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Le colpe di chi dovrebbe “liberare” la Lazio.

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Quello che sta succedendo in questi giorni dalle parti di Formello e, soprattutto, dello stadio Olimpico non ha precedenti nella lunga storia del calcio italiano. Se è vero che da sempre i rapporti tra le varie tifoserie e le dirigenze delle società di calcio si sono alimentati di baruffe, tensioni, fraintendimenti, mai prima d’ora si era verificata una ribellione così totale, una guerra senza quartiere ma soprattutto senza ritorno, tra la base e i vertici di una società sportiva. Quello che un tempo era l’altare dello sport romano dove si celebrava l’amore mai domo, mai sopito di chi si identificava con i colori dell’altra sponda del Tevere, è diventato in queste ultime settimane lo strumento principale del malcontento ormai dilagato e tracimato della tifoseria biancoceleste .

Si è passati così dal troppo pieno e…infuriato al troppo vuoto di domenica scorsa. E chissà cosa si inventeranno per la prossima partita casalinga della squadra. La tifoseria laziale, da sempre geneticamente abituata a soffrire e sudarsi in maniera indicibile ogni singolo traguardo della centenaria storia della sua squadra, dopo aver patito in silenzio in tutti questi anni la delusione di non poter finalmente sognare in grande, ha improvvisamente fatto esplodere dal profondo, come magma incandescente, la sua rabbia, il suo odio. Oggetto di tanta “benemerenza” è un uomo, anzi due, colpevoli di non aver saputo dare alla società quell’assetto che avrebbe potuto garantire il tanto atteso e definitivo salto di qualità. Lotito presidente e Tare dirigente, sarebbero i due colpevoli di tanta somma “ignavia”. Ci siamo chiesti che cosa sia in definitiva il “leit motiv” di una simile riedizione della “Primavera di Praga” e, andando a curiosare nei vari siti dei tifosi laziali, il motivo di tanto e tale odio alla fine è venuto fuori in tutta la sua chiarezza e, aggiungiamo noi, “bellezza”.
I tifosi in definitiva non accusano l’attuale dirigenza di non avere il becco di un euro, tra i vari commenti che abbiamo raccolto andando anche a parlare direttamente con la gente nessuno ha mai accusato er sor Lotito di essere poco fornito di soldini. I laziali avranno tutti i difetti di questo mondo ma non hanno quello di essere una tifoseria snob, come quella delle grandi società del nord che si permettono di lamentarsi se invece di trentuno scudetti se ne vedono aggiudicati solo trenta o altre amenità di questo genere. No, i tifosi laziali sono un popolo abituato, come dicevamo, a soffrire e a guadagnarsi il pane con il sudore della fronte misto a tante lacrime e sangue, senza presupponenza e senza quella “snobberia” che fa dire a qualcuno che la Coppa Italia vale poco così come qualsiasi altra coppa internazionale che non sia la Champion’s.
No questo pensiero è estraneo alla gente laziale. Ed è pure estraneo a questo grande popolo il “disgusto” per gli errori. Anche quelli sono accettati perché fanno parte della fragilità dell’esistenza umana, tanto che tutti siamo sicuramente più benignamente attratti da chi sbaglia piuttosto che da chi fa della perfezione la sua arma migliore. A parte i tifosi di bandiera,  sfidiamo qualcuno a dire che il buon Conte stia più simpatico  di un Delio Rossi: la gente ama la semplicità e magari anche la fragilità piuttosto che l’esibizione di immensa forza e altrettanto infinita implacabilità.
Ma allora di che cosa la gente di sponda biancoceleste accusa il Lotito presidente e il Tare dirigente? Essenzialmente di due colpe: la prima è quella di non aver mai dialogato con la gente come se questa fosse solo un optional della squadra, un elemento secondario che deve riempire lo stadio quando mamma chiama ma che deve stare zitta quando le cose non vanno bene. La seconda è quella di non avere le conoscenze tecniche adeguate nella difficilissima materia calcistica, e qui ci riferiamo sì a Lotito ma soprattutto al Direttore Sportivo, oltre che braccio destro, Igli Tare, colpevole di non averle mai sapute affinare 
nel corso degli anni colmando le enormi lacune che continuano ad albergare e a causare la ripetizione ricorrente degli stessi gravissimi errori.
La conseguenza di questa mancanza di alta professionalità da parte della copia in esame è sotto gli occhi di tutti: mercati sempre più stentati, con l’acquisizione solo di quei giocatori di cui le altre squadre non possono fare a meno di disfarsi. Mercati sempre più “residuali” in cui la Lazio finisce solo per raccogliere le briciole, ma sarebbe meglio dire, gli scarti benignamente omaggiati dalle altre società. Quando qualcuno, vedi Tare, dice con convinzione che un Perea, un buon giocatore in un campionato di Lega Pro, è l’erede di Cavani, ci dispiace sottolinearlo, vuol dire che il signor Tare di calcio ne capisce pochino. Come quando si comprano giocatori come Vinicius, Novaretti, Saha, Alfaro, Kakutà anche in questi casi è difficile andare oltre una benevola digressione sugli effetti nefasti della mancanza di precise conoscenze calcistiche. L’alternativa a tutto questo sarebbe l’accusa, addirittura peggiore, di “prendere in giro” tutta una tifoseria spacciando per grandi affari, il risultato di una politica societaria al ribasso e con l’unico scopo di portare il bilancio in parità. E che dire di acquisti del calibro del “rotto” Postiga, preso per puntellare un attacco sempre più avaro di goal a causa di un Klose con sempre meno benzina in corpo e quella poca tenuta gelosamente a disposizione della nazionale teutonica. E che dire dei tanti mercatini sempre più scadenti che la coppia in questione ha operato in questi anni finendo sempre di più ai margini delle trattative che contano?
Il risultato di questa politica è sotto gli occhi di tutti: la Lazio sta sprofondando sempre di più nell’anonimato di classifica, di immagine, la squadra è tutt’ora priva di uno sponsor, e soprattutto di gioco, visto l’ultimo peccato mortale operato con la cessione di Hernanes, sostituito con…Kakutà. Questi sono essenzialmente i peccati della coppia al vertice della Lazio. Lotito, di fronte al montare furibondo della protesta, ha iniziato a fare un piccolo e timidissimo dietro front dicendo di essere un uomo di pace e di essere pronto al dialogo con la tifoseria: ci sarebbe da dire: era ora! Ma a questo punto, la società dovrà finalmente assumersi le sue responsabilità e ammettere, non è poi così difficile, le sue colpe. Si tratterà di ripianificare il futuro della squadra insieme ai tifosi, cercando di correggere la rotta, finora ampiamente sbagliata, della nave Lazio. Se è pur vero che la stagione attuale è purtroppo andata, si tratterà di evitare che la prossima sia ancora peggiore di questa e magari di riprendere il discorso interrotto della riqualificazione in alto della società. Temiamo comunque che questo potrà essere fatto soltanto avendo il coraggio di tagliare alcuni rami secchi che non fanno il bene della società. E almeno in questo Lotito dovrà avere il coraggio finalmente di investire. Il nuovo motto a questo punto non potrà che essere: “Libera la Lazio dallo scoramento e dalla paura”…guai a non applicarlo.

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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