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Francisco Franco: l’uomo che salvò la Spagna per ben quattro volte

Quarantatré anni fa si spegneva serenamente nel suo letto il generalissimo Francisco Franco l’uomo che per trentasei anni consecutivi resse il timone della Spagna facendola pacificamente traghettare fino alla moderna democrazia attuale. Su di lui, vincitore della guerra civile spagnola e instauratore di un regime personale a carattere confessionale e paragonabile a quello fascista, le forze politiche si sinistra ideologicamente vicine al pensiero comunista ma anche quelle liberali e democratiche hanno scatenato in tutti questi anni una montagna di critiche e invettive anche pesanti.

Le definizioni non proprio benevole nei suoi confronti si sono sprecate arrivando a definirlo uno dei peggiori tiranni della storia, spietato nella scientifica e radicale eliminazione anche fisica di ogni specie di opposizione.

Franco, la garrota e le accuse da sinistra

Il sistema poliziesco da lui creato e da lui lasciato libero di compiere vere e proprie operazioni di pulizia etnico-politica fu in grado, sempre secondo l’encomiabile lettura delle forze cosiddette democratiche, di eseguire decine di migliaia di sentenze di morte mediante la fucilazione quando andava bene, o mediante lo strozzamento lento della vittima tramite la Garrota, strumento sicuramente più adatto alla Santa Inquisizione medievale che non ad uno stato moderno.

Qualcuno è arrivato a domandarsi perché questo dittatore abbia potuto tranquillamente andarsene da questo mondo per morte naturale senza subire processi di sorta per crimini contro l’umanità e quindi senza essere consegnato a sua volta nelle mani del boia. Non c’è che dire: il Caudillo così come veniva chiamato dallo stesso popolo spagnolo, ha avuto il merito se non altro di tenere impegnati in tutti gli anni del dopoguerra la mente fervida e i sentimenti di buonismo e perbenismo di tutte le sinistre del Vecchio Continente alle quali proprio non è andata giù che il terzo dittatore dalla storia europea abbia potuto campare indisturbato per quasi quarant’anni circondato dall’affetto dei suoi cari ma anche, se non dall’amore, almeno dalla fiducia e dalla stima della  maggioranza della popolazione spagnola.

Cosa sarebbe successo in Spagna senza il caudillo?

Truppe franchiste durante la guerra civile

Il problema è che, se non ci lasciamo deviare dalle interpretazioni partigiane e assai poco obiettive che si sono succedute in questi anni e ci atteniamo ai fatti, forse le cose in quel lungo periodo di governo “autoritario” non andarono proprio così come certa sinistra ha tentato di convincerci. Lungi da noi, che siamo italiani e non spagnoli, il proposito di giustificare a posteriori l’operato di chi è sempre stato estraneo ai nostri eventi, ma vedere con occhio oggettivo e storico quello che successe a cavallo degli anni trenta fino alle soglie dell’Europa moderna è un dovere da cui non possiamo  sottrarci se vogliamo conoscere meglio la stessa storia dell’Europa Occidentale.

Va detto innanzitutto e senza ombra di dubbio che la “famigerata” Guerra Civile Spagnola a cui partecipò anche l’esercito italiano in aiuto delle forze del Generalissimo, fu per gli spagnoli un brutale conflitto interno tra due anime di uno stesso paese, ma alla fine dei conti fu comunque una guerra giustificata dalla prospettiva drammatica di finire nelle fauci del dilagante Comunismo. Francisco Franco, in questo modo, anche se ricorrendo all’uso delle armi con tutto quello che ne conseguiva, salvò il suo paese dalle forze comuniste formate da una poco simpatica accozzaglia di Comunisti legati all’Unione Sovietica, di anarchici, di trotskisti e infine di cosiddetti Democratici sempre pronti a salire sul carro del Socialismo marxista quando vi è l’opportunità di condividere almeno una fetta di quel potere tanto ambito.

La Spagna fuori dalla guerra per la salvezza del suo popolo

Franco a colloquio con Mussolini

La Guerra fu brutale come soltanto le guerre civili lo sono e alla fine, con la vittoria dei Franchisti, si assistette alla solita lunga scia di sangue con le numerose esecuzioni di chi dall’altra parte della barricata si era reso a sua volta colpevole di atti contro l’umanità. Di solito si mette l’accento sulle cosiddette barbarie dei Falangisti fedelissimi di Franco sottacendo in mala fede i crimini efferati perpetrati da chi in nome del Socialismo Sovietico uccise barbaramente religiosi, stuprò suore e donne legate agli ambienti ecclesiastici, mise a ferro e a fuoco chiese consacrate oltre a massacrare civili inermi solo perché avevano deciso di schierarsi moralmente con le truppe antagoniste. Comunque alla fine gli spagnoli ebbero un motivo più che valido per ringraziare quel piccolo uomo se non altro perché li aveva liberati da quello che per la storia dell’Umanità è stato il male assoluto ovvero il Comunismo.

In secondo luogo lo stesso popolo iberico ebbe motivo di ringraziare di cuore il suo generale perché, in seguito, pur blandito dalle forze dell’Asse, nella  Seconda Guerra Mondiale si limitò ad una non belligeranza a favore della Germania alle cui navi fece usare i suoi porti. Non belligeranza che dal ’43 divenne neutralità dichiarata. Soldati spagnoli non vennero mai mandati ad eccezione di alcuni volontari della Division Azul andati in Russia e poi dopo alcuni mesi richiamati precipitosamente in patria. Grazie a Franco gli spagnoli non conobbero quindi  gli orrori e gli errori del Secondo Conflitto Mondiale. Il paese avrebbe avuto in seguito altri validissimi motivi per ringraziare ancora quel piccolo generale introverso e taciturno, non aveva infatti il dono della retorica che avevano gli altri due dittatori Mussolini e Hitler che si assunse una così grande e proibitiva responsabilità.

L’embargo e il boom economico

Nel dopo guerra la Spagna patì effettivamente la fame per il semplice fatto che gli Stati Uniti, tronfi e inebetiti-narcotizzati per la vittoria sull’Asse, non si erano ancora accorti che il vero nemico per la libertà occidentale era l’Unione Sovietica e vollero fare pagare a Franco e al suo popolo se non altro il fatto di essere uno stato paragonabile a quelli di stampo fascista. Ci fu infatti un embargo economico nei confronti della Spagna scientemente deciso ai danni di una popolazione che non lo meritava e questo sì fu un crimine contro l’umanità, non sappiamo in quale altro modo infatti definire l’azione di chi freddamente decide di far morire di fame milioni di persone inermi e indifese.

Dal 1953, anno in cui il presidente Eisenhower fece visita per la prima volta allo stesso Franco decidendo così di togliere l’embargo e di annullare le conseguenze di quell’isolamento forzato del paese dal resto dell’Europa, incominciò il periodo aureo del governo franchista. Il paese in venti anni recuperò terreno rispetto alle altre nazioni occidentali con uno sviluppo economico che non ebbe pari nel resto dell’Europa con il secondo più alto tasso di crescita al mondo dopo quello del Giappone. Questo grazie non solo alla credibilità personale dello stesso Caudillo ma anche grazie a tutta una serie di riforme economiche e sociali per le quali si era ispirato non solo a Mussolini ma anche e soprattutto all’argentino Juan Peron la cui moglie Evita venne a fare visita alla stessa famiglia di Franco nei primi anni cinquanta.

Il Presidente americano Eisenhower insieme a Francisco Franco

La tranquilla transizione democratica

Il quarto motivo per cui gli Spagnoli scoprirono di essere eternamente grati a Francisco Franco fu il passaggio lento ma graduale da lui fortemente voluto verso una sorta di democrazia controllata con l’elezione negli ultimi due anni di vita del dittatore di due primi ministri, il primo venne ucciso da un gruppo di terroristi, con l’incarico di portare avanti le riforme che avrebbero trasformato il paese in una monarchia democratica con Juan Carlos di Borbone nuovo Re di Spagna. Va detto che la Monarchia nel paese non venne mai abolita durante il lungo periodo del Franchismo: infatti il Caudillo continuò a considerarsi ufficialmente reggente della Corona in attesa che si verificassero le condizioni necessarie per il trapasso, condizioni che si avverarono alla fine del regime con l’elezione del giovane delfino alla carica di Re di Spagna.

Non va dimenticato che in verità gli Spagnoli avrebbero dovuto essere grati al loro “duce” anche per aver permesso al paese proprio nei due anni finali di non essere vittima inerme del terrorismo finanziato dalle forze autonomiste e da quelle comuniste e anarchico-insurrezionaliste sempre pronte ad approfittare di ogni minimo segnale di debolezza del paese.

Una versione blanda del franchismo

Infatti in quel periodo si era assistito, come già accennato, ad un ammorbidimento degli aspetti più rigidi del Franchismo voluto sempre dallo stesso Franco ma questa opportunità venne presa evidentemente come un primo segnale di debolezza ed ecco quindi il verificarsi di tutta una serie di atti, in primis l’attentato nelle strade di Madrid che costò la vita al Primo Ministro Spagnolo, l’ammiraglio Carrero Blanco, che misero in pericolo la sicurezza e forse l’esistenza stessa del paese.

Di fronte a un simile pericolo l’autorità del paese, con il consenso dello stesso anziano dittatore, decise ob torto collo di tornare ad una maggiore severità con alcune esecuzioni, purtroppo va detto anche con la stessa Garrota. Va sottolineato comunque il fatto che le cosiddette “vittime” se non “eroi” così come la demagogia delle forze di sinistra li definì, in verità erano criminali assassini, spietati terroristi che non si fecero scrupolo di compiere attentati dinamitardi nelle strade affollate della capitale. Una cosa però va detta sulla presunta abitudine del “tiranno” Franco di far uccidere senza pietà i suoi contestatori. Innanzitutto la maggior parte delle cosiddette “esecuzioni di massa” venne compiuta alla fine del conflitto civile e negli anni immediatamente seguenti come corollario triste e crudele di tutte le guerre civili di questo mondo.

Piazzale Loreto, ghigliottine e sedie elettriche: nessuno può dare lezioni di civiltà

Forse a questo riguardo dovremmo ricordare quanto di “soave e sublime” venne compiuto in Italia dal Comitato di Liberazione Nazionale alla fine della guerra e nei mesi successivi con fucilazioni di massa, assassini, violenze e stupri nei confronti non solo di chi in buona fede aveva aderito alla Repubblica Sociale ma anche degli stessi parenti e amici o di chi aveva anche solo osato dichiarare la propria adesione morale al nuovo stato fascista. Gli orrori di Piazzale Loreto  rimarranno a questo riguardo imperitura testimonianza di quello che le forze comuniste sono in grado di fare. Sull’uso della Garrota che continuiamo giustamente a considerare uno strumento medievale e barbaro, bisognerebbe però fare delle poco simpatiche riflessioni andando a comparare questo autentico orrore a quello che succedeva fino a non molti anni fa nella democratica Francia che molto ipocritamente si sente ora in diritto di darci lezioni di civiltà.

La Ghigliottina, la cui crudeltà e barbarie non è inferiore alla Garrota, è stata bellamente usata in lungo e in largo e non abbiamo mai sentito alcuna condanna da parte del resto dell’ Europa civile se non qualche flebile e timida voce  caduta presto nel dimenticatoio. E che dire dei democratici Stati Uniti dove ora ti uccidono pietosamente con una bella iniezione letale ma dove fino a non poco tempo fa, se ti andava male, ti ritrovavi a farti friggere il cervello  legato ad una sedia elettrica o con il testone appeso al cappio di una forca o costretto a dare i tuoi ultimi spasmi soffocato nel tuo stesso vomito in una camera a gas. E ora andiamo a discutere quali di queste “amenità” sia migliore o peggiore della stessa Garrota.

La libertà religiosa nella Spagna franchista

In ultimo, sempre gli stessi sinistri ideologi para comunisti, con il linguaggio che si usava nei collettivi studenteschi degli anni settanta, hanno definito il regime Franchista una dittatura clerical fascista, in quanto Franco non solo dichiarò il Cattolicesimo religione di Stato ma lasciò nella sua Magna Carta  sul Diritto degli Spagnoli  libertà di culto ad ogni credo religioso. Cosa che in un regime comunista è guardata come fumo negli occhi. Ebbene, anche se ovviamente siamo fermamente propensi per uno stato laico, tra un regime ateo e materialista di stampo marxista e un regime diciamolo pure confessionale, non ci vergogniamo a dirlo, ci teniamo tutta la vita il secondo.

Ma alla fine Franco fu veramente un assassino di inermi cittadini, una specie di reincarnazione di un Caligola, di un Nerone o di un Domiziano? Ci pare difficile e sarebbe una strana incongruenza che il nostro uomo si dichiarasse da un lato fervente cattolico, baciasse la croce in pubblico e si facesse sempre accompagnare da alti rappresentanti della Chiesa Spagnola e dall’altra compisse ma soprattutto potesse compiere crimini di massa con la connivenza della Chiesa stessa. Qualcosa qui non ci torna. Se andiamo poi a leggere quello che lo stesso aveva scritto nel famoso “Fuero de los Espanoles” proclamato nel 1945, la Magna Carta  di cui sopra, vera e propria carta dei diritti del popolo spagnolo, leggiamo, cosa che probabilmente non hanno fatto i demagoghi del pensiero marxista, all’art 12 “Tutti gli Spagnoli possono esporre liberamente le loro idee purché non attentino ai principi fondamentali dello Stato“.

Quella carta di Franco innovativa

All’art 13 è interessante leggere che “All’interno del territorio nazionale lo Strato garantisce la libertà e il segreto della corrispondenza” All’art 17 è poi illuminante rendersi conto di come il “famigerato” regime franchista prevedesse come principio basilare la Certezza del Diritto e la Legalità tipica di uno Stato legale e democratico. Infatti vi si legge: “Gli Spagnoli hanno diritto alla certezza del diritto. Tutti gli organi dello Stato si atterranno ad un ordine gerarchico di norme prestabilite che non potranno essere arbitrariamente interpretate né alterate”.

Infine l’art 16 è particolarmente illuminante e quasi inaspettato: “Gli Spagnoli potranno riunirsi e associarsi liberamente per fini leciti e in accordo con quanto stabilito dalla legge”. Cosa ci sia di barbarico, di dittatoriale e di illegale nella Carta che lo stesso Franco promulgò in  quel ormai lontano 1945 non è dato saperlo se non forse il fatto che la sinistra occidentale ha perso un’altra occasione per essere obbiettiva e finalmente scevra dalla malafede che l’ha sempre accompagnata.

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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