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La frode di Cheope dura a morire

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Incredibile è la sfacciataggine di coloro che danno per vere taluni fatti storici facendo così in modo che milioni di persone nel mondo crescano nella più completa ignoranza.

Sfacciataggine che raggiunge l’apice se l’argomento trattato è la Grande Piramide di Giza, che può essere tranquillamente definita come il più grande monumento che l’uomo abbia mai realizzato. Per grande non intendiamo solo il senso di grandezza fisica, dato che con un altezza di 146 metri, un peso di 7 milioni di tonnellate e un volume di 2,3 milioni di metri cubi surclassa decisamente una meraviglia come il Colosseo (50 metri di altezza, 0,25 milioni di tonnellate di peso e “solo” 100mila metri cubi di volume). Tuttavia la grandezza di questa costruzione sta invece nell’estrema precisione e nell’accuratezza di alcuni dettagli, che uniti alle mastodontiche dimensioni la renderebbero difficilmente realizzabile anche con le migliori tecniche del XXI secolo.

La Grande Piramide, così come le sue sorelle della piana di Giza, si innalza infatti con una perfetta inclinazione di 52 gradi, un numero molto importante dato che esprime nella Piramide il fattore matematico del p greco (fattore che sarebbe stato scoperto solo qualche migliaio di anni più tardi), creando così una perfetta corrispondenza tra il rapporto dell’altezza della Piramide con il suo perimetro di base e quella di un raggio del cerchio con la sua circonferenza.

Una corrispondenza ottenibile solo a 52 gradi. In tutte le altre piramidi egizie si può rinvenire il fallito tentativo di costruzione a 52 gradi, l’esempio più lampante è la Piramide inclinata di Dahshur, iniziata a costruire a 52 gradi e poi portata a un più tranquillo angolo di 43,5 gradi. Inutile ribadire l’impossibilità per una civiltà dell’età del rame di trasportare blocchi di granito di 50-70 tonnellate dalla cava di Assuan distante 965 km. Inutile anche ribadire il perfetto allineamento delle tre Piramidi con la costellazione di Orione e con una perfetta riproposizione di una mappa stellare risalente al 10.500 a.c.

Tutti questi sono dati che vengono volutamente omessi da tutte le fonti dell’egittologia ufficiale, da cui purtroppo attingono i nostri libri di storia e le enciclopedie su cui studiamo. Questi ultimi anzi danno per certe informazione che sono state in realtà già smentite scientificamente. Parliamo della stessa attribuzione della Grande Piramide al faraone Cheope. Il tutto si basa su di una frode compiuta dal colonnello britannico Howard Vyse, il quale durante l’ennesima esplorazione per rinvenire finalmente prove circa il costruttore della Piramide, scovò come per incanto un cartiglio. I geroglifici contenuti su questa cartaccia attribuivano ovviamente la Grande Piramide al faraone Cheope.

Tuttavia ad un attento esame l’esperto geroglifici del British Museum Samuel Brich, riscontrò dei grossolani errori ortografici, che non potevano essere attribuiti agli scribi del tempo. Anzi lo stesso nome di Cheope (Kh-ufu in egizio) sarebbe stato confuso con il geroglifico Ra-ufu! La frode perpetrata da Vyse passò ugualmente perché avrebbe fatto comodo un po’ a tutti: da una parte il team archeologico inglese avrebbe finalmente ricavato profitto dopo tante spedizioni andate a vuoto, dall’altra l’egittologia avrebbe finalmente dato un nome al costruttore della più grande meraviglia della storia dell’uomo. Possiamo invece dire con assoluta certezza che ad oggi non vi è alcuna correlazione scientificamente provante della relazione tra il faraone Cheope e la Grande Piramide, e nemmeno dunque della sua reale datazione.

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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