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Non ti vergogni di avere il padre fascista?

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Tra le varie reazioni, anche scomposte, all’Intervista barbarica [riportata a piè pagina], molto barbarica, di Daria Bignardi al deputato Cinque stelle Di Battista, segnaliamo quella, indiretta, che è apparsa oggi a firma di Veneziani su il Giornale.

Trattasi di una lettera che il filosofo scrisse alla figlia Federica, allora tredicenne, allorquando questa è stata oggetto di una palese discriminazione all’interno dell’istituto scolastico ed è stata consigliata di dire in giro di essere un’omonima dello scrittore, a causa delle idee politiche, non in voga, del genitore.

Ebbene chi non è figlio di una persona di destra in un ambiente prevalentemente sinistrorso, come chi scrive, non sa cosa significhi, a scuola, essere sempre al centro di frecciatine, ignobili discriminazioni e professori che ti prendono da parte per dirti che nonostante le idee politiche diverse (in realtà quelle dell’ascendente, non le proprie), loro saranno imparziali con te. Il bisogno di sottolinearlo che tradisce la palese contraddizione e l’impossibilità che sia davvero così. Così è accaduto a chi scrive in un liceo classico torinese, con il suo professore di chimica. Inutile parlare delle schermaglie con la professoressa d’inglese, con quello di storia e filosofia, con quella di latino e greco. Mentre placidi confronti si sono intrattenuti, nel tempo, con altri professori, pur tutti di un’idea palesemente differente da quella di chi scrive.

Questo per dire che la situazione nelle scuole superiori è ancora questa: sopravvive, negli anni Dieci, una forte conflittualità tra alcuni professori poco inclini al ragionamento, ma pronti a sfogare la loro frustrazione sugli studenti schierati politicamente dalla parte avversa alla loro. Questo particolarmente nella città di Torino (più del 70% dei voti a Fassino).

Veneziani nel breve articolo chiede alla figlia di non vergognarsi di essere la figlia di suo padre, né mai dei limiti e degli errori umani dei suoi genitori. Un discorso giusto e che tradisce in ogni riga la vicinanza ai valori della famiglia.
Essere figli di fascisti non è una scelta. Essere nuore di Sofri sì. Daria Bignardi attacca sul piano famigliare chi, come Di Battista, che peraltro ha militato in Rifondazione comunista, ha un padre fascista. C’è da chiedersi quale famiglia, in Italia, non abbia un padre, un nonno, o perlomeno uno zio fascista. Volendo rispondere con la stessa moneta e sul piano famigliare, sarebbe da rammentare alla già conduttrice del Grande Fratello sulle reti berlusconiane che essere fascisti non è un delitto, mentre il padre di suo marito è nientemeno che un terrorista di Lotta continua, incarcerato per essere il mandante dell’omicidio Calabresi.
Essere fascisti non è delitto. Uccidere un commissario di polizia sì.

Trasponiamo altresì un breve dibattito apparso sulla nostra pagina facebook. Un lettore ci scrive:
Trovo il paragone (quello tra Bignardi e la discriminazione scolastica, ndR) fuori luogo. Daria Bignardi è una giornalista e conduttrice televisiva: non ha responsabilità verso il paese o gli Italiani, al massimo solo verso la sua coscienza, in questo caso. Se non ti piace il suo programma, cambi canale, semplicemente. Lei ha delle simpatie dichiarate, non le nasconde e sicuramente Di Battista le conosceva. All’opposto troviamo un parlamentare della Repubblica, che siede sugli stessi scranni dove si sedette Giacomo Matteotti, che è un esponente di spicco di uno dei partiti (o movimento, o quello che sono) più importanti del Paese, che oltretutto si arrogano la patente di diversità e novità rispetto agli altri. E quindi sì, trovo giusto sapere chi sia, da dove viene, e quali sono le sue idee rispetto all’ambiente in cui è cresciuto. Perché sono risposte che deve al paese, che ha scelto lui stesso di rappresentare. Cordialmente.

A lui rispondiamo:
Rispettiamo il suo punto di vista, ma non possiamo condividerlo: una domanda personale, mal posta e capziosa, se non si vergogni di suo padre, buttata lì alla leggera, in mezzo a domande sull’uomo e nessuna richiesta sull’attività politica, pare un tipo di conduzione sbagliata e deplorevole. Non cambiamo canale, poiché non le diamo audience, esistendo Youtube.
Si ostinano a intervistare il M5S come se si trattasse solo una manica di buffoni dei quali si vuole far trapelare soprattutto (o soltanto) idee e comportamenti che nulla c’entrano con l’attività politica, facendo apposta finta di dimenticarsi che trattasi di un movimento politico di antipolitica italiana che ha ottenuto otto milioni di voti ed è l’unica vera opposizione in Parlamento.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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