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Juve e Napoli: chi li ferma più?

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COMMENTO AL CAMPIONATO

La Juve ne fa sette al Sassuolo e il Napoli risponde da Benevento con Mertens e Hamsik, dietro di loro il baratro. L’Inter non sa più vincere e viene fermata in casa dal Crotone mentre la Roma con molta fatica riesce a portare il risultato pieno da Verona.

Un punto a testa fra Torino e Sampdoria. Atalanta sempre più in alto con la vittoria su un Chievo sempre più in basso. Per il Milan un punto solo a Udine. La Fiorentina risorge a Bologna. Vittoria salvezza del Cagliari contro la Spal. Stasera la Lazio contro il Genoa proverà a consolidare il terzo posto in classifica.

Ormai il tragitto da qui alla fine del campionato è segnato: per lo scudetto è questione tra due e sarà lotta dura fino all’ultimo minuto a meno di clamorosi e imprevedibili passi falsi.

La Juve è sempre là e il Napoli pure appena un gradino più in alto. Ieri a parte la buona, buonissima volontà di un Benevento in fase di ristrutturazione e…manco quella da parte del Sassuolo, abbiamo assistito agli ennesimi monologhi delle due capoliste. La differenza tra i bianconeri e i neroverdi è sembrata di due, quasi tre categorie e forse questa è appunto la differenza tra le prime e le ultime del campionato. Un campionato che ora come ora non è più credibile vuoi per l’inadeguatezza impietosa dei nostri arbitri, vuoi per l’assurdità di un torneo a venti squadre, vuoi per il livello del calcio italiano che è quello che è…cioè molto poco soprattutto se paragonato a quello spagnolo, inglese, tedesco e forse anche francese.

Alla luce di questa poco edificante premessa è ovvio che basta avere una squadra semplicemente completa in tutti i suoi reparti e tecnicamente adeguata per riuscire a sovrastare e anche di molto il resto della truppa. Diciamo che il grosso della differenza lo si rileva tra le prime otto-nove del torneo e tutte le altre: qui è il vero abisso di differenza: il nostro è un campionato che potremmo definire senza ombra di smentita appunto un campionato di serie A1 e serie A2 con tutte le conseguenze del caso in primo luogo quella della mancanza di imprevedibilità del risultato che da tempo è andata a farsi benedire.

Nessuno si sognerebbe di andare a scommettere sulla sconfitta del Napoli o della Juve a meno di non avere seri problemi di autolesionismo. Come nessuno se la sentirebbe di puntare su una vittoria di una delle ultime all’Olimpico di Roma o a San Siro. Ora come ora il nostro è un tipico campionato terzomondista con un solco inaudito tra le squadre della parte sinistra del tabellone e quelle della parte destra. Ma va bene così soprattutto per il sistema “politicamente corretto” che gestisce il tutto.

Tolte le prime due che appartengono all’empireo per ragionar delle altre l’Inter è tornata ad essere sé stessa dopo essere stata dai media e dagli “esperti” assai sopravvalutata, la Roma si è scoperta fragile ed è diventata all’improvviso operaia dopo i proclami di gloria che avevano contraddistinto i mesi passati. Tiene il passo e anzi sogna in grande la Lazio ampiamente sottovalutata da quegli stessi che già brindavano allo scudetto interista. Tiene duro la Sampdoria ancorata alla zona Europa con i denti e con le unghie seguita a ruota dall’Atalanta dei miracoli del mago Gasperini.

Incomincia a tenere benino il Milan che comunque fa un passo avanti e mezzo passo indietro come i gamberi. Incomincia a dare segnali positivi l’Udinese di compare Oddo che continua a stare lì dalle parti del campo base. Tengono poco Fiorentina e Torino eterne incompiute senza laude e senza infamia che stentano oltremodo a decollare indipendentemente dalle capacità dei loro nocchieri. Il resto della truppa si barcamena tra sangue, lacrime e sudore cercando di tenere il più lontano possibile la zona rossa con tre squadre, Spal, Verona e Benevento in odore di retrocessione.

Questo è quanto offerto dal nostro campionato: sperare di più e di meglio è come sperare di avere un incontro ravvicinato di terzo tipo con qualche alieno in grado di prevedere il futuro e farci vincere alla lotteria di Capodanno. Consoliamoci con la prospettiva di avere chissà il buon Mancio a dirigere la nave azzurra verso i lidi e gli approdi che merita e anche di avere una Lega Calcio un po’ più unita rispetto al caos rissoso di questi ultimi periodi: mala tempora currunt…eccome se currunt.

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Di Roberto Crudelini

Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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