto direttamente dalla Ue (con il suggerimento della Bce) senza nascondersi dietro i paraventi di facciata, ed ai cittadini pecoroni verrà inculcato il “pensiero unico” incominciando dalle scuole elementari.

Nossignori, così non va. E’ vero che il 40,8% della popolazione ha votato Renzi, ma è anche altrettanto vero che il 59,2% non l’ha votato. Se la matematica non è un’opinione, la maggioranza della cittadinanza non sta dalla sua parte. Anche 70/80 franchi tiratori del PD ha votato contro il governo mandandolo sotto, quindi il mal di pancia non è dovuto solo al caldo. Se poi si tiene conto del metodo usato per sbloccare la riforma del senato, che stagnava nella commissione parlamentare a causa di alcuni membri critici, tutto diventa più chiaro.

Mario Mauro (popolari per l’Italia) e Corradino Mineo (PD) sono sostituiti in fretta e furia perché non si adeguavano alla linea imposta da Renzi “l’affabulatore“, come ha spiegato in ben due trasmissioni (Matrix e Night desk) lo stesso Mauro, sdegnato per la brutta fine che sta facendo la nostra povera democrazia. 
Anche 13 senatori del PD si sono autosospesi dal partito per appoggiare e sostenere Mineo. E’ ormai lapalissiano che Renzi vada avanti sgomitando e dando colpi bassi sotto la cntura, come già ha fatto con Enrico Letta. A nostro avviso, sarà molto difficile che rimanga in sella fino al 2018, perché sarà lo zoccolo duro del suo partito ad affondarlo. Non ci resta che aspettare come, seduti sulla riva del fiume che lo porteà via.

di Giuseppe Franchi    N.a.a. 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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