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Il Giappone non si piega ai poteri forti, a differenza dell’Italia

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Ci ricordiamo tutti l’effetto che ha avuto l’ultima visita del presidente Obama sul suolo italico, un misto di genuflessioni e ruffianerie condite da promesse simili a quelle che venivano fatte da vassalli, valvassori e valvassini al proprio feudatario. L’Italia si è inginocchiata di fronte al proprio imperatore d’oltreoceano rassicurandolo sugli investimenti nel settore militare, in particolare i famosi F35, sulla continuità dell’alleanza Nato in funzione anti russa e sulla probabilissima partnership energetica con Washington.

Trattato bilaterale? Macché sentenza senza appello decretata dall’ex Premio Nobel per la Pace,cui ovviamente ha fatto seguito un pavidissimo cenno di approvazione da parte dei nostri politcanti.

In Estremo Oriente la situazione è invece ben diversa. Basti pensare che il rapporto debito pubblico/Pil in Giappone supera il 200% e nessuno si sogna di tagliare fondi o ridurre spese per rientrare in fallaci “fiscal compact“. In Italia con un rapporto debito/Pil molto inferiore (127%) siamo costretti a detrarre fondi dalle università per rientrare in assurdi parametri europei. Questo perchè? Perché la banca centrale giapponese è statale e funziona come prestatrice di ultima istanza, garantendo dunque per il debito, in qualsiasi caso incolmabile, dello stato.

Noi invece sottostiamo ai dettami di banche private, in primis la Bce, che oltre a non garantire il debito dei propri paesi, praticano dei tassi d’interesse non concepibili.

La fierezza del Giappone non si ferma qui: prima della visita odierna del presidente Obama nella terra nipponica è stata infatti organizzata una visita presso il santuario Yasukuni, che ricorda i 2,5 milioni e mezzo di soldati giapponesi caduti nella Seconda Guerra mondiale. Anche soldati che erano stati condannati per crimini di guerra dai vincitori (chi invece ha lanciato due bombe atomiche viene attualmente ricordato come eroe di guerra in terra americana).

Alla visita hanno partecipato ben 150 parlamentari, appartenenti sia al Partito Liberal democratico al governo sia all’opposizione. Anche il Primo ministro Shinzo Abe ha fatto comunque prevenire il proprio omaggio presso il santuario. Una provocazione prima dell’arrivo di Obama? No, una semplice tradizione che rende onore ai propri antenati caduti in guerra, a prescindere da qualsivoglia credo politico ed in barba a “codici etici” stilati ad hoc da chi la guerra l’ha vinta commettendo le stesse nefandezze di chi invece l’ha persa.

Dovremmo prendere esempio da questo popolo orgoglioso della propria storia, fatta anche di errori, ma non per questo cancellati dai posteri. Noi invece incalzati dall’egemonia angloamericana abbiamo sempre cercato di occultare il passato, distruggendo statue, monumenti e quant’altro, ma soprattutto lasciando nell’oblio milioni di soldati innocenti.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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