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E’ arrivata l’ora di mettere la parola fine allo stato islamico di Al Baghdadi

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A tre giorni dall’ennesimo bagno di sangue innocente versato dai macellai dell’Isis gli stati occidentali incominciano a interrogarsi su quella che a questo punto dovrebbe essere la strategia giusta nei confronti della minaccia mortale che continua a incombere sulle nostre teste. La Francia sull’onda della commozione ma soprattutto della rabbia per la vile aggressione di venerdì sera, il Presidente Hollande ha parlato di un vero e proprio atto di guerra, ha inviato i suoi aerei a bombardare alcune postazioni dell’Isis. Azione a nostro giudizio assolutamente inutile e largamente inefficace così come lo è stata e continua ad esserlo quella degli aerei americani e russi. Lo stato dell’Isis, autentica isola dei bucanieri, cuore pulsante di tutto il ramificato e organizzatissimo sistema terroristico islamico, se la ride perché tali attacchi indiscriminati dal cielo, oltre a produrre altre inevitabili vittime innocenti, ha lo stesso effetto che potrebbe avere la puntura di un insetto sulla pelle di un pachiderma. 


L’esercito miliziano agli ordini di Al Baghdadi è molto più organizzato di quanto possiamo immaginare. E’ già stato ampiamente dimostrato come i nero vestiti riescano a mimetizzarsi molto bene sul territorio desertico nascondendosi spesso dietro obiettivi civili e questo è un discorso che riguarda non solo gli effettivi ma anche e soprattutto i grandi mezzi tecnologici in loro possesso. Sarebbe interessante e…illuminante indagare da dove ma soprattutto…da quali risorse arrivi l’immenso arsenale bellico su cui  possono contare 
i seguaci del califfo. Sta di fatto che l’Occidente continua con l’Isis a seguire la stessa perdente strategia che ha fatto da corollario alla tremenda conta delle tante vittime fin qui cadute inutilmente. Una strategia solo e soltanto difensiva che si è limitata fin’ora a reagire ad ogni aggressione utilizzando esclusivamente lo strumento assai spuntato dell’aviazione militare.

Mentre a livello dell’opinione pubblica alcuni continuano inutilmente a reagire a colpi di suonate al pianoforte, di veglie, lumini accesi e preghiere al seguito come se tutto questo potesse in qualche modo fermare gli assassini che stanno sgretolando la nostra civiltà, a livello politico e militare si continua con ottusa miopia a seguire la stessa strada che ci ha portato sull’orlo del precipizio. Tutti parlano di vera e propria guerra in atto ma nessuno si mette a farla sul serio. Addirittura il Primo Ministro francese Manuel Valls dice senza mezzi termini che bisognerà presto prepararsi ad un altro attentato e che ci si dovrà abituare a convivere nei prossimi anni con questa minaccia. Sarebbe bello sapere cosa ne pensano i cittadini francesi compresi i parenti delle 129 vittime cadute sotto il fuoco assassino dei pretoriani di Al Baghdadi.

E’ vero, siamo in guerra ed è pure inutile e fastidioso ripeterlo in continuazione ma nessuno tra i vari plenipotenziari che hanno in mano la vita di milioni di “sudditi” ha capito che l’unico modo per porre la parola fine agli scannamenti, alle decapitazioni, all’olocausto che sta distruggendo poco alla volta il nostro mondo è quello di andare a colpire il regno del male al suo cuore. Ma per farlo bisogna che Stati Uniti, Francia, Italia, Germania, Inghilterra, Russia, Turchia, Siria (sissignori la Siria di Assad) si uniscano per mettere in piedi un esercito, un grande corpo di spedizione che si decida una volta per tutte ad entrare nel covo dei banditi per stanarli, distruggere una volta per tutte il loro regno del terrore assicurandoli alla giustizia insieme al loro capo banda. Stiamo ovviamente parlando di un intervento di truppe di terra che in una gigantesca ma possibilissima manovra a tenaglia, viste le enormi risorse a disposizione, chiuda il califfato in una morsa mortale fino ad annientarlo definitivamente. A quel punto allora sì che avrebbero una qualche utilità i raid aerei altrimenti inutili: lo sa pure un allievo del primo anno dell’accademia militare che l’uso dell’aviazione serve solo in quanto preparatorio all’intervento delle truppe di terra.

Strano che nessuna tra le tante “teste coronate”, forse escluso il solo Putin di una spanna sopra gli altri, abbia capito questo semplice e impietoso concetto. Una volta che lo stato islamico avrà cessato di esistere anche tutta la sua immensa organizzazione logistica ben presente sul territorio occidentale, Libia compresa, sarebbe destinata a morire e a sfaldarsi nel giro di poco tempo per mancanza di fondi, di mezzi ma soprattutto del cervello che finora ha coordinato le varie metastasi che ci stanno pian piano soffocando in una morsa letale. Speriamo che presto prevalga il buon senso ovvero la saggezza di prendere l’unica decisione impegnativa ma inevitabile per riappropriarci del nostro sacrosanto diritto alla vita. Continuare ad effettuare ogni volta la conta dei nostri martiri innocenti per poi fare i soliti inutili proclami di improbabili reazioni per difendere la libertà equivale al gesto di quel francese che sul luogo del massacro al teatro ha trascinato il suo pianoforte per suonarlo. E’ arrivato il momento di lasciare perdere le suonate al chiaro di luna per prendere le armi in mano e andare a chiudere una volta per tutte la pratica con il signor Al Baghdadi.

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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