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La censura nei social: il senatore americano Ted Cruz VS Twitter

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Durante un audizione alla Camera americana, il senatore repubblicano Ted Cruz ha messo all’angolo Jack Dorsay, CEO di Twitter. Le accuse sono di limitare la libertà d’espressione, in particolare di chi ha idee conservatrici.

L’ennesima sorpresa del 2020 si è presentata come “etichette” sotto post considerati fuorvianti. Ormai molto spesso si leggono frasi come: leggi perché questo post è una fake news, informati sul sito ufficiale, contenuto sensibile, la tua pagina è stata soggetta a limitazioni, molte fonti riferiscono informazioni differenti. Questi sono solo alcuni esempi della massiccia campagna di censura portata avanti dai maggiori social.

Facebook, Youtube, Instagram e Twitter attraverso i propri responsabili all’integrità stanno seguendo rigide regole di condotta, il tutto all’insegna del tanto invocato politically correct. Per chi non sapesse di cosa si stia parlando, è interessante citare la definizione data da Wikipedia:

L’espressione correttezza politica (in inglese political correctness) designa un’ideologia totalitaria e un atteggiamento sociale di estrema sinistra, caratterizzata da un’isterico perbenismo, che punta a zittire tutti coloro che sono in disaccordo con tale ideologia. Questo avviene attraverso la censura sui social, attacchi e insulti.

Proprio di questo si è parlato nell’audizione al Senato, dove i democratici hanno invocato ancora più restrizioni e controlli contro la disinformazione, mentre i repubblicani accusavano i Big dei social di essere condizionati da pregiudizi politici nella gestione dei loro network.

L’intervento di Ted Cruz

Il senatore del Texas è stato protagonista di un attacco mirato contro il CEO di Twitter, che ha risposto alle sue domande con l’aria di un cane bastonato. In particolare Cruz si è soffermato sui brogli elettorali e sulle schede postali, fenomeni collegati e denunciati da Trump ben prima dei risultati delle elezioni.

Il tema è caldissimo, basta aprire la pagina Twitter del Presidente per trovare la maggioranza dei suoi post censurati, segnalati ed etichettati. Un fenomeno che mai si era visto prima, con quale autorità ci si può permettere di censurare il Presidente degli Stati Uniti?

Ed è proprio questa una delle domande poste dal senatore: “Signor Dorsey, chi diavolo vi ha eletti e vi ha incaricati di decidere su ciò che i media possono riferire e ciò che gli americani possono ascoltare? E perché vi ostinate a comportarvi come un Super PAC democratico, silenziando visioni contrarie alle vostre convinzioni politiche?”

Jack Dorsey dopo alcune risposte neutre e molto pacate, ha dovuto ammettere l’esistenza di alcuni problemi nella sua piattaforma, promettendo di migliorare in futuro.

In Italia invece, nessuno sembra chiedere delle risposte

La censura sui social non riguarda solo l’America e la controversa questione dei brogli elettorali, ma anche in Italia vediamo spesso i network setacciare con cura le informazioni. In particolare le notizie sul Covid-19 sono le più prese di mira.

Chiunque ponga dubbi o questioni, citando fonti diverse da quelle mainstream, è sicuro di ricevere una notifica del genere: poiché il tuo post include informazioni sul Covid-19, abbiamo aggiunto un link a una fonte di informazione della salute. Come dire, non fidatevi di quello che vedete scritto qua, leggete ed ascoltate esclusivamente da un unica fonte di informazione. E la libertà di pensiero?

Purtroppo nessuno nel nostro Paese – nè da destra, nè da sinistra, nè dal centro – ha posto le stesse questioni del senatore Cruz, lasciando calpestare l’ennesimo diritto dei cittadini.

 

 

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Di Arianna

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