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Eternit, tutto già prescritto

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ROMA – I reati per i quali è stato processato Stephan Schmidheiny erano già prescritti, prima ancora del rinvio a giudizio dell’imprenditore del canton San Gallo. È ciò che ha espresso nelle motivazioni la Corte di Cassazione sul verdetto dello scorso 19 novembre sulla vicenda Eternit.

I 15 anni del termine di prescrizione sarebbero infatti scaduti un anno prima del rinvio a giudizio del 2009. La Suprema Corte  bacchetta inoltre il giudice di merito, sostenendo poi che l’imputazione di disastro ambientale non sarebbe stata la più adatta da applicare, giacché sarebbe punita con un massimo di 12 annui di reclusione, e suggerisce (sterilmente) che il processo avrebbe dovuto essere per lesioni.
 

La prescrizione del reato fa cadere anche tutte le richieste di risarcimento presentate dalle parti civili. La giustizia italiana, ancora, fa acqua da tutte le parti e si perde in tecnicismi che lasciano impuniti personaggi come l’imprenditore Schmidheiny, condannato a 18 anni di carcere dalla Corte d’Appello di Torino per il disastro ambientale provocato dall’amianto negli stabilimenti Eternit e nei territori ad essi limitrofi in Italia, ma oggi prosciolto in via definitiva per prescrizione del reato. 

Nel nostro paese diritto e giustizia sono due parole che stentano a stare nella stessa frase.

(vignetta di Vauro Senesi 21/11/2014, ritenuta di pubblico dominio poiché pubblicata sui social network redazione@elzeviro.eu per reclami).

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Di Redazione Elzeviro.eu

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