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Attentato a Tunisi: ennesimo effetto delle Primavere arabe

Gli ultimi due attacchi terroristici registrati nella città di Tunisi ci costringono ad intraprendere una riflessione sugli effetti ancora tangibili delle Primavere arabe, a otto anni di distanza dalla loro realizzazione.

Ieri, nel pieno centro di Tunisi, a pochi passi dall’Ambasciata francese e da Porte de France (l’entrata della Medina storica della città), un attentatore si è fatto esplodere contro una camionetta della polizia tunisina. L’esplosione ha causato diversi feriti, provocando la morte di un agente. Pochi istanti dopo un altro attentatore ha tentato di intrufolarsi nella sede dell’antiterrorismo della capitale e, fermato dagli agenti, si è fatto saltare in aria, causando il ferimento dei poliziotti.

Due attacchi

che, seppur lievi, scuotono nel profondo un Paese che sta ancora subendo gli strascichi dei ben più gravi attentati di Sousse e del Museo del Bardo. Negli anni successivi al 2015 (anno degli attentati) il flusso turistico in Tunisia era infatti letteralmente crollato e il settore aveva intrapreso una timida fase di ripresa giusto negli ultimi mesi. Si possono immaginare le conseguenze nefaste che un simile episodio a fine giugno possa avere sulle prenotazioni estive.

Immagini del devastante attentato di Sousse del 2015

 

Il fattore economico, unito all’instabilità, politica sono infatti fattori fondamentali per comprendere il motivo per cui un Paese, spacciato per successo democratico, sia in realtà particolarmente vulnerabile a simili episodi. Intanto occorre dire che, nella stessa giornata degli ultimi attentati, il Presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi è stato ricoverato in ospedale per un grave malore. Notizia che potrebbe portare con sé strascichi di tensione a pochi mesi dalle prossime elezioni parlamentari e presidenziali.

Il Paese che troppo ingenuamente è stato portato come simbolo del successo delle Primavere arabe, non trova in realtà una stabilità politica proprio dal 2011.

Il crollo improvviso del precedente regime di Ben Ali

ha, come spesso accade in questi casi, lasciato un vuoto di potere che non è stato finora colmato. Ora, il favorito per la vittoria delle prossime elezioni è il partito di ispirazione islamica Ennahda, già al Governo nei primi anni dopo il 2011. Ennahda è accusato da più voci di estremismo religioso e di voler islamizzare il Paese, come peraltro sembra essere stata la tendenza durante i pochi anni del suo primo Governo. Il problema è che tale partito sta aumentando i propri consensi anche grazie alla crisi economica che dal 2011 ha colpito la Tunisia.

Il Paese è infatti vittima di una costante svalutazione della propria moneta, accompagnata da una crescente inflazione. Due fenomeni, le cui conseguenze negative, vengono acuite dal peggioramento delle condizioni salariali e dal deterioramento della bilancia commerciale tunisina. Si tratta di una crisi pesante che colpisce soprattutto gli appartenenti alle nuove generazioni che, se qualificati fuggono all’estero, altrimenti intraprendono percorsi di isolamento e radicalizzazione. Ecco spiegato l’aumento di consensi di Ennahda.

C’è da aggiungere che la crisi tunisina è anche una crisi libica

La Libia era infatti uno dei principali partner commerciali della Tunisia prima del 2011 e l’economia tunisina poteva spesso beneficiare dei petroldinari libici che arrivavano a fiumi nel Paese.

L’ex Presidente tunisino Ben Ali insieme a Mu’ammar Gheddafi

 

La troppo decantata Primavera araba era stata dipinta come un sogno per le nuove generazioni. Sembra che in realtà, tale sogno si sia presto trasformato in un incubo.

La struttura della spirale negativa è chiara:

instabilità politica –>  crisi economica –> mancanza di opportunità –> radicalizzazione

=

attentati e emigrazione irregolare

Dopo aver tifato in maniera irresponsabile per le Primavere arabe diventa ora del tutto irrealistico ed improbabile pensare di poter invertire tale processo.

 

Di Gabriele Tebaldi

Gabriele Tebaldi
Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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