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Italia per il rotto della cuffia

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L’Italia batte a fatica l’Albania  grazie ad una rete di Antonio Candreva nel secondo tempo: ora affronterà i play off di novembre come testa di serie. Il gioco continua comunque a latitare.

Alla fine è andata di lusso: gli azzurri senza un gioco degno di questo nome e con molti giocatori con la testa e le gambe al campionato riescono a battere di misura una signora Albania che fino all’ultimo ci ha fatto soffrire costringendo i nostri a difendersi con le unghie e con i denti.

Ormai dobbiamo rassegnarci: la nostra forza equivale a quella dell’Albania e della Macedonia. Siamo purtroppo rientrati nella fascia delle squadre più deboli o comunque non attrezzate per competere ad alti livelli. Manca nella nostra squadra l’uomo in grado di accendere il gioco, tanto per intenderci manca il fosforo per dare un senso alle manovre dal centro campo in su. Manca l’uomo del penultimo e dell’ultimo passaggio. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: i poveri Eder e Immobile costretti per tutta la partita a farsi un c…così alla caccia disperata di palloni giocabili che continuano a non arrivare ad eccezione, se proprio vogliamo, dell’unica azione degna che ha visto Spinazzola scendere sulla sinistra e crossare al bacio per il tiro vincente dell’Antonio nazionale. Manca, e pure tanto, uno alla Pirlo e manca tantissimo De Rossi la cui forza, pare un paradosso, si apprezza quando lui non c’è.

Il nostro centrocampo a due con Parolo e Gagliardini proprio non ce la fa a reggere la baracca tanto che alla fine i nostri potrebbero giocare rinviando in attacco direttamente dal portiere. E’ bastata un’Albania appena attenta e con il coltello tra i denti per metterci più volte in difficoltà manco stessimo giocando contro la Germania. Continua inoltre la tradizione che vede i nostri, forse in modo anche inconscio, non dare il fritto e limitarsi a fare il proprio compitino in attesa di rituffarsi in quello che è il vero obiettivo della stagione…ovvero andare più in alto possibile non con la Nazionale ma con il proprio club di appartenenza. Perché, diciamocela tutta, ormai vestire la maglia azzurra non è più considerato come un tempo il massimo onore da ripagare a suon di lacrime, sangue e sudore, ma solo e soltanto una scocciatura da dover affrontare alla sosta incrociando le dita per non incorrere in fastidiosi e imprevisti infortuni in grado di minare la stagione.

Ventura in tutto questo continua a predicare nel deserto perché, ammesso e non concesso che lui non sia un motivatore eccezionale come lo era Conte, non ha il materiale umano adatto alla bisogna. Ma questo è ciò che passa il convento del nostro campionato: e quindi guarda e passa e non ti curar di loro, urge proseguire lungo il cammino indicato ma è qui che iniziano e…finiscono i problemi. Il cammino non è più gioioso e quasi prevedibile come in passato: man mano che passano gli anni gli altri che prima ci facevano quasi sorridere, ora sono diventati belli tosti e pronti a farci lo sgambetto, mentre noi, ogni anno che passa, ci scopriamo sempre più deboli e vulnerabili. Vedremo, ora che siamo riusciti miracolosamente ad essere testa di serie, se ai play off ci metteremo anche la…testa e la voglia di andare a fare questi benedetti mondiali….ma, ripetiamo, se quella vista nelle ultime partite è la nostra forza attuale, meglio risparmiare il biglietto dell’aereo e starcene comodamente seduti sul divano di casa nostra a guardare le partite degli altri.

Di Roberto Crudelini

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