Home / Vicolo / Napoleone Leumann: a buon imprenditor…poche parole

Napoleone Leumann: a buon imprenditor…poche parole

Condividi quest'articolo su -->

 

 

Sabato 21 marzo all’Ecomuseo del villaggio di Leumann giornata di studi su Napoleone Leumann l’imprenditore amato dai suoi dipendenti che riuscì a creare nella sua azienda un clima di incredibile armonia e concordia sociale.

 

Per chi con l’auto percorre il lunghissimo corso Francia che collega la cittadina di Rivoli con Torino, tra i molti palazzi brutti e anonimi che senza soluzione di continuità caratterizzano i lati del corso in questione ad un certo punto si materializza un qualcosa che sembra essere uscito da qualche libro di fiabe, una specie di piccolo villaggio delle fate senza tempo e assolutamente avulso dal resto del contesto urbano. Si tratta del Villaggio Leumann, un piccolo centro di villette in perfetto stile Liberty, con tanto di stazioncina, chiesa, scuola e piccolo albergo, figlio della lungimiranza di un imprenditore di origini elvetiche che nel lontano 1875 decise di impiantare a Collegno l’azienda cotoniera di famiglia.

 

Napoleone Leumann, insieme a suo padre Isaac, ebbe l’illuminante idea di creare attorno al nuovo stabilimento, specializzato nella lavorazione del cotone, un  villaggio in miniatura per dare ai dipendenti il vantaggio di vivere, per giunta con una qualità della vita altissima per quei tempi, vicino al luogo di lavoro. Ed ecco quindi che a cavallo tra il 1875 e il 1907 venne progressivamente costruito un piccolo centro in stile liberty che alla fine conterà 59 villini e case divisi in ben 120 alloggi con tanto di servizi igienici e giardinetti privati in grado di ospitare fino a un migliaio di residenti.


A differenza di quanto successe con la Fiat a cavallo degli anni cinquanta e sessanta quando l’immigrazione massiccia, voluta dall’azienda in questione ma senza le infrastrutture necessarie, trasformò la città di Torino in un gigantesco dormitorio, qui a Collegno si diede vita ad un esperimento riuscitissimo di perfetta integrazione socio-urbanistica e ambientale. Un esperimento che contribuì in maniera determinante a fare del cotonificio Leumann un’isola felice nel contesto prooduttivo di allora oltre ad essere un esempio di imprenditoria di altissimo livello umano e tecnologico al tempo stesso.

 

Il concetto di impresa, che Leumann portava evidentemente nelle sue corde più intime, rappresenta ancora oggi un qualcosa di irripetibile, un miracolo che forse, nell’odierno contesto, non sarebbe più realizzabile. Un’impresa dove i dipendenti non erano considerati soltanto dei piccoli ingranaggi di un gigantesco e spersonalizzato meccanismo produttivo ma consapevoli collaboratori per il raggiungimento di un obiettivo comune. Collaboratori adeguatamente pagati che ricevevano dal datore di lavoro il giusto riconoscimento, anche in termini di beni materiali e infrastrutture, per il loro contributo alla crescita dell’azienda.

 

Napoleone Leumann, grazie anche a quel senso pratico tipico degli abitanti dei cantoni svizzeri, aveva capito che se voleva avere collaboratori affidabili e motivati doveva contraccambiare facendoli vivere in maniera più che dignitosa. Una politica che nel contesto socio-politico della fine dell’Ottocento e dei primissimi anni del Novecento, appariva decisamente rivoluzionaria e, per la mentalità assai ristretta di allora, assolutamente anomala. Fu però una politica vincente perché nei circa cento anni di vita del cotonificio non si ebbe mai nemmeno un’ora di sciopero né quasi mai licenziamenti disciplinari. Un esempio di come si potrebbe superare l’assurda visione di interessi contrapposti e conflittuali tanto cara a certa ideologia dura a morire ma anche di certa imprenditoria miope e poco disposta a guardare al di là dei propri ristretti interessi di categoria. Napoleone Leumann non scese in Val Padana con tanto di fanterie, cannoni e fucilieri al seguito come fece quasi un secolo prima il suo poco illuminato omonimo ma riuscì nell’impresa di portare nel suo bagaglio il progetto e gli strumenti per garantire benessere, oltre che a se stesso come era giusto e logico, anche a chi lo avesse aiutato a a realizzare il suo sogno di imprenditore.


Il villaggio, rimasto praticamente intatto dopo la progressiva chiusura dello stabilimento in seguito alla crisi del settore dei primi anni settanta, oggi continua ad esistere ed è abitato dalle famiglie degli ex dipendenti. Grazie al Comune di Collegno che se ne è accollata la gestione, ora il sito è diventato un Ecomuseo ed è sede di un importante centro di documentazione. Sabato 21 proprio presso l’Ecomuseo in corso Francia 349 a Collegno, dalle 09.00 alle 16.00 si terrà un’interessante giornata di studi curata dalla sig.ra Rosalbina Miglietti dal titolo: “Il processo di industrializzazione in Italia tra fine Ottocento e inizio Novecento. Napoleone Leumann: imprenditore buono o buon imprenditore?
 

Le belle case rimangono comunque ancora oggi testimonianza della possibilità di una perfetta convivenza e simbiosi tra chi ha la proprietà dei beni di produzione e i suoi salariati, una perfetta combinazione di saggezza e buon senso che oggi forse stentiamo a trovare tra le forze politiche e sociali che reggono il nostro paese e che dovrebbe servire da stimolo ed esempio per ridare forza e vitalità ad un sistema industriale da troppo tempo mortificato e in crisi d’identità. 

Condividi quest'articolo su -->

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

Cerca ancora

Revisionismo: o tutto o niente. E comunque non sul suolo pubblico

Il comune di Torino ha accordato la concessione di uno spazio pubblico ad Eric Gobetti, …