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An sceglie Bocchino e rinnega la base

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E’ curioso che, mentre da più parti si invocava un momento di riflessione congiunta per rilanciare l’area del centrodestra, Alleanza nazionale abbia scelto la strada della rottura con tutte le altre componenti, imponendo un personaggio come Bocchino alla direzione del Secolo d’Italia. “La fondazione è nostra ed i soldi ce li teniamo noi. Il Secolo è nostro e mettiamo a dirigerlo chi vogliamo noi”. Giusto prenderne atto. Ma allora perché vogliono una riflessione congiunta? Perché sognano una Leopolda a destra? “Mettiamo insieme ciò che unisce, lasciando perdere ciò che divide”. Un po’ troppo comodo. Perché ciò che divide, ad esempio, è la loro gestione di un patrimonio che era dei militanti ed è diventata cosa loro, casa loro. In Italia come a Montecarlo. Ciò che divide sono i personaggi che loro impongono e che pretendono di far accettare agli altri. Loro fanno passi avanti e gli altri dovrebbero fare passi indietro. Curioso modo di impostare un confronto. A senso unico, evidentemente. Fabio Meloni, giustamente, sosteneva che una riflessione congiunta potesse essere fatta anche con chi non è simpatico, con chi ha percorsi differenti. Ma esistono dei limiti. Etici, prima ancora che ideologici o politici. Perché un confronto politico parte da posizioni non omogenee, ma se i valori etici non sono condivisi, sono opposti, è inutile perdere tempo. Non si tratta di errori compiuti (gli errori sono un patrimonio personale di tutti), ma di stili di vita troppo lontani, di comportamenti inaccettabili, di atteggiamenti intollerabili. Se An avesse davvero voluto un confronto, e non soltanto i voti dell’area, avrebbe evitato una nomina che rappresenta esclusivamente una provocazione nei confronti di tutti. E che non ha la minima giustificazione. Quanto, poi, all’incontro per mettere insieme le idee che uniscono, proprio questo comportamento dimostra che se c’é ancora qualcosa che unisce, beh, forse è meglio cancellarlo. Se ci sono idee comuni con un personaggio come Bocchino, probabilmente significa solo che sono idee da ripensare e, quasi certamente, da abbandonare. Per proseguire, invece, un confronto vero con chi è convinto che far parte di un’area voglia dire condividere uno stile di vita, uno stato mentale, un modo di concepire la realtà. Ed allora la scelta di An può essere anche apprezzata, ma solo perché ha messo fine all’equivoco e ha tolto ogni illusione a chi credeva che certa gente potesse ancora far parte di un mondo che crede in qualcosa di diverso dalla conquista di patrimoni immobiliari.
Augusto
Grandi 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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