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Black Lives Matter e una statua gettata nel fiume

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A Bristol, Inghilterra, durante le proteste guidate dal movimento Black Lives Matter, la statua di Edward Colston è stata sradicata e gettata nelle acque del porto.

L’opera, rappresentante un commerciante di schiavi (e filantropo) del 17esimo secolo, è stata demolita, trascinata per le strade e poi gettata nel fiume dai dimostranti antirazzisti nel secondo giorno di proteste a Bristol, nel Regno Unito, nate dopo l’uccisione di George Floyd, l’afroamericano soffocato da un agente di polizia a Minneapolis.

Il monumento dedicato a Edward Colston è stato eretto dopo la sua morte nel 1721 per aver donato tutte le sue ricchezze e beni a vari enti benefici: come membro della Royal African Company, si ritiene però che abbia trasportato circa 80mila uomini, donne e bambini dall’Africa all’America. I media britannici hanno diffuso le immagini del momento in cui la statua, legata con delle corde, è stata tirata giù dal piedistallo dai manifestanti che esultano e applaudono. Simbolica poi la foto che un dimostrante si è fatto scattare una volta che il monumento è caduto a terra: con un ginocchio il ragazzo ha schiacciato il collo di Colston, replicando il gesto del poliziotto che ha soffocato Floyd.

Il fatto che un uomo morto 299 anni fa sia oggi nelle prime pagine della maggior parte dei giornali britannici suggerisce che Bristol non sia stata brillante nel fare i conti con la sua storia. Nonostante gli sforzi valorosi e persistenti degli attivisti, tutti i tentativi di rimuovere pacificamente la statua furono vanificati dalla legione di difensori di Colston. Questo ci suggerisce la portata e l’enorme influenza internazionale del movimento “Black Lives Matter”.

 

Le origini di Black Lives Matter

Proteste a Washington DC

Un’approfondita analisi dell’ “Intellettuale Dissidente” ci spiega le origini e gli sviluppi del movimento. Black Lives Matter (BLM) sta guidando le proteste sin dalla morte di Floyd. Ovunque si trovino comunità di afroamericani, entra in gioco BLM per spingerle alla mobilitazione e alla rivolta. Cosi è successo a Chicago, Dallas, New York, Las Vegas, Los Angeles e Minneapolis. Ma non solo, come abbiamo visto il movimento è giunto a spalle larghe anche in Europa: Londra, Berlino, Bruxelles. L’abbiamo visto anche in Italia a Roma, Bologna, Torino e non solo.

BLM venne fondato ufficialmente nel 2014 come movimento apartitico di denuncia sociale, rivolto agli afroamericani. L’obiettivo è la sensibilizzazione dell’opinione pubblica americana e internazionale, del mondo dello spettacolo e della politica, sulla natura etnocentrica della brutalità poliziesca americana. In generale il movimento muove battaglia contro la struttura di potere bianco-centrica delle società occidentali. Agisce come una rete transnazionale composta da tante, piccole cellule autonome fra loro che sono in costante comunicazione ed utilizzano la rete come canale di proselitismo e dialogo.

La natura “antidemocratica”

Non in pochi notano una natura radicale e antidemocratica in questo movimento. Le proteste del BLM non sono sempre pacifiche e aperte al dialogo, soprattutto nei confronti di repubblicani, conservatori e nazionalisti bianchi. Nel 2016, lo staff elettorale dell’allora candidato alla presidenza Donald Trump dovette annullare un comizio a Chicago per via di un’imponente contro-manifestazione annunciata da BLM che, secondo i servizi segreti, avrebbe provocato gravi incidenti qualora repubblicani e attivisti fossero arrivati al contatto. A partire dal 2017, l’FBI ha infatti iniziato ad indagare la galassia che circonda il movimento.

La causa di BLM si è scoperto essere sostenuta (nonchè finanziata) dall’industria dell’intrattenimento americana, dal mondo dello sport ed anche dal Partito Democratico. In questi giorni, ben 16 organizzazioni che lavorano nella raccolta fondi hanno aperto campagne per sostenere l’ultima battaglia del movimento: pagare la cauzione a tutti coloro che sono arrestati, o che lo saranno. Per dare l’idea della mobilitazione in favore di BLM, basta pensare che uno solo di questi enti, il Minnesota Freedom Fund, ha raccolto da solo 20 milioni di dollari. Questi dati sono importanti per avere un’importante chiave di lettura sui fatti più recenti. La statua di Colston ne è un esempio, dov’era la polizia durante tutto ciò che è successo? A guardare i filmati non ve n’è traccia.

La proposta di Bansky

Nei giorni successivi all’avvenimento di Bristol, numerosi sono stati i suggerimenti sul come rimpiazzare la statua. Il più interessante è sicuramente quello di Bansky. L’artista inglese, nato proprio a Bristol, suggerisce di “riesumare” la statua dai fondali delle acque del porto per riposizionarla sulla base originaria, ma con l’aggiunta di una struttura composta da quattro persone nell’atto di sradicare la statua. Perfetta descrizione di ciò che è effettivamente successo. Questa soluzione, a detta dell’artista, accontenterebbe sia chi rimpiange la statua, sia chi invece non l’ha più voluta.

 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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