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Il Venezuela sull’orlo del baratro e i precedenti sono tremendi

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Le ultime immagini che arrivano dal Venezuela ci consegnano un Paese sull’orlo della guerra civile. Una tragedia umana scandita in maniera entusiastica dagli annunci di un giovanotto incravattato che da mesi girovaga tra Venezuela e Colombia aizzando la comunità internazionale contro il suo stesso Paese.

La somiglianza di Juan Guaidò con Barack Obama non è solo dunque nei tratti somatici, ma anche nell’estrema presunzione di essere dalla parte del giusto e che una simile autobenedizione morale possa concedere l’autorizzazione a passare sopra qualsiasi cosa, anche sull’omicidio della propria nazione.

Il golpista Juan Guaidò

Perché noi saremmo potuti anche stare dalla parte di Juan Guaidò

se quest’ultimo avesse dimostrato la propria integrità ed autonomia rispetto ad attori esterni. Fattore che traccia la differenza tra una rivoluzione e un cambio di regime. Nel primo caso il movimento è autentico, spontaneo e indipendente. Nel secondo scenario l’unica cosa autentica sono gli interessi delle potenze straniere. Di conseguenza il tweet di Trump in favore del golpista venezuelano, una frazione di secondo dopo la sua autoproclamazione a Presidente, le continua moine di quest’ultimo agli Stati Uniti nonché l’endorsment del falco John Bolton, non possono che farci tornare alla mente un passato di orribili ingerenze americane nel sud del continente.

Diventa quindi doverosa una carrellata storica, giusto per ricordare cosa successe in quei Paesi latinoamericani ove la storia nazionale venne bruscamente interrotta dal puntuale intervento militare americano, più o meno diretto.

Partendo in ordine di tempo, in Guatemala

Giornale guatemalteco che nel 1995 rivelava la lista degli agenti CIA responsabili del colpo di Stato

tra il 1951 e il 1954 il Governo democraticamente eletto di Jacobo Arbenz Guzman aveva intrapreso una politica di nazionalizzazione delle imprese e redistribuzione. Proprio in quell’anno un colpo di Stato organizzato dalla CIA diede inizio ad un sanguinoso regime militare con a capo il dittatore Carlos Castillo Armas. Regime che, al termine del suo mandato (1996), come testimoniato dalle Nazioni Unite, fu responsabile della morte di 200mila civili guatemaltechi. Un’ecatombe a firma americana.

Non miglior sorte toccò al piccolo Stato di El Salvador, dove gli americani tra gli anni ’60 e gli anni ’80 appoggiarono il dittatore José Napoléon Duarte. Tra le nefandezze compiute da questo regime si ricorda la tortura e l’assassinio della Presidente della Commissione dei diritti umani, Marianella Garcia Villas. Non escluso da questa spirale di terrore statunitense anche l’Honduras che, negli anni ’80, venne preso come vero e proprio avamposto da Washington per portare guerra al Nicaragua, colpevole di avere un Governo socialista. Questa pesante presenza americana in Honduras ha, tra le altre cose, acuito il carattere dittatoriale del Governo honduregno di allora, portando alla repressione totale di tutti i partiti di ispirazione socialista.

Il caso del Nicaragua è poi emblematico

In un Paese che si era legittimamente dato un Governo non allineato a Washington, gli Stati Uniti intervennero supportando le bande armate criminali chiamate “contras”. Anche in questo caso le vittime civili nicaraguensi delle bande della morte al soldo americano se ne contarono a migliaia. Nel 1986 è arrivata anche la condanna della Corte Internazionale di Giustizia contro gli Stati Uniti per “uso illegale della forza”. Vi è poi il caso più conosciuto, ovvero il colpo di Stato in Cile del 1973.

La presidenza Reagan fu la principale fonte di finanziamento per le bande armate del centro america.

Il Generale Augusto Pinochet, con l’appoggio americano, bombardò il palazzo presidenziale e uccise il Presidente legittimamente eletto Salvator Allende. Secondo i rapporti ufficiali, il regime di Pinochet provocò la morte di 3508 civili, di cui 2298 assassinati e 1201 sparizioni, nonché più di 28mila casi di tortura. La storia dell’america centrale e dell’america latina sembra quindi seguire un copione preciso, meticoloso, sempre dietro la maniacale regia degli Stati Uniti.

 

Leggi anche l’editoriale di Filippo Klement sul Venezuela:

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Di Gabriele Tebaldi

Gabriele Tebaldi
Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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