Andiamo bene

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Mentre i nostri parlamentari discutono sulle riforme istituzionali (senato ed articolo quinto), la disoccupazione schizza al 13,6%, la percentuale più alta di questi ultimi 40 anni della nostra repubblica, relegando a casa un giovane su due. Evidentemente, per dare uno scossone agli italiani che non vedono al di là del proprio naso e che si sbracciano per Renzi come se fosse un divo, correndo per vederlo da vicino non sazi della TV che lo manda in onda dalle sei del mattino alle due di notte, la disoccupazione deve ancora aumentare per tagliare le gambe anche a quella fetta della popolazione che ancora può spendere senza patemi.

Da modificare è l’art.1 della costituzione, perché l’Italia non è fondata sul lavoro, tutti i politici snocciolano la loro ricetta stantia per crearlo, ma non può saltare fuori né con le chiacchiere nè con le riforme e nemmeno per decreto. Le imprese assumono se vendono il loro prodotto, ma per acquistare i beni di consumo e far riprendere l’economia interna, i cittadini hanno bisogno di soldi. Non tantissimi, ma sicuri e subito. Le parole non riempiono le tasche, le rompono soltanto, specie se poi arrivano le stangate che stanno maturando dietro l’angolo, come la reintroduzione della tassa di successione al 20% per incamerare 40 miliardi ipotizzata da “Libero“. Ma questo discorso, oltre a non essere recepito dalle masse miopi e credulone, è anche inutile. Alle recenti elezioni, in Italia (e non solo) hanno vinto le forze europeiste. Punto. Il resto è irrilevante, tantopiù che i dissidenti sprecheranno i 60 seggi che hanno ottenuto in più sparpagliandosi in groppuscoli, perdendo non solo la possibilità di essere incisivi, ma anche la loro ragione di essere. Ancora una volta gli altri (al servizio dei banchieri), dopo essersi lodati ed imbrodati a vicenda, si accorderanno per papparsi tutte le cariche più importanti per bastonarci. Ancora una volta ne usciamo con le ossa rotte cornuti e mazziati.

di Giuseppe Franchi     N.a.a. 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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