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Al largo di Malibù ci sono gli alieni che fanno cu cu?

Nell’agosto del 2014 un ascoltatore del programma radiofonico “Fade to black” di “Radio Network Dark Matter” della California annunciò di avere scoperto su Google Earth una strana struttura apparentemente artificiale a 600 metri di profondità al largo della costa della California proprio di fronte alla famosa spiaggia di Malibù.

All’allibito responsabile della trasmissione Jimmy Chiesa questo anonimo osservatore dilettante mandò le foto di quello che aveva casualmente scoperto insieme alle precise coordinate per  poterlo verificare di persona.

Le immagini effettivamente lasciarono stupita la redazione del programma: si intravedeva  infatti nelle profondità marine, a circa sei miglia dalla costa, una struttura liscia, perfettamente ovoidale di una lunghezza stimata di circa cinque chilometri. Al di sotto si intravedevano delle strutture verticali che ricordavano in modo abbastanza preciso un sistema di colonne portanti. Insomma un vero e proprio enigma che non aveva una spiegazione precisa. Qualcuno fece notare che poteva essere magari una struttura segreta militare subacquea. Peccato che proprio Google Earth abbia l’obbligo in simili circostanze di sfocare le immagini cosa che invece non sussiste nel caso della misteriosa piattaforma.

L’immagine visibile da Google Earth della strana struttura sottomarina

Lo stesso Chiesa girò la notizia al giornale “Huffington Post

che chiese subito il parere al geologo  David Schwartz della “Us Geological Survey“. Lo studioso, come si poteva immaginare, guardando le immagini di quella che sembrava l’entrata di un misterioso complesso sottomarino, si limitò a dire che quella  formazione anomala poteva benissimo riferirsi ad una parte della piattaforma continentale derivante da un lento ma continuo processo di erosione. Qualcuno, usando semplicemente il buon senso ribatté che in natura quello che è il risultato erosivo del mare sulla costa non appare così preciso e geometrico e con i bordi così regolari come si vede abbastanza nitidamente nell’immagine.

Lo stesso Chiesa, ormai incuriosito da quella struttura in apparenza inspiegabile, diede incarico al graphic designer Deale Romero di effettuare delle foto del sito da angolature diverse. Cosa che non fece che aumentare ancora di più i dubbi e le perplessità su quella che continuava a sembrare sempre di più frutto dell’opera dell’uomo e non di una casualità naturale. Una simile struttura complessa e geometrica con tanto di apparenti colonne portanti scatenò, come ci si aspettava tutta una serie di ipotesi da parte dei vari ricercatori più o meno accademici.

Qualcuno parlò di struttura aliena costruita nella notte dei tempi

nelle profondità marine a nostra insaputa. Non mancarono pure le implicazioni di carattere atlantideo da parte di chi ipotizzava che quelle che  si vedevano non erano altro che  le rovine della civiltà perduta di Atlantide di cui ci parla il filosofo Platone nel “Crizia” e nel “Timeo” e…poco importa che questa non si trovava nell’Oceano Atlantico ma in quello Pacifico. Non mancarono pure i riferimenti di rito alla perduta civiltà di Agarthi situata secondo un’antica leggenda all’interno della Terra.

Ma non finisce qui perché tre mesi dopo l’annuncio, un anziano radioamatore sostenne di avere captato degli strani e misteriosi segnali radio provenienti proprio da quel sito. Ad oggi di quella struttura anomala ne sappiamo esattamente quanto allora. Per dirimere una volta per tutte il mistero bisognerebbe che qualcuno progettasse di andare là sotto a vedere di persona  con tutti i problemi relativi alla profondità: seicento metri  non sono pochi e non basta una normale muta da sub.

A meno che qualche simpatico alieno, se di opera sua si tratta, non si decida a svelarci l’enigma dicendoci perché mai la sua gente decise a suo tempo di installarsi al largo delle coste californiane. Si trattò semplicemente di una vacanza balneare protrattasi un po’ più a lungo del normale? O semplicemente siamo da millenni spiati, sorvegliati in attesa di diventare con il tempo un boccone un po’ più appetibile  per le fauci pazienti ma determinate di chi sta aspettando da millenni la sua preda.

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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