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Tra guerra e pandemia: il dramma dello Yemen

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Da anni nello Yemen infuria una guerra civile che ora, con l’aggiunta della crisi sanitaria, sta conducendo il paese al deterioramento.

Dal 2015 nella Repubblica dello Yemen, piccolo stato posto all’estremità meridionale della Penisola araba, è in corso una guerra civile che sta conducendo il paese al collasso. Se ci mettiamo poi che nel più che mai diviso territorio dello Yemen esistono anche zone controllate dall’Isis e da Al-Qa’ida, ecco che allora la situazione si fa ancora più tragica. E ora, in questo momento di emergenza sanitaria che coinvolge il mondo intero, neanche il Coronavirus è riuscito a fermare i combattimenti, i quali invece continuano a imperversare, e per di più, ostacolano anche gli aiuti umanitari.

In realtà, le radici di questo conflitto sono da individuare nella Primavera Araba del 2011, con la diffusione di forti manifestazioni che coinvolgono i quartieri popolari e gli ambienti universitari, volte a ottenere un miglioramento delle condizioni di vita delle classi più disagiate.

 

Le origini della guerra

Quando scoppiano le proteste, Abdullah Saleh è l’uomo forte dello Yemen. Si tratta del primo presidente da quando il Paese è stato riunificato nel 1990. Infatti, prima di quella data, la carta geografica indica due Yemen: uno del nord ed uno del sud filo sovietico. Da quel momento però, viene instaurato un nuovo governo, guidato dal Congresso Nazionale del Popolo.

Gli anni successivi vedono finalmente l’unificazione del paese e Saleh si afferma leader assoluto.
Il problema è che Saleh non si dimostra in grado di governare la nazione, la quale sprofonda velocemente in una gravissima crisi il cui culmine viene raggiunto proprio con la Primavera Araba.

Sfruttando il momento di debolezza, all’interno dell’opposizione si fanno strada gli Houthi, ovvero la coalizione di partiti filo sciiti denominata “Ansarullah“, che dal 2004 intraprendono azioni di guerriglia contro il governo di Saleh. L’obiettivo di Ansarullah è quello di rappresentare gli sciiti yemeniti, soprattutto per il fatto che il governo di Saleh viene considerato troppo vicino ad americani e sauditi.

Un altro movimento che si aggiunge all’ opposizione, riguarda quello in cui confluiscono i separatisti del sud. Si tratta di gruppi che lottano per la ricostituzione dello Yemen del sud, con Aden capitale. Il mix tra gruppi di opposizione e fazioni da sempre in contrasto con Saleh, al pari di un sostegno delle tribù sempre meno marcato per il presidente, fa precipitare la situazione.

Saleh, dopo aver scampato un pericoloso attentato, annuncia le proprie dimissioni e lo Yemen va al voto per eleggere un nuovo leader. Il candidato però, è uno solo: Abdrabbuh Mansour Hadi, vice di Saleh. Con Hadi purtroppo, la condizione del paese non migliora e continua ad essere attraversato da proteste e da una situazione di guerriglia generalizzata.

L’avanzata Sciita

Gli sciiti nello Yemen sono una minoranza importante, soprattutto nella parte nord del Paese. Il movimento Ansarullah, con la guida della famiglia Houthi, già dai primi mesi di destabilizzazione dello Yemen riesce a compattare quasi per intero il fronte sciita contro il governo.

Nella loro bandiera, oltre la scritta inneggiante ad Allah, campeggiano frasi contro gli Usa ed Israele. Per questo motivo, gli Houthi e l’intero partito Ansarullah non vengono certamente visti positivamente dall’Occidente e dall’Arabia Saudita.

Il movimento comunque, soprattutto dopo la conferma al potere del presidente Hadi, decide di intensificare la propria lotta contro il governo e, nel giro di pochi mesi, riesce a conquistare diverse città, sostenuti anche da un forte appoggio popolare.

La situazione precipita fino a giungere allo scoppio definitivo della guerra civile: gli sciiti riescono a penetrare nella capitale e, nonostante il “cessate il fuoco” delle Nazioni Unite, raggiungono il palazzo presidenziale e costringono Hadi alle dimissioni. Nel frattempo l’ex presidente Saleh rientra in gioco decidendo di allearsi con Ansarullah.

E’ in questo esatto momento che lo Yemen si spacca in due: da una parte il nord ormai sotto il controllo degli sciiti e di Saleh, e dall’altra il sud che rimane fedele ad Hadi e che non riconosce il nuovo governo, così come le Nazioni Unite.

Oltre la guerra, anche la pandemia

Insieme alla crisi politica ora, si fa ancora più acuta la crisi umanitaria. Le Nazioni Unite a inizio mese hanno lanciato l’allarme stimando a due milioni i bambini soggetti a malnutrizione acuta. Adesso l’emergenza Covid rischia di spingere ancor più nel baratro sanitario una nazione che solo nel corso del 2020 ha contato 110’000 casi di colera e nel quale la maggior parte delle strutture sanitarie funzionano solo parzialmente. Il tutto, ovviamente aggravato dalla disastrosa situazione economica che mette dieci milioni di persone a rischio carestia.

Non sembra riuscire ad aiutare neanche la macchina degli aiuti internazionali: dal summit organizzato dall’ONU sono stati stanziati 1,3 miliardi di dollari in aiuti, una cifra ben inferiore rispetto ai 2,4 milioni previsti inizialmente dalle Nazioni Unite. Inoltre, sembrerebbe che anche quel denaro inviato sia stato vano poiché se ne sono impossessati i ribelli del nord.

Bisogna inoltre tenere conto delle inondazioni che sono avvenute a fine aprile e che non hanno fatto altro che peggiorare la già precaria condizione del paese. Lo Yemen sta affrontato uno dei drammi più gravi dell’intero Pianeta e la pandemia sta contribuendo a dare il colpo di grazia.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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