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I pazzi aprono le vie che poi percorrono i savi. Il centrodestra nuovo preservi il buono dell’anomalia berlusconiana

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Anche chi, per il centrodestra a carismatica trazione berlusconiana, ha provocatoriamente auspicato una “operazione Concordia” non può non riconoscere che di questa anomalia politica ci sono elementi che è decisivo vengano conservati e opportunamente re-impiegati. D’altronde, lo consegna anche l’esperienza quotidiana: il recupero e il riuso sono buone prassi.

 

Silvio Berlusconi ha avuto l’ardire d’immaginare possibile (rimanendo al buonsenso da massaie: tutti sappiamo che tra il dire e il fare, però…) un’alternativa unitaria al fronte progressista, alla sinistra fattesi “partito radicale di massa”. Di farlo quanto larga parte dei “poteri forti” – e l’universo democristiano incapace di resistere alla fine della “ineluttabilità del Governo” – si era “felicemente rassegnato” al trionfo della “gioiosa macchina da guerra”. Ha intravisto un popolo,  l’ha saldato con una pazzotica (ma efficace) “discesa in campo”, così fondando il bipolarismo (spezzando la retorica dell’arco costituzionale e l’eterno ritorno della consociazione). Ha collocato, altro merito, questo tentativo sul fronte della visione tradizionale e naturaliter  cristiano. Forse, bisogna ammetterlo, con qualche gentilonismo di troppo.

Non sono mancati, certo, i limiti e gli errori. C’è stata, però, una maturazione dalla confusa “rivoluzione liberale” all’orizzonte della “economia sociale di mercato”.  Pur con qualche inciampo sulla “anarchia valoriale”, poi,  il ventennio berlusconiano ha osato toccare questioni (libertà d’educazione, sussidiarietà, diritto alla vita) che la Dc moderatista e succube culturalmente mai aveva saputo affrontare.

In politica estera – altro fronte decisivo – ha osato una “sintesi alta” tra l’atlantismo di necessità e la prospettiva del “patriottismo europeo” (l’Europa concetto culturale, che va dall’Atlantico agli Urali; non quella burocratica e tecnocratica). Non ha scordato, in intelligente continuità con la consapevolezza degli statisti della Prima Repubblica, l’importanza dell’area mediterranea: ha saputo essere amico di Israele, senza archiviare l’antica nostra capacità di parlare al mondo arabo.

Non va, infine, dimenticato il tentativo di pacificazione nazionale (che ha nel “discorso di Onna” il suo vertice).

 

Il centrodestra nuovo, non più monarchico e tantomeno dinastico, non può nascere con le manovre tattiche neodemocristiane (à la Casini, per intendersi). La casa unitaria dei popolari deve avere una “vocazione maggioritaria”, senza farsi dettare da “La Repubblica “ e “Il Corsera” come essere “la destra europea”. L’annunciata “costituente popolare” (tacciamo, per carità di patria, degli altri disegni scudocrociati di piccolo cabotaggio), deve raccogliere tutta l’eredità buona dell’anomalia berlusconiana: bipolarista, tradizionale e nazionale (l’Europa o sarà nazione o non sarà).  Il partito (o la federazione) potrà – e dovrà, a modesto avviso di chi scrive – essere aberlusconiana, ma non antiberlusconiana. Solo così potrà fondarsi e proposi come creativamente alternativa alla sinistra. Certo non precludendosi, specie per arginare i rabbiosi populismi, la possibilità di parentesi anche lunghe di “grande coalizione” (sul modello tedesco, non per il “tirare a campare”).

 

Marco Margrita

@mc_margrita

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Di Redazione Elzeviro.eu

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