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Pd di Torino nella bufera

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Quando si radicano nel profondo gruppi di potere territoriali accade, come nel caso già indicato di Salvatore Gallo, che faccendieri e praticoni si impossessino di poltrone e posti pubblici. Sul caso Gallo nulla v’è da aggiungere, mentre la città di Torino, come accade in molti altri centri di potere “democratici”, è investita dallo scandalo delle tessere, ciò che potrebbe far saltare le primarie Pd per l’elezione del nuovo segretario, dopo quello “di transizione” attuale.

Epifani, quel sindacalista che ha fatto inopinatamente il salto della barricata, lasciando basiti molti elettori ed iscritti al sindacato, se n’è uscito con la formula del blocco del tesseramento. Ebbene, forse sarebbe d’uopo ricominciare daccapo il tesseramento, o non farlo affatto per quest’anno, e invece no: gli iscritti acquisiti sono tesserati Pd, membri del grande partito senz’anima. Prodi ha affermato stamane che non parteciperà alle primarie, troppo indignato per come sta evolvendo la situazione.

La festa dei “Pregiudicati democratici” per usare un’espressione di Travaglio.

Tornando a Torino, oggi in prima sul Fatto Travaglio snocciola le condanne penali dei membri del Pd con novizia di particolari e giustizialismo spinto, considerando che va a cercare i precedenti anche in chi è stato dichiarato riabilitato: la riabilitazione, ci spiega lo stesso giornalista, è un istituto che è previsto per i pregiudicati che non compiano alcun reato nei venti anni successivi all’ultimo. Tale Vincenzo Iatì, fatto dunque passare per un cattivone, è in realtà un placido maneggione della medesima risma del Gallo altrove citato.

Il circolo Pd del quartiere popolare torinese Barriera di Milano oggi conta 735 iscritti, mentre il 10 ottobre ne contava solo 346! Cosa è successo? E’ forse successo come ad Asti, dove il sindaco orgoglioso (o forse orgoglione) dice: “abbiamo fatto 341 nuove tessere in quattro ore. Di queste, 230 sono andate a cittadini extracomunitari”, perlopiù albanesi, per un totale di due iscrizioni al partito su tre. Iatì nel 2009 a Borgaro (prima cintura torinese) è stato candidato per il Pdl in una lista, con il sostegno di Benvenuto Praticò (per restare in tema di “praticoneria”), secondo gli inquirenti affiliato alla ‘ndrangheta, che in quelle zone è molto forte.

Ora Iatì sta nella corrente del magnanimo Fassino, che accoglie tutti senza fare discriminazioni: anche Gallo e il suo braccio destro Giancarlo Quagliotti, ex Pci già condannato per una tangente in Fiat. A dimostrazione che anche gli ex Pci prendono tangenti, nonostante alcuni illustri professori cerchino pubblicamente di propagandare il contrario (l’ex vicesindaco avv. Grosso, per esempio). Fassino naturalmente non espelle dal Pd torinese questi praticoni, ma prende nota dell’autosospensione di Iatì, aggiungendo,davvero poco credibile, di non conoscerlo.

L’elegante Iatì

L’autosospensione è una mossa che va molto di moda tra i politici piddini, tant’è che anche il senatore Esposito (di Moncalieri, cittadina della cintura torinese) ha messo in pratica la stessa scelta perché indignato dallo scandalo delle tessere, con una rilevanza certo nettamente superiore considerata la carica ricoperta.

A questo punto vorremmo riportare una frase dell’editoriale di Travaglio: “L’unico che, in questo dibattito lunare, ci fa un figurone è proprio Iatì: ‘Si tratta di fatti vecchi -precisa- e non ho mai ucciso nessuno’. In effetti qualche furtarello e un paio di ceffoni alla moglie [che però ha ritirato la querela, ndr] non sono certo più gravi delle tangenti, specialità dei fedelissimi di Fassino“.

Freddie
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Di Redazione Elzeviro.eu

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