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San Salvario: doppia retata in una settimana nel quartiere dell'”integrazione”

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TORINO – Il quartiere osannato dalla giunta Fassino come esempio di integrazione e convivenza di culture differenti, oltre che essere protagonista dei melensi elogi di Repubblica e La Stampa, è anche diventato oggetto di cronaca nell’ultima settimana. In mezzo a speziati odori d’oriente, carne kebab e “rosmarino“, si celavano spacciatori e immigrati clandestini. 
 
Una doppia retata della polizia tra sabato e ieri, mercoledì 12 marzo, ha avuto come esito l’arresto di 39 persone in tutto, tra cui appunto trafficanti di droga e immigrati senza permesso. Chi ha assistito alle due incursioni della polizia ci ha raccontato di un quartiere in subbuglio dove la polizia è stata costretta a formare dei posti di blocco per evitare vie di fuga, e in alcuni casi c’è stata addirittura una resistenza da parte di alcuni esercizi commerciali contro le forze dell’ordine. 
 
Segno che il quartiere segue una legge propria, un po’ come le favelas brasiliane (con le dovute differenze del caso), dove i delinquenti vengono aiutati e protetti da loro connazionali (in questo caso alcuni kebabbari), per solidarietà oppure per qualche irregolarità di cui gli stessi “protettori” si sono macchiati. La retata ha portato alla luce non solo grandi quantità di marijuana e hashish, ma anche ovuli di cocaina, crack e white. San Salvario non è dunque quell’oasi felice descritta dai giornali cittadini “filo-governativi” in cui tolleranza e comprensione creano un ponte simbolico sul Mediterraneo. 
 
L’incontro di culture può essere anche scontro, soprattutto se queste tendono a ghettizzarsi non rispettando la legislazione interna. L’illegalità clandestina torinese segue il flusso della movida, prima era Piazza Vittorio-Murazzi, ora si è spostata di qualche chilometro, ma rimane comunque parte attiva di notti folli. Attendiamo ora l’esito dei processi nei confronti degli arrestati, con la (vana?) speranza che magistrati intelletualmente onesti non si facciano influenzare dalla filosofia del “volemose bene”.
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Di Redazione Elzeviro.eu

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