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Con il Dio Api…si vola!

Storia di due scoperte sensazionali che sembrano rivelare qualcosa che ha dell’incredibile: gli antichi sapevano volare, e non è una barzelletta… . Secondo un numero sempre maggiore di studiosi non allineati alla scienza ufficiale le antiche civiltà che ci hanno preceduto in realtà sarebbero state molto più evolute di quanto, non senza una certa dose di sicurezza e di prosopopea, abbiamo immaginato fino ad oggi.

Basta in realtà guardare le grandiose realizzazioni artistiche e architettoniche che i nostri antenati hanno compiuto per renderci conto di quanto fossero, per certi aspetti, addirittura più evoluti di noi. Ora, dato ormai quasi per scontato, a meno di non continuare a negare l’evidenza, il livello di conoscenza scientifica raggiunto dai nostri millenari trisavoli, il problema di fondo è semmai quello di risalire all’origine, alla causa di queste inaspettate conoscenze tecnologiche. Qualcuno parla di un possibile e ipotetico apporto esterno da parte di misteriose civiltà provenienti dagli abissi del cosmo, civiltà ovviamente in possesso di un bagaglio di conoscenze infinitamente superiori che avrebbero travasato nelle popolazioni abbastanza primitive che allora abitavano la terra e con le quali questi esseri misteriosi sarebbero venuti in contatto.

Non va neanche ignorata la teoria alternativa che non crede in interventi alieni o simili ma che sostiene semplicemente che il progresso scientifico dell’umanità avrebbe in realtà seguito un percorso tutt’altro che lineare. Un percorso caratterizzato da periodi di elevata conoscenza tecnologica a cui sarebbero seguiti periodi di cosiddetto “imbarbarimento” dovuti a cause del tutto naturali, come, ad esempio, un periodo di repentina glaciazione seguito da uno altrettanto rapido caratterizzato da un violento e rapido scioglimento dei ghiacci. Sta di fatto che ci sono le prove concrete che, marziani o no, i nostri antenati sembrano avere avuto, in determinati periodi storici, conoscenze tecnologiche, se non superiori, almeno pari alle nostre.

I due esempi che riportiamo sono a questo riguardo particolarmente rivelatori, assai illuminanti ma soprattutto credibili. Da quest’ultimo punto di vista basti pensare che questi due fatti curiosi sono anche riportati dal canale di informazione “History Channel” di cui tutto si può dire tranne che sia poco accurato e scrupoloso o poco credibile dal punto di vista storico-scientifico. La prima prova ce la fornisce il sito di Sakkara in Egitto e precisamente la tomba di un funzionario del III secolo a.C, un certo Pa Di-Imen, scoperta alla fine del XIX secolo, precisamente nel 1891. Tra i vari reperti interessanti ve ne è uno che potremmo collocare tra gli “oggetti impossibili“, ovvero non appartenente al contesto storico in cui si trova inserito. Parliamo del modellino in legno di un uccello, trovato vicino ad un papiro in cui c’era scritto: “Voglio volare”. Fin qui sembrerebbe uno dei tanti ritrovamenti di manufatti dall’interesse storico elevato e caratteristico di un epoca neanche tanto remota, riferendoci in questo caso al tardo periodo tolemaico. I problemi iniziano se diamo un’occhiata al reperto in questione: in verità, al di là dell’apparente forma di volatile con tanto di occhi e becco disegnati nel legno, balza agli occhi la sua strana forma che non ha niente a che vedere con quella di un uccello, anche se un uccello di più di duemila anni fa. Le ali sono sul dorso e si assottigliano verso le estremità, in modo assolutamente coerente con le leggi dell’aerodinamica, mentre dietro troviamo un vero e proprio timone di cui ovviamente nessun uccello ha bisogno.

Per verificare che questa apparente aerodinamicità del reperto non era frutto della fantasia di qualche mente un po’ troppo fantasiosa e infarcita di letture fantascientifiche, un certo Simon Senderson, esperto di aviazione e aerodinamica, nel 2006 si è preso la briga di costruire un modello in scala cinque volte più grande dell’originale e di compiere alcuni esperimenti di attitudine al volo. Ebbene, con grande sorpresa dello stesso studioso, gli esperimenti, tra cui quello della galleria del vento, hanno dato un esito assolutamente stupefacente: il modellino ricostruito in scala 1 :5 sarebbe in grado di volare, con una sola piccola ma determinante riserva relativa al fatto che lo stesso modellino originale sarebbe privo del timone di quota, essenziale per il mantenimento della stabilità in volo. Anche questa mancanza comunque avrebbe una spiegazione: infatti sul bordo superiore del timone posteriore ci sono alcune tacche che sembrano appunto richiamare gli alloggiamenti di sostegno di un secondo timone di stabilità, timone che si sarebbe staccato e sarebbe quindi andato perduto nel corso dei secoli.

Le sorprese comunque non finiscono certo nel sito di Sakkara perché se noi andiamo quasi dall’altra parte del pianeta e precisamente in Colombia, in un sito funebre appartenente alla civiltà precolombiana dei “Tolima“, tra le centinaia di reperti del corredo funebre trovati in loco saltano all’occhio alcune decine di statuette molto simili a delle spille, con la forma, incredibile a dirsi, di un aeroplano se non addirittura di un moderno jet. Tutti questi misteriosi modellini sono dotati non solo di ali ma anche di alette di coda rivolte verso l’alto, di stabilizzatori, e di una fusoliera. Qualcuno potrebbe pensare che abbiamo semplicemente a che fare con riproduzioni stilizzate di piccoli insetti o comunque piccoli animali volanti ma non è così: da un attento esame dei reperti da parte di studiosi del mondo animale non è stato trovato, almeno sul nostro pianeta, alcun animale o insetto con quelle caratteristiche.

Anche qui, come nel caso dell’uccello di Sakkara, qualcuno ha pensato bene di procurarsi la classica prova del nove per verificare la veridicità dell’incredibile sospetto. In questo caso, nel 1997, alcuni esperti di aviazione tedeschi si sono cimentati nella ricostruzione di un modellino in scala, assolutamente identico ad una delle “spille” di cui sopra, con tanto di telecomando a distanza. Il risultato anche in questo caso è stato non solo stupefacente ma addirittura sconcertante: il piccolo aero modellino è stato in grado di alzarsi letteralmente in volo per atterrare solo più tardi, non prima di avere effettuato tutta una serie di incredibili evoluzioni in aria. Stiamo parlando, ripetiamo, di una copia esatta, ovviamente ricostruita con materiali adatti al volo, della statuetta o “spilla” precolombiana…ergo ne deduciamo che forse le stesse civiltà precolombiane, al pari degli Egizi, erano a conoscenza delle leggi che governano l’aerodinamica e quindi, di conseguenza, potevano servirsi di quelle stesse per farsi i loro bei giretti in cielo. Per inciso uno dei modellini, secondo quanto sostengono i nostri amici tedeschi di cui sopra, ha una forma assai simile a quella dello Space Shuttle, con tutte le conseguenze del caso… .

Come ben sappiamo, tutte queste “illazioni” non sono neppure prese in considerazione dagli storici tradizionali e dall’archeologia ufficiale che continuano a negare l’evidenza, pure di fronte ai fatti concreti e alle prove scientifiche di cui sopra: bisognerebbe dire a lor signori che non sempre ciò che vola è un…asino, ma al contrario, di fronte alla realtà conclamata, spesso è un asino chi si ostina a non voler vedere… volare.

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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