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Le misteriose corrispondenze stellari di New Grange

 

 

In Irlanda, a circa una cinquantina di chilometri a nord di Dublino, si trova un sito archeologico forse meno conosciuto di Stonehenge ma non meno privo del fascino e del mistero tipici degli antichi siti megalitici. Si tratta del tumulo di New Grange, un’enorme struttura circolare coperta, caratterizzata da un lungo corridoio di circa 19 metri che, partendo dalla porta di entrata, finisce in una grande sala ai cui lati si trovano tre grandi vani. In ciascuno di questi vani ci sono vasche circolari di pietra dove sono stati ritrovati molti frammenti ossei di origine sia animale che umana.

Il tumulo ha un perimetro di circa 80 metri ed è circondato da un cerchio più largo formato da ben 97 pietre megalitiche, prelevate, è il caso di ricordarlo, da una cava di estrazione distante ben 120 chilometri dal sito in questione. L’intero complesso, nel quale vanno inseriti anche i tumuli di Dowth e di Knowth che si trovano nelle vicinanze, venne eretto all’incirca nel 3200 a.C da una misteriosa comunità di agricoltori-astronomi, le cui conoscenze scientifiche dovevano essere molto avanzate nonostante si fosse ufficialmente ancora nel tardo Neolitico. Resta pertanto un mistero il modo in cui una civiltà ancora rudimentale potesse non solo erigere un simile complesso ma soprattutto trasportare pietre pesanti tonnellate su un percorso della stessa lunghezza dell’autostrada Torino-Milano.

La cosa più impressionante del sito, oltre ad un’enorme pietra in corrispondenza dell’entrata principale caratterizzata da misteriosi motivi a spirale e a losanghe, è il fenomeno della luce solare nel solstizio d’inverno. Infatti, in quella precisa data, la luce del sole entra dall’imboccatura quadrata che si trova proprio sopra la porta d’ingresso per poi propagarsi lungo il corridoio fino alla sala e ai vani a questa adiacenti. Il fenomeno incredibile dura 17 minuti e non si ripete in nessun altro giorno dell’anno. Immaginiamo quanto suggestivo possa essere assistere ad un evento simile soprattutto se pensiamo che dietro tale fenomeno ci devono essere precise ed accurate conoscenze sia in campo architettonico che in campo astronomico, conoscenze decisamente  anomale se inserite nel periodo neolitico.

Le stranezze non finiscono qui perché, analizzando la pianta del sito, i ricercatori hanno scoperto che il corridoio, la grande sala e i tre vani costituiscono una struttura cruciforme che, secondo gli stessi ricercatori, avrebbe un preciso riferimento alla Costellazione del Cigno la cui posizione sembra ricalcare perfettamente lo schema di New Grange. La misteriosa costellazione, considerata nelle antiche tradizioni come la via di entrata e di uscita dal mondo dell’aldilà, ha una collocazione bizzarra perché sembra dividere a metà la stessa Via Lattea formando una sorta di torbida fessura (cosiddetta Great Rift), quasi una sorta di misterioso portale di transito tra due mondi. Il fatto poi che la stessa costellazione fosse così importante presso diverse civiltà pare indicarci che per gli antichi qualcosa che proveniva da quel gruppo di stelle potesse avere un effetto diretto sull’umanità.

Recentemente il ricercatore Andrew Collins ha proposto una teoria, a dir poco clamorosa, che potrebbe addirittura spiegare in parte il mistero dell’evoluzione umana. Secondo il ricercatore statunitense proprio la costellazione del Cigno avrebbe migliaia di anni fa giocato un ruolo determinante nell’accelerazione evolutiva dell’umanità grazie all’elevata quantità di radiazioni cosmiche che proprio da quel gruppo di stelle sembrano essere arrivate sulla terra. Radiazioni che sarebbero state, secondo lo studioso, in grado di accelerare, anche a livello di DNA, le mutazioni genetiche che avrebbero gradualmente portato l’uomo dalla condizione di Homo Herectus a quella di Homo Sapiens.

Da un’analisi dei livelli di Berillio-10 condotta con il metodo del carotaggio sui ghiacciai della Groenlandia, si è scoperto che i livelli di radiazioni provenienti dal cosmo hanno avuto dei picchi proprio in corrispondenza dei periodi che hanno visto l’accelerazione evolutiva del genere umano, una coincidenza che sembra confermare la clamorosa teoria di Collins. Se poi pensiamo che gli stessi antichi pensavano che la Costellazione del Cigno fosse il punto da cui ebbe inizio la Creazione Divina il cerchio sembra chiudersi in modo clamoroso.
Rimane il mistero, per noi insondabile, di come un popolo ancora abbastanza primitivo avesse potuto accedere a conoscenze di questo tipo e soprattutto da chi le avesse potute ricevere visto che non esistevano in nessun caso le premesse perché tali conoscenze potessero sorgere spontaneamente. Oggi le nostre conoscenze astronomiche sono la conseguenza di secoli, millenni di sviluppo tecnologico che, con l’ausilio anche di potenti telescopi, ci hanno consentito di iniziare a penetrare i molti misteri del cosmo. Ieri, e per ieri ci riferiamo a cinquemila anni fa, esisteva solo la buona volontà e l’osservazione dell’occhio umano, difficile pensare che, con questi strumenti, si potesse andare molto al di là del proprio naso.
Se ci ostineremo a non dare credito a tutte le concordanti tradizioni che ci narrano di dei scesi dal cielo che ci insegnarono scienze a noi ancora sconosciute e che ci permisero di capire gli oscuri meccanismi dell’universo e della vita, continueremo a cullarci in eterno sulle nostre false certezze. False certezze che ci portano a credere ingenuamente che dei primitivi ominidi abbiano potuto improvvisamente e miracolosamente aprire le loro limitate menti alla conoscenza con la C maiuscola senza un decisivo e determinante apporto di natura esterna.

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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