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«Genocidio culturale»

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L?ELZEVIRO

Un monaco al mese si dà fuoco nella Regione Autonoma del Tibet

“Genocidio culturale”, ecco come definisce la guida spirituale tibetana l?opprimente occupazione cinese che perdura ormai da sessantadue anni. I monaci e le suore protestano contro la dittatura ed il feroce controllo oppressivo cinese, contro l?occupazione di uno Stato che fino al 1949 era sempre stato libero ed indipendente;

protestano contro quello stesso governo che ha reso la loro città sacra ed inviolabile, un bieco capoluogo di provincia dell?impero comunista. I Tibetani non volevano una ferrovia che arrivasse nel centro di Lhasa, città mitica ed inviolabile, dove potevano entrare solo i pellegrini per adorare il palazzo del Dalai e dove vivenano solo monaci e persone che si raccoglievano in quel luogo sacro per pregare. I tibetani non volevano un?importazione forzata di cinesi in quel luogo: essi sono parte di una cultura e di un?etnia assai differente dalla loro, ma i cinesi vogliono assorbire in seno al loro gruppo etnico anche quello tibetano, fino a farlo comparire solo in qualche sparuto filamento di DNA. I Tibetani non si oppongono alla modernità, ma vivono (o vorrebbero vivere) una vita diversa dagli standard loro imposti. La loro primigenia cultura vive nei rituali e nella ricercata perfezione dei gesti, nella meditazione forzata, nella non violenza. Quando si dice: “non farebbe male a una mosca”, si intende proprio la cultura tibetana, pregna di rispetto per qualsiasi forma di vita. Gioco-forza, per i cinesi è stato più che facile imporsi su una cultura così pacifica, che si diffondeva dai villaggi dell?Himalaya fino ai confini della Mongolia, che inizialmente aveva accolto i conquistatori in pace e con benevolenza, finché non è stato chiaro a tutti che il Tibet avrebbe dovuto contribuire alla grandezza dello Stato di Mao Tze Tung e combriccola. Il Dalai Lama, guida suprema spirituale e statale, dovette fuggire in India dove vive tutt?ora. Ancora oggi i cinesi propagandano, come ho avuto modo di sentire dalle labbra di uno di loro, la cultura tibetana come una cultura d?odio: mi è stato persino detto che i tibetani berrebbero dalle calotte craniche dei morti; il regime si ingerisce totalmente nel sistema di vita dei tibetani, tanto da nominare un Dalai Lama affinché sostituisse il vero e unico Dalai, Lhamo Thondup, che  mi è stato da un cinese descritto come il Dalai Lama cattivo, in contrapposizione a quello di nomina cinese: il Dalai lama buono. Sradicati dalla loro cultura e dalle loro tradizioni, forzati a vivere in un modo diverso da quello che le loro millenarie e pacifiche tradizioni dettavano loro, i tibetani si danno fuoco coraggiosamente. Se un popolo mite e pacifico è stato spinto al limite della sopportazione, tanto da doversi spingere a gesti così estremi, è perchè i cinesi cercano di cancellare ogni traccia storica dell?esistenza del Tibet. La società del Tibet preesistente all?avvento cinese potrà anche essere da alcuni considerata arretrata ed inconcludente, ma semplicemente era avulsa dall?economia mondiale, non interessata alle ascese sociali e dedita alla meditazione. Questo paradiso terrestre che giace sulle vette del mondo sta per essere cancellato del tutto dalle mappe, ma facciamo almeno sì che non venga mai cancellato dalla storia.

 

Di Freddie
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Di Redazione Elzeviro.eu

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