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Il Campus dello sconforto

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Talvolta capita di imbattersi in quelle “cose”, che ti portano inesorabilmente a considerare: “per aver messo in scena un simile obbrobrio, non possono di certo averci riflettuto più di tanto!”. Lo so, il termine “cose” è quanto di più impreciso e lessicalmente indefinito si possa proporre ad un lettore, ma è una sensazione che sopraggiunge in una serie di contesti talmente variegata da non potervi dare una definizione migliore. Può accadere, per farvi un esempio, ascoltando una canzone di Vasco Rossi (e non solo le ultime caratterizzate dalla reiterazione di versi cavernicoli), contemplando un? opera di Maurizio Cattelan, invocando anticipatamente il 21/12/12 davanti ad un programma di Maria De Filippi oppure pugnalandosi le pupille durante un? analisi grammaticale di Di Pietro. Insomma è una situazione che accade di fronte a queste “cose“.

Come avrete potuto comprendere, sono esperienze talmente sconfortanti da non lasciarci altra soluzione che dubitare circa l? attenzione dell? autore, salvo poi dover metabolizzare l? esatto contrario: è stato tutto meticolosamente studiato. Perdere così la nostra fiducia verso l? umanità e decidere definitivamente di scavalcare l?ostacolo rappresentato dalle ideologie e dalle dottrine, per gettarci a capofitto nel mondo del nichilismo. Un mondo che, prima, poteva apparire come una giungla oscura e folta di pericoli, ma che dopo queste “cose”, si tramuta come per prodigio in una foresta incantata, ultima àncora di salvezza dai deliri della società moderna. 
L? introduzione è stata oltremodo prolissa, senz? altro, ma non avevo altra scelta per farvi comprendere fino in fondo cosa ho provato di fronte al nuovo Campus universitario Luigi Einaudi di Torino. O meglio, dopo aver scoperto l?immane progetto che ha dato vita a questa? a questa “cosa”.
Al momento del mio primo ingresso nel cortile della tanto decantata struttura, d?istinto, avrei voluto chiedere al primo passante l? orario del volo per Monaco, oppure in quale ala fosse ubicato il reparto surgelati. Davvero non capivo se si fossero ispirati a Malpensa (certamente non a Caselle, visto che l? estensione del campus è almeno il triplo) o al Pam del Lingotto, ma dopo essermi crogiolato in questo dubbio amletico ed aver quasi perso la lezione, mi sono detto: “dai, non essere il solito disfattista! In fondo la struttura non determina l?efficienza né la funzionalità”. Potrei spacciarla per una citazione di Oscar Wilde o di Jim Morrison, vista la moda del momento, ma è troppo banale perché qualcuno possa cascarci, perciò confesso: è tutta farina del mio sacco! 
In realtà facevo benissimo ad essere sospettoso e visto che siamo in tema di detti popolari, ricordatevi che a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca (questa non è mia!). Lo sconfinato atrio dell? unico dipartimento accessibile al pubblico (si perché gli altri cinque, nonostante l? inaugurazione ufficiale, costituiscono ancora un cantiere mascherato) conduce a dei pertugi microscopici (le aule), in cui la temperatura sottopone le nostre ascelle e di conseguenza i nostri nasi a degli sforzi che andrebbero dichiarati anticostituzionali, mentre controsoffitti e finestre pare abbiano già deciso di ribellarsi alle leggi di stabilità.
E come dimenticarsi dei gloriosi servizi ? Macchinette guaste e bagni inaccessibili dopo pochi giorni sono solo il preludio alla chicca suprema: i toretti, unica trovata teoricamente apprezzabile nel bel mezzo di una decadenza senza fine, che non sputano mezza goccia d? acqua. 
Capirete benissimo da soli che dopo una panoramica del genere non resti che ponderare: “per aver messo in scena un simile obbrobrio, non possono di certo averci riflettuto più di tanto!”. Ma ecco che puntualmente, gelida ed acuminata come una stalattite di ghiaccio, arriva la notizia che ti getta nello sconforto: per lo stucchevole progetto o se preferite, per quella “cosa”, si sono scomodati gli architetti della società di Norman Foster, mentre l? ammontare complessivo del progetto è costato la bellezza di 135 Milioni di euro.
“Salve nichilismo, sono un tuo nuovo tesserato!”
Klement
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Di Redazione Elzeviro.eu

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