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Assange non sarà estradato negli USA: la libertà di informazione (per ora) vince

A banner hangs outside the Old Bailey, the Central Criminal Court before WikiLeaks founder Julian Assange's arrival, in London, Britain, January 4, 2021. REUTERS/Henry Nicholls

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Julian Assange, il giornalista e fondatore di Wikileaks attualmente sotto processo per le accuse di spionaggio, non verrà estradato negli Stati Uniti. A prendere la decisione il giudice Vanessa Baraitser, sulla base della precaria salute mentale di Assange.


IL PROCESSO

Durante il processo la difesa ha sostenuto che il 49enne australiano affronta un’accusa americana politicamente motivata che calpesta le protezioni della libertà di parola.
Il giudice Baraitser ha rifiutato tale deposizione, sostenendo che le precarie condizioni mentali di Assange non le permettevano di acconsentire all’estradizione negli USA. L’isolamento e le condizioni che dovrebbe affrontare nelle carceri americane rappresentano, secondo la Baratser, una seria minaccia per Assange e la possibilità di tentare il suicidio:

Assange è un uomo depresso e a volte disperato che ha l’intelletto e la determinazione per aggirare qualsiasi misura di prevenzione del suicidio adottata dalle autorità carcerarie americane.


IL TEAM DI ASSANGE

Il team legale del giornalista si è dichiarato soddisfatto con la decisione del giudice, definendola ‘il primo passo verso la giustizia’.

La fidanzata e madre dei due figli del fondatore di Wikileaks ha pianto quando la corte annunciava la sentenza.
Nelle prossime settimane Barry Pollack, l’avvocato personale dell’imputato, ha annunciato che il prossimo obiettivo sarà far uscire l’uomo dalla prigione di Londra dove risiede attualmente. Riguardo la sentenza di estradizione dichiara:

Speriamo che dopo la sentenza della corte del Regno Unito, gli Stati Uniti decidano di non portare avanti il caso ulteriormente.

La notizia è stata accolta con grande gioia anche dall’opinione pubblica in difesa del giornalista. Il movimento Free Assange si è mostrato soddisfatto della sentenza annunciata dalla corte. 

IL FUTURO 

Il viaggio verso il rilascio di Assange è ancora lungo e in salita, ma i risultati di oggi fanno ben sperare.
L’intero processo contro il giornalista era stato iniziato sotto la presidenza Trump. Con l’America sotto l’amministrazione Biden, ci si chiede se il neopresidente deciderà di continuare la causa legale con il fondatore di Wikileaks o i capi d’accusa verranno fatti cadere.
A Washington hanno già garantito che la risposta della corte non tarderà ad arrivare.

 

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Di Eleonora Milani

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Tirocinante presso Elzeviro.eu e studente dell'Università degli Studi di Torino.

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