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L’ItalPrandelli nasconde gli errori della preparazione e incolpa l'”ex” totem Balotelli

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Prandelli e co. tentano goffamente di nascondere una preparazione atletica da squadra dilettante per scagliare l’opinione pubblica contro un unico colpevole

Mario Balotelli, fino al gol con l’Inghilterra chiamato SuperMario, è il responsabile della catastrofica prestazione degli azzurri al mondiale dei mondiali (Brasile 2014). Lo dicono tutti: l’ha detto Prandelli, con inequivocabili dichiarazioni post Uruguay (“Balotelli era il centro del mio progetto, questo progetto è fallito”); l’ha detto il pluridecorato Buffon, sempre a caldo dopo la batosta con l’Uruguay (“in campo bisogna fare“), l’ha detto Demetrio Albertini, presidente dimissionario del Club Italia (“Balotelli dimostri di meritare la maglia o si punterà su qualcun altro“).

Dunque sentenza inappellabile, ma prima di mischiarci agli accusatori osserviamo le prove.

La nostra nazionale si è presentata a questo mondiale con un discreto tasso tecnico: il blocco juventino proveniente dalla solita stagione esaltante nel giardino di casa, tra cui spiccano la diga Barzagli e il metronomo Pirlo (giocatori ambiti da mezza Europa), motorini di fascia come Candreva, Cerci, Insigne e i giovanissimi De Sciglio e Darmian (tutti giocatori che stanno facendo mercato in Europa), per chiudere davanti con il nuovo attaccante del Borussia Dortmund e capocannoniere della Serie A, Ciro Immobile e il totem Balotelli.

Una rosa del genere avrebbe potuto tranquillamente approdare tra i quarti e le semifinali (per poi chissà, provare a sognare), ma c’è un grosso “se” da aggiungere, un se che introduce il fattore “staff tecnico”, come motore indispensabile per far muovere all’unisono una rosa competitiva. Il primo interrogativo cade già sulla selezione dei giocatori convocati. Prandelli ha scelto di adottare il sistema di gioco a una punta, eppure tra gli attaccanti scelti da portare in Brasile il solo Balotelli può, per altro con molte difficoltà, arrangiarsi a unica punta (il Milan deve usare ben tre trequartisti per non lasciarlo isolato). A i vari Destro, Gilardino e Toni è stato preferito un Cassano cardiopatico e dotato di 15 minuti di autonomia sulle gambe. Prandelli però è determinato e la prima partita sembra dargli ragione: possesso palla esasperato e verticalizzazioni improvvise, così l’Italia supera di misura l’Inghilterra in un match avvincente e giocato a ritmi piuttosto alti.

Ed è qua che casca l’asino.

La seconda e la terza partita degli azzurri smascherano una preparazione atletica adatta nemmeno per un campionato parrocchiale: 2 tiri in porta in due partite è il triste bilancio della nostra squadra. Tutti e 11 i giocatori erano palesemente sulle gambe sia con la Costa Rica che con l’Uruguay, facendo venire più di un sospetto sulle modalità di preparazione. Spremuti troppo o troppo poco? Sta di fatto che il ritiro della nazionale è stato fatto a Mangaratiba, una sorta di paradiso terrestre, temperatura tra i 20/25 gradi tutto l’anno senza neanche troppa umidità. Sarà stato di sicuro traumatico il passaggio a Recife e a Natal dove l’umidità raggiunge il 70/80%. Altra scelta incomprensibile è stata quella dell’hotel: un mega resort pluri pentastellato. Una sorta di paese dei balocchi cui potevano accedere anche le mogli e le fidanzate dei calciatori.

Sappiamo quanto conti il fattore psicologico in una competizione breve come il mondiale e sappiamo tutti che gli atleti devono concentrarsi il più possibile sulle partite da affrontare. Questo non è stato fatto da Prandelli e dal suo staff. Così come la preparazione scadente ha portato lo stesso CT a sperare di racimolare due pareggini al fotofinish per salvare la pelle e la faccia. Salvo poi vedersi probabilmente travolti in un ottavo di finale (come successe nella finale del 2012 con un impietoso 4 a 0, anch’esso figlio di una scadente preparazione).

Tirando due somme Balotelli ha dato all’Italia gli unici tre punti del torneo (è sua la capocciata vincente con gli inglesi); dai vari senatori decantati da Buffon non abbiamo avuto nulla, dato che erano tutti sulle gambe per colpa di un allenatore che ora è pronto a scaricare tutte le responsabilità su un giocatore. Quello che fino a qualche giorno fa era il suo pupillo intoccabile.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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