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L’Italia non s’è desta

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L’amichevole con la Spagna ha confermato, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, l’idiosincrasia dei nostri calciatori per questo genere di incontri. Incontri che vengono sempre presi sotto gamba senza quella grinta giusta, quel coraggio e quella voglia di fare che si richiederebbe loro sempre se non altro per l’orgoglio di indossare quella “santa” casacca. Se è pur vero che gli impegni di campionato pressano e stressano ogni modo i nostri facendoli regolarmente arrivare deconcentrati quando er “sor” Cesare li chiama, è altrettanto vero che, come dice pure il Vangelo, bisogna dare a…Cesare quello che è di Cesare. Alla fine dell’incontro perso per 1-0 con gli iberici è arrivata puntuale l’intervista del nostro Ct che ha ammesso candidamente che la preparazione atletica dei nostri attualmente è lontana anni luce da quella di Iniesta e C. Ma come!? I nostri non vengono mica da due mesi di ferie, non siamo ad agosto…come è possibile che i calciatori nostrani, regolarmente impegnati da sei mesi in campionato, come i nostri avversari, esclusa la mini pausa natalizia, abbiano una preparazione atletica così fatiscente come sostiene Cesarone nostro?! Una domanda che potrebbe essere messa sul tavolo della trasmissione “Mistero” e che difficilmente allo stato attuale troverebbe una risposta plausibile .

Comunque, tornando al match, i nostri, nei primissimi secondi, sembrano dare all’evento un senso logico con un tridente formato da Cerci, Osvaldo e Candreva che sembrerebbe foriero di tambureggianti fuochi a raffica e che invece alla fine produrrà solo dei fuocherelli fatui. Cerci, a tre minuti dal fischio iniziale, si invola sulla destra e spara un pallone la cui parabola beffarda va ad incocciare contro la traversa spagnola. Sembra l’inizio di una partita maschia, vigorosa ma soprattutto combattuta a viso aperto contro i campioni di tutto. E invece la nostra squadra che, a differenza loro, di coppe del mondo ne ha sollevate ben quattro, si rintana e fatica a superare la metà campo, con lanci lungi che non portano a niente soprattutto nelle rare volte in cui riusciamo a superare quella maledetta linea di centrocampo. Gli spagnoli, che non hanno fretta, finiscono inesorabilmente, basta dargliene il tempo e noi di quello gliene diamo in abbondanza, con l’attirarti come un ragno piano piano nella loro tremenda e asfittica tela, da dove poi non esci più.

Al minuto 21 è Iniesta, vero e proprio santone del calcio iberico, a tirare una gran botta di destro, parata a suon di pugni dal Gigi nazionale. Non si sa bene come ma al minuto 28 pure noi, dopo un letargo di quasi mezzora, ci ritroviamo tra i piedi di Osvaldo la palla per un incredibile e insperato vantaggio ma…niente. L’Osvaldone nostro, servito dal pennello di Marchisio, in quello che sembra un rigore in movimento, spara alto graziando l’estremo difensore spagnolo. L’Italia comunque non va e all’inizio del secondo tempo Prandelli manda in campo Pirlo al posto di uno stralunato Candreva, spostato sulla fascia sinistra per far posto, come era prevedibile, a Cerci che si è inserito su quella di destra. Evidentemente questo cambio di fasce al cursore laziale non ha fatto bene perché per tutto il primo tempo il barbuto dell’altra sponda del Tevere si è visto veramente poco. Entra anche Abate al posto di un  Criscito un po’ intimidito.
Quando inizia la seconda frazione di gioco sembra che i nostri escano finalmente dal loro torpore del primo tempo ma è un semplice fuoco di paglia. Al minuto 5 Buffon deve mettersi in mostra su Alcantara ben servito da David Silva. Al minuto 6 è sempre David Silva a sfiorare il palo alla sinistra del supremo portierone azzurro. L’Italia prova a scuotersi di nuovo al 9° quando Cerci, volonteroso ma non inesorabile come quando gioca con la maglia granata, si invola sempre sulla destra e manda un avvertimento al portiere spagnolo che…ritira la raccomandata senza grossi problemi.

Al minuto 15 David Silva, vera e propria spina nel…sedere dei nostri, potrebbe tirare a botta quasi sicura ma all’ultimo centesimo di secondo viene stoppato dalla difesa azzurra. Prandelli a questo punto manda in campo Giaccherini al posto di un poco vispo Thiago Motta mentre il tecnico spagnolo fa un doppio cambio mandando sul tappeto verde Navas e il napoletano Albiol, al posto di Sergio Ramos e Iniesta. Al minuto 17, guarda caso, el “senor”  Pedro, a seguito di un’azione da biliardo dentro la nostra area, tira da pochi passi  un pallone che beffa…Buffon che se lo vede passare sotto la pancia. E’ il goal del vantaggio spagnolo. Sarebbe a questo punto l’ora di tirare fuori…quello che i nostri hanno fino a questo momento gelosamente conservato nel loro intimo e infatti al 21, Paletta, uno dei migliori in campo tra i nostri, per poco non da un dispiacere ai 45.000 del Vicente Calderon, ma evidentemente per affondare la corazzata spagnola ci vuole ben altro. Anche perché le furie rosse potrebbero pure raddoppiare al 39° con Cazorla, appena entrato al posto di Pedro, il cui tiro viene stoppato dal nostro muro difensivo. Prandelli nel frattempo ha già sostituito pure lo svagato Osvaldo con Destro e Cerci con il suo compagno di squadra Super Immobile.

Dal goal di Pedros gli spagnoli accentuano la tessitura della loro tremenda tela, quel tikitaka noioso ma continuo che non permette agli avversari di prendere quel maledetto pallone. E intanto i minuti passano mentre le rosse furie…tranquille non ci fanno letteralmente toccare palla. In uno dei rari momenti in cui prendiamo confidenza con la sfera magica, e cioè solo al 46°, Destro viene per un soffio anticipato da un difensore spagnolo che evita così un pareggio che a questo punto avrebbe avuto il sapore della beffa. Un minuto dopo è Buffon a immolarsi sul mortifero tiro di Navas evitando così il raddoppio. Finisce così un confronto che, al di là del risultato che ci può anche stare contro i padroni del mondo, ha messo in evidenza la nostra poca concretezza là davanti ma soprattutto un’imbarazzante inferiorità rispetto agli avversari sul piano del palleggio per non dire di quello del pressing a centro campo, della  serie “chi l’ha visto?”.

Ci sembra che senza quel diavolaccio di Super Mario la nostra compagine diventi, almeno in attacco, una normalissima squadra di media forza e nulla di più. Una nota lieta riguarda la difesa che nel buon Paletta ha trovato un interprete di adeguatissimo livello e lui almeno ce lo vediamo bene dalle parti di Copa Cabana. L’altro aspetto da evidenziare è che senza il…Pirlo di turno, la nostra manovra si fa prevedibile, lenta e noiosa e soprattutto priva di idee. Anche lui su quel benedetto aereo guai se non ci dovesse salire. Ancora una precisazione ci pare lecita e doverosa: in terra spagnola è mancato uno del calibro di De Rossi, la cui assenza comunque si è sentita eccome. Infine concedeteci questo dejavù: alla nostra mente appare la figura ancora nitida e circondata da un alone di luce, di San Cassano, speriamo che il nostro Cesarone faccia a riguardo come fece l’imperatore Enrico IVCanossa e…scusateci se è un perfetto anagramma dello stesso figlio di Bari vecchia.

Spagna: Casillas, Azpiliqueta, Martinez, Sergio Ramos (Navas), Jordi Alba, Busquets, Alcanthara, Fabregas, Pedro ( Cazorla), Diego Costa, Iniesta (Albiol), All. Del Bosque; 

Italia: Buffon, Criscito (Abate), Paletta, Maggio, Barzagli, Thiago Motta, Montolivo, Marchisio, Candreva (Pirlo), Cerci (Destro), Osvaldo ( Immobile), all. Prandelli. 

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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