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Proteste a Belgrado: ecco cosa sta succedendo

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Nella notte dello scorso 8 luglio la capitale serba ha fatto da sfondo a proteste da parte dei cittadini nei confronti del governo.

Gli scontri sono nati da un tentativo di dimostrare sfiducia nei confronti della pessima gestione della pandemia da parte dell’esecutivo serbo. Alla prima, sono poi seguite due ulteriori notti di proteste.

I motivi delle sommosse

Le dimostrazioni sono iniziate in modo pacifico, coinvolgendo studenti e famiglie. I protestanti si sono riuniti per criticare la decisione del presidente di revocare il lockdown troppo presto. Già da maggio, infatti, Aleksandar Vučić aveva ordinato la riapertura di locali notturni, partite di calcio con spettatori e manifestazioni politiche con scarse limitazioni. Altro tema di protesta sta nei dati sulle morti da covid-19 forniti: il governo non avrebbe rilasciato il numero effettivo di decessi durante le prime settimane della pandemia. Il conteggio aggiornato costantemente della situazione COVID-19 in Serbia al momento riporta 341 deceduti. Ma secondo un’indagine del BIRN (Balkan Investigative Reporting Network) i morti sarebbero 632 solo tra il 19 marzo e il 1 giugno.

Il presidente serbo Aleksandar Vucic.

A dare il via alle proteste è stato il discorso televisivo di martedì scorso del presidente. A seguito della registrazione di undici decessi e 357 nuovi casi solo in quella giornata, egli ha attribuito la colpa alla popolazione, responsabile di aver abbassato la guardia. Ha poi annunciato un ulteriore imminente lockdown. Pochi minuti dopo la pronuncia di queste parole, le piazze di Belgrado si sono riempite di manifestanti. La situazione è degenerata quando un gruppo di estremisti ha fatto irruzione in Parlamento. A quel punto i violenti scontri con la polizia hanno avuto inizio.

Il (troppo) rapido ritorno alla normalità

La Serbia è passata dalla chiusura totale, tra fine marzo e inizio maggio, a un immediato ripristino della normalità. Normalità fatta di locali pieni, assenza di misure su protezioni o distanziamento fisico ed eventi sportivi aperti al pubblico senza alcuna limitazione. Alcuni esempi di irresponsabilità da parte del governo: il derby di Belgrado, il maggiore assembramento in Europa dalla fine del lockdown con ben 25.000 spettatori e la festa per l’ultima tappa nella capitale dell’Adria Tour il 14 giugno, alla quale ha partecipato anche il tennista Novak Djokovic, poi risultato positivo al coronavirus.

Il campione di tennis serbo Djokovic all’Adria Tour.

All’ennesima presa in giro di Vucic, è esplosa la rabbia

Le autorità serbe hanno ormai vietato raduni di più di dieci persone a Belgrado, eppure le proteste continuano. I cittadini pretendono democrazia, rispetto dei diritti umani, libertà d’informazione e una punizione per i responsabili dei disordini dei giorni passati. Anche il presidente sembra aver capito che il motivo reale delle proteste non sia di natura medica ma politica. Quel che è certo è che ieri sono state annunciate nuove misure restrittive per la capitale. Misure che non prevedono – ancora – la reintroduzione del coprifuoco, previsto dal presidente durante il discorso da cui nacque tutto. La ragione delle misure sarebbe il contenimento dei casi di COVID-19, ma potrebbe essere troppo tardi. Le proteste degli ultimi giorni andranno sicuramente ad incidere negativamente sulla situazione sanitaria già molto critica.

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Di Barbara Toscano

Barbara Toscano
Studentessa di Comunicazione, ICT e Media all'Università di Torino, con una passione per gli affari internazionali e la tecnologia.

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