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Il Dieselgate travolge anche Marchionne

Prima delocalizza, poi inquina.

Il Gruppo Fiat Chrysler Automobiles, FCA, ha ricevuto una pesante accusa da parte dell’EPA, Enviromental Protection Agency degli Stati Uniti. Secondo l’agenzia americana l’FCA avrebbe messo in vendita dal 2014 ben 100mila veicoli con motori diesel dotati di un dispositivo che permette emissioni inquinanti superiori a quelle stabilite dalla legge americana. L’accusa arriva a seguito di una lunga indagine che ha portato l’EPA alla scoperta di un software appositamente installato dai tecnici FCA coinvolgendo “104mila veicoli”.

La notizia ha ovviamente portato delle ripercussioni sul titolo FCA che a Piazza Affari, giovedì, è crollata del 16% rispetto al giorno prima (mercoledì). Una perdita che è subito rientrata nella giornata di oggi, quando il titolo Fiat-Chrysler è risalito del 7%. Ci sarà tuttavia una multa da pagare intorno ai 4 miliardi di dollari, cifra simile a quella patteggiata ieri da Volkswagen con il governo americano (4,3 miliardi di dollari in quel caso) per un’analoga violazione.

L’amministratore delegato del Gruppo FCA, Sergio Marchionne, è subito intervenuto per tranquillizzare l’ambiente e i mercati. Marchionne, con fare da bullo, sostiene che “FCA è in grado di sopravvivere a una multa di 4,6 miliardi di dollari” e che questa non cambierà i piani aziendali previsti per il 2018. Marchionne, così come tutti i media nazionali, concentrano la loro attenzione sui danni economici della multa, sulle ripercussioni che questa potrà avere sul gruppo. Nelle parole di Marchionne non traspare il minimo accenno di scuse nei confronti dei consumatori e della società americana intera per aver infranto in maniera netta e grave una legge. Anzi Marchionne, con le sue dichiarazioni, ha volutamente sminuito e sbeffeggiato la multa inflitta, un orrido esempio per la futura classe imprenditoriale che di Marchionne ne segue le orme.

La priorità dell’amministratore delegato FCA, così come di tutti i media principali italiani (Corriere, Repubblica e il Sole24ore in testa) è di tranquillizzare i mercati, con il fine di far risalire il titolo del gruppo in borsa. Cosa che è puntualmente avvenuta. Non vi è accenno alcuno sulla gravità della violazione e su come questa possa causare danni all’ambiente e alla popolazione. Il The Guardian pubblicò una sconcertante inchiesta circa i danni ambientali causati dalle emissioni illecite di Volkswagen. La truffa, perché di questo si tratta, avrebbe causato emissioni di sostanze inquinanti per un milione di tonnellate ogni anno. Le stesse prodotte da tutte le centrali elettriche , i veicoli, le industrie e i campi agricoli del Regno Unito. Secondo poi un esposto del Codacons, agenzia per la ricerca sul cancro, presentato alla Procura di Milano, le emissioni diesel sono state classificate come “agente cancerogeno per gli umani di gruppo 1, ovvero quello delle sostanze con effetto tossico scientificamente accertato“. Questo per le emissioni diesel di qualsiasi genere. Pensiamo a quelle oltre la soglia consentita dalla legge. Un danno incredibile.

Eppure Marchionne affronta un argomento così delicato con l’atteggiamento del bullo yuppie, perché tanto la sua azienda può permettersi di pagare qualsiasi multa.  

Di Redazione Elzeviro.eu

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