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sistema solare Trappist-1

Trovato forse il…sistema giusto?

 

sistema solare Trappist-1

Un gruppo di ricercatori coordinato dall’Università belga di Liegi ha scoperto a 39 anni luce un sistema solare simile al nostro con pianeti che potrebbero ospitare la vita.

La notizia è trapelata nei giorni scorsi: si tratta a suo modo di una scoperta eccezionale. A circa quaranta anni luce da noi, nei pressi della costellazione dell’Acquario, si trova un sistema solare con sette pianeti di dimensioni simili al nostro, alcuni dei quali avrebbero la possibilità di avere acqua allo stato liquido e quindi di ospitare la vita o almeno i suoi primi mattoni.

La stella, scoperta l’anno scorso, si chiama in modo molto poco poetico Trappist-1 e appartiene alla categoria delle cosiddette stelle nane fredde. Le sue dimensioni sono almeno dodici volte minori del nostro sole e ha una potenza energetica di molto inferiore alla stella che ci scalda. Giusto per fare un paragone, la stella in questione sarebbe di poco più grande del pianeta Giove.

La domanda che sorge quindi spontanea è come mai un astro così poco luminoso e poco riscaldante possa ospitare la vita nei pianeti che lo circondano, La risposta, suggerita dal co-autore della ricerca, Amaury Triaud dell’Università britannica di Cambridge, è che i pianeti di questo sistema solare ruotano attorno a Trappist-1 con orbite molto più vicine di quelle del nostro sistema. Quindi quello appena scoperto sarebbe un sistema solare, diciamo così, molto compatto, il che non impedirebbe la possibilità, per ora solo teorica, di ospitare la vita.

I pianeti che si trovano attorno sono in tutto sette e di questi, tre, i più interni al gruppo, sarebbero alla distanza giusta perché possa esserci acqua allo stato liquido, quindi teoricamente anche fiumi, laghi e oceani. Ovviamente non stiamo parlando ancora della possibilità che su quei tre corpi celesti ci siano altrettante civiltà tecnologiche inferiori, simili o addirittura superiori alla nostra,  ma alla semplice possibilità matematica che la vita possa esserci o magari esserci stata nei suoi mattoni originari. Stiamo parlando di microorganismi come batteri, virus o al massimo ad organismi mono cellulari o giù di lì.

Ma attenzione perché la possibilità teorica dell’esistenza di qualche forma di vita organica accosterebbe proprio quei pianeti al nostro con tutte le conseguenze di…lungo periodo che conosciamo. Una cosa interessante che i ricercatori hanno potuto constatare è che la temperatura esistente su questi tre pianeti dovrebbe essere compresa tra gli 0 e i 100 gradi centigradi, una cosa che ovviamente aumenta e anche di molto appunto la possibilità che lo sviluppo complesso e lungo della vita come la intendiamo possa trovare terreno fertile.

Insomma dietro l’angolo, ovviamente se paragonato all’immensità dell’Universo, potremmo anche trovarci qualche lontano proto “cuginetto” spaziale con il quale fare i conti al momento opportuno, un momento che forse avranno la fortuna di vivere i nostri pronipoti fra qualche centinaio di anni, quando avremo trovato un modo per avvicinarci un po’ a quel maledetto limite rappresentato teoricamente dalla velocità della luce. A meno che questo “cuginetto” non ci stia già da tempo guardando magari da vicino con un misto di curiosità, compassione a magari anche ammirazione perché magari noi siamo come lui era migliaia di anni fa. (Fonte TGCOM 24)

Di Roberto Crudelini

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