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La morte del Mullah Omar apre le porte all’Isis

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E’ caduto un altro baluardo della resistenza contro il terrorismo islamico e americano. E’ morto il Mullah Omar, o almeno così ci hanno detto fonti più o meno attendibili afghane. La morte del leader spirituale dei talebani è un colpo non indifferente che getterà ancora più nello scompiglio il già difficile mondo della umma islamica.

L’Isis sta infatti cercando da tempo di penetrare nel territorio afghano e il Mullah rappresentava l’ultimo baluardo contro il sogno di molti giovani afghani di vestire i neri vessilli del Califfato. Senza Mullah i talebani son persi, anche perché le recenti notizie ci dicono che il fronte talebano si è già diviso in più parti. Un gruppo scissionista talebano, Movimento islamico Fidai Mahaz, ha infatti accusato il nuovo Mullah Mansour di aver avvelenato Omar per prenderne il posto.

Il fronte talebano diviso significa due cose: da una parte il continuo avanzare delle multinazionali americane del petrolio in terra afghana, dall’altra l’entrata definitiva in scena dell’Isis. Dopo Iraq, Siria e Libia, l’Afghanistan sarà il quarto stato islamico a cadere nelle grinfie dell’Isis da una parte e degli Usa dall’altra. Ormai non sappiamo più quale sia il male minore tra le due. Di tutta questa vicenda chi ne farà le spese saranno ancora i civili afghani, che dal 1979 sono costretti a subire invasioni militari esterne. Prima i bolscevichi russi, poi gli americani e infine l’Isis. Un triangolo della morte che ha distrutto un intero paese e ha massacrato donne e bambini inermi, tra kalashnikov siberiani e droni del Nevada.

Così ha scritto Massimo Fini un necrologio per il guerriero e capo spirituale Omar: “io rendo onore al Mullah Omar, combattente giovanissimo contro gli invasori sovietici, dove perse un occhio in battaglia, combattente e vincitore dei criminali “signori della guerra” (Massud, Ismail Khan, Heckmatyar, Dostum) che nel conflitto scoppiato fra costoro per impadronirsi del potere lasciato vacante dai sovietici, agivano nel più pieno arbitrio, assassinando, stuprando, taglieggiando, sbattendo fuori dalle case i legittimi proprietari per metterci i loro adepti. Omar, che nei suoi 6 anni di governo (1996-2001) riportò nel Paese l’ordine e la legge, sia pur una dura legge, la Sharia, ma senza mai abbandonarsi agli eccessi feroci dell’Isis. Infine per 14 anni è stato guida della rivolta contro gli ancora più arroganti e devastanti occupanti occidentali. Preso il potere il Mullah non ne approfittò mai e continuò a fare la vita spartana che aveva sempre fatto, non favorì la sua famiglia e neanche il piccolo villaggio, Singesar, che non ebbe nessun vantaggio dal fatto che uno dei suoi “enfant du pays” fosse diventato il capo del Paese. Un uomo di una morale e di una coerenza assolute. E, forse, è proprio questo che, alla fine, lo ha perduto. Che Allah ti abbia sempre in gloria, Omar“. Necrologio censurato dal benpensante Corriere della Sera.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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