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Uno spettro che si aggira per l’Europa, il Fiscal Compact

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Come farà l’Italia a dimezzare il proprio debito entro i prossimi 20 anni?

La priorità è la riforma della legge elettorale, punto. Questo è quanto emerge dal dibattito politico in questi ultimi giorni. Un dibattito molto intenso e si vede, tant’è vero che chi sta conducendo le danze è riuscito pure a ritirare in ballo il “Cavaliere decaduto” Berlusconi; ogni riferimento al neoeletto Matteo da Firenze è voluto. Per carità, per studiare una legge elettorale ci vuole poco per i leader di due partiti di massa come Forza Italia e il Pd… sbarramento innalzato all’8% per le liste non coalizzate, 5% per quelle piccole coalizzate con quelle grandi, niente preferenze, una stretta di mano e il gioco è fatto! E poi ovviamente, risolto l’enigma della legge elettorale, ci sono altre grandi priorità: i cosiddetti matrimoni omosessuali e la legalizzazione della cannabis… problemi legittimi, per carità, ma che purtroppo non faranno crescere il Pil, non faranno diminuire la disoccupazione e non faranno ripartire gli investimenti e la crescita.

Pare non interessi a nessuno il fatto che da quest’anno, per tutti i paesi dell’Eurozona, diventerà operativo il Patto di bilancio europeo, conosciuto anche come Fiscal Compact. Ebbene, il patto di bilancio in questione è il seguente (fonte Wikipedia): “Il Patto di bilancio europeo o Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, conosciuto anche con come Fiscal compact (letteralmente patto fiscale), è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell’Unione Europea entrato in vigore il 1º gennaio 2013. Il patto contiene una serie di regole, chiamate “regole d’oro”, che sono vincolanti nell’UE per il principio dell’equilibrio di bilancio.” I contenuti del trattato europeo impongono la “costituzionalizzazione” del pareggio bilancio (a cui l’Italia ha già provveduto durante il governo Monti), il non superamento del deficit strutturale di bilancio oltre lo 0,5%, il mantenimento del rapporto deficit/Pil entro e non oltre il 3% e la riduzione del debito pubblico entro il 60% del Pil entro i prossimi 20 anni, pena sanzioni o commissariamento da parte di Bruxelles per chi non rispetta o non riesce a star dentro i parametri sopraelencati. 

Cosa vuol dire tutto questo? Prendiamo ad esempio l’Italia, un paese con un debito pubblico al 130% del Pil, una pressione fiscale già ora troppo alta, un Pil attualmente molto debole e un tasso di disoccupazione al 12% (quasi 40% quella giovanile, ossia, i potenziali “lavoratori” del futuro). Come farà l’Italia da qui ai prossimi anni a rispettare i paletti del trattato europeo è un bel mistero di cui è evidentemente nessuno vuole occuparsi, ovviamente finché Bruxelles non suonerà al momento opportuno il campanellino d’urgenza per ricordarcelo.

Come si può fare? Tagliando ancor di più la spesa pubblica? Ma la spesa pubblica, quella per i servizi primari dell’economia reale e della collettività (welfare, istruzione, sanità, ecc.) è già al minimo. Aumentando le tasse? Ma la pressione fiscale nostrana è già alle stelle. La aumentiamo ancor di più? Ma così facendo si soffoca ancor di più il Pil, che già è debole così e in più con il rischio che così facendo si finisce per sforare oltre il 3% del suo rapporto con il deficit (troppe tasse ammazzano il Pil, si sa) e quindi violando già una clausola del trattato europeo. Allora stimoliamo il Pil, ma come? Con gli investimenti pubblici e/o privati, gli investimenti stimolano il Pil anche questo si sa. Peccato che con una pressione fiscale così alta nessun investitore privato italiano o straniero troverebbe, ad ora, né il coraggio né la liquidità per degli investimenti; gli investimenti pubblici si possono anche fare ma richiedono un certo impiego di spesa pubblica che purtroppo, con questi paletti del Fiscal Compact, deve essere toccata il meno possibile.

Cosa comportano in sostanza i contenuti e i parametri del Fiscal Compact? Un prolungamento delle politiche di austerità per i prossimi 20 anni… ve lo immaginare cosa vogliono dire gli ultimi 2-3 anni di austerità ancora per altri 20 anni? Gli ultimi 2-3 anni s’intendono gli ultimi 6 mesi del governo Berlusconi, i 2 anni di governo Monti e i primi mesi dell’attuale governo Letta. Ve li immaginate i prossimi 20 anni a ripetere gli stessi provvedimenti di politica economica di questi ultimi 3 governi mantenendo di fatto invariata sia la situazione che la linea macroeconomica? L’austerità ci può stare per un breve periodo, magari un padre marito di famiglia che tiene i conti di casa lo sa bene, ma appunto per un breve periodo perchè alla lunga l’austerità finisce per provocare effetti depressivi sull’economia reale (l’economia reale siamo noi, ciò che produciamo e che consumiamo…) che portati avanti a oltranza, in questo caso si parla di 20 anni (mica male!), finiscono per condurre alla miseria.

Il Fiscal Compact sarà operativo da quest’anno, quindi da quest’anno i governi dell’Eurozona (in particolare l’Italia) dovranno tornare a riprendere e a reintrodurre provvedimenti impopolari come negli ultimi anni, mica chiacchiere. Purtroppo però sembra che le priorità siano la legge elettorale, la liberalizzazione droghe leggere, ecc.

Ario Corapi

Su gentile concessione degli amici di civico20news
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Di Redazione Elzeviro.eu

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