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Turchia, il dramma delle “spose-bambine”

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Morire a quattordici anni dopo aver dato alla luce il secondo figlio. In Turchia si può.

Questa volta è accaduto a Siirt, nel sud-est del paese, a maggioranza curda. La sfortunata protagonista si chiama Kader Erten; ad appena undici anni era andata in sposa ad un ragazzo di qualche anno più grande di lei. A decidere il matrimonio erano state le famiglie, una prassi ancora molto comune in alcune zone della Turchia, dove il dramma delle spose -bambine e il delitto d’onore continuano ad essere una piaga.

A dodici anni, Kader aveva dato alla luce il primo figlio; due anni più tardi, era rimasta di nuovo incinta mentre il giovane sposo partiva per assolvere all’obbligo del servizio di leva lasciando la ragazzina con la sua famiglia.

Kader non ha retto alla vita in clan, alle responsabilità, al dolore per la morte del secondo figlio-avvenuta dopo la nascita-, all’infelicità di una vita mai iniziata; e così l’ha fatta finita. Il suo corpo è stato ritrovato privo di vita nella sua stanza.

Ad oggi, la salma riposa nell’obitorio di Diyarbakir, dove sarà sottoposta ad autopsia. I magistrati non escludono nulla, nemmeno che la giovane possa essere stata uccisa.

La violenza sulla donne in Turchia è ancora molto diffusa; le ONG affermano che in un matrimonio su tre, lei ha meno di quindici anni. Il dato è confermato dall’Associazione Turca degli avvocati.  Il fenomeno è molto difficile da combattere perchè spesso sono proprio le famiglie a spingere le giovanissime figlie a contrarre matrimoni senza amore solo per rafforzare le alleanze fra clan o per interessi economici.

La prima conseguenza è l’abbandono della scuola e il conseguente mancato inserimento nel mondo del lavoro. Ma spesso il prezzo che le spose-bambine devono pagare è molto più alto: la morte o una vita non degna di essere chiamata tale.

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Di Gabriele Tebaldi

Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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