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Quel labile confine calpestato tra politica e istruzione

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All’alba della quindicennale presenza all’interno del sistema “istruttivo” italiano possiamo tracciare una mappa, per così dire, geografica  tra ciò che è il materiale d’apprendimento e come esso può esser influenzato dalla res politica. 

 

Il complesso sistema dell’istruzione italiana è sì uno dei migliori al mondo, ma purtroppo fortemente soggetto alle ingerenze del partitismo politico più bieco.

Questa, ahimè, involuzione è scaturita da un’ univoca interpretazione della storia, in particolare fatta dagli storici del secondo dopo guerra, che è riuscita a impossessarsi del terreno di altre materie; quali ad esempio la letteratura italiana, latina, greca, la filosofia e perché no anche un po’ di materiale scientifico.

Le librerie scolastiche hanno gusti e preferenze nette e facilmente evidenziabili: si preferisce Pavese a D’annunzio, il verismo verghiano piace molto più che il futurismo del Marinetti; e perché non parlare del bistrattato filosofo Giovanni Gentile, dimenticato dalle case editrici , che hanno dedicato una maggior attenzione verso i filosofi neo marxisti; tutto questo senza tralasciare gli infiniti capitoli dei libri storici dedicati all’inspiegabile sconfitta del PCI nel 1948, mentre due riquadretti a lato raccontavano l’uccisione Moro e il triste periodo del terrorismo brigatista.

Anche la scienza non è rimasta illibata dal tocco della politica: il povero Enrico Fermi, colui che in qualche modo ha dato il via alla ricerca nucleare, poco appare sugli indici dei fisici scolastici.

 Insomma gli autori dei testi si sono dati un bel da fare e una grossa mano d’aiuto l’hanno ottenuta dagli editori e soprattutto da chi, nelle scuole, ha scelto di adottare i testi.

Alla lunga,però, questa eccessiva partigianeità non paga, è noiosa: per quindici anni abbiamo ascoltato le medesime cose ripetute dieci, mille, milioni di volte e sempre con la stessa interpretazione.

Quante volte il Prof. ha esordito dicendo :” Ragazzi nel mio corso eviterò di dare le mie opinioni personali!”, e da lì via a battutine graffianti, commenti ironici e veri e propri comizi politici. Per carità lungi da noi negare il libero pensiero e la libera opinione umana, tuttavia in quello che è un ricettacolo di giovani menti, ancora labili e plasmabili, meglio si adatterebbe la libera discussione, anche aggressiva, furibonda e sentita, ma libera e spontanea.

Gli imberbi neuroni hanno bisogno di roteare nel cervello e osservare il mondo da più e ancor più filtri, per poter forgiare un’opinione allo stesso tempo coerente con il proprio vissuto, ma anche orientabile verso nuovi orizzonti di vitalità.

” Aumentate le ineguaglianze umane! Scatenate dovunque e esasperate l’originalità individuale! Differenziate, valorizzate! Distruggete, annientate la politica che opaca ogni corpo!”, disse Marinetti ( uno di quelli mai studiati sul banco di scuola).

di Gabriele Tebaldi
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Di Redazione Elzeviro.eu

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