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Il campionato della noia

COMMENTO AL CAMPIONATO

Vincono la Juve, il Napoli, l’Inter e la Roma,  a farne le spese la Lazio annientata al San Paolo. Tiene duro la Samp vittoriosa contro il Verona. Per l’Atalanta soltanto un pari in casa del Crotone. Milan facile contro la Spal. Torna a cantare il Gallo e con lui il Toro che schianta l’Udinese. Vittoria del Genoa in chiave salvezza contro un Chievo sempre più pericolante. Pari senza feriti tra Sassuolo e Cagliari.

Diciamo subito che a noi questo campionato non piace per nulla.

Tra le follie del Var

che hanno falsato tutto quello che poteva essere falsato e la vittoria scontata delle solite cosiddette grandi, a regnare assoluta padrona della nostra microscopica scenetta di provincia è la noia più totale e assoluta. Perché, a dirla proprio tutta, a gridare di gioia in questo momento sono solo i tifosi delle solite poche squadre che cercano come sempre di dominare il calcio nostrano per accaparrarsi più gloria e…guiderdoni possibili.

Con loro, va detto, ridono di gioia anche i vari media…

mediamente e morbosamente attirati dai record di ascolti e di abbonamenti che i potenti del calcio possono loro garantire da qui ai prossimi decenni. Noia, dicevamo, mortale perché l’unico che non ride e che subisce questo cosiddetto status quo ante è il calcio italiano in quanto tale. A livello di Nazionale siamo ormai al livello dell’Albania mentre a livello di club, Juve a parte e con l’handicap di avere il maggior numero di finali Champion’s perse, è un autentico e desolante pianto greco o  forse sarebbe meglio dire calvario.

C’è tra gli addetti ai lavori chi inneggia al Napoli

che qualcuno accosta, a torto e non senza una certa dose di presunzione, addirittura al Barcellona. Peccato che questo presunto “squadrone delle meraviglie” abbia avuto il calendario più spianato e facile della serie A e altrettanto peccato che, quando ha dovuto confrontarsi con il calcio europeo che conta, se ne sia uscito lemme lemme con la coda tra le gambe al primo turno. Altrettanto certo è che la Juve continua a dominare perché alla fine questo scudetto finirà di nuovo e ineluttabilmente cucito sulle sue maglie.

E sapete perché questo noioso e stucchevole deja vu si verifica puntualmente ogni anno?

La risposta è semplice: il sistema non è tarato per consentire alternative credibili. Lo dice il campionato a venti squadre con una differenza di almeno due categorie tra le prime e le ultime, lo dice la divisione assolutamente elitaria dei diritti televisivi, lo dice una classe arbitrale psicologicamente succube ai voleri dei potenti, lo dice il peso politico/sportivo sempre più dirompente delle grandi società rispetto alle altre.

Se a tutto questo aggiungiamo la soggezione psicologica

delle piccole-medie società nei confronti del sistema il quadro sarà abbastanza esaustivo con una situazione gravida solo di noia e consunzione. A questo sistema del “politicamente corretto” non ci si può ribellare pena l’uscita anticipata dalla famosa stanza dei bottoni senza neanche avere la possibilità di schiacciarne almeno uno.

Quindi noi non ce la sentiamo di gioire

perché le solite vincono e continuano a stare assise negli alti scranni della reggia calcistica. Noi grideremo di gioia quando lo scudetto sarà di nuovo vinto da squadre come il Cagliari, il Verona, la Lazio e la Sampdoria che hanno contribuito negli ultimi decenni a rendere questo sport un po’ meno scontato, “palloso” e politicamente corretto di com’è adesso.

Di Roberto Crudelini

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