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La metafora della Ever Given e il fattore tempo

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Il blocco del canale di Suez prodotto dall’incagliamento della portacontainer Ever Given è un evento da cui si possono trarre molte lezioni. Ma una, la più semplice di tutte, mi pare prioritaria.

di Andrea Zhok

A colpi di filmografia hollywoodiana e di fiducia indotta per endovena nella potenza del capitale ci siamo abituati a immaginare che ogni problema sia in ultima istanza solo una questione di soldi, di risorse, di disponibilità di capitali. Se ci sono interessi sufficienti, o adeguati capitali, i problemi semplicemente si risolvono, senza se e senza ma. Non c’è limite a ciò che si può fare se non nella nostra immaginazione.

Dopo tutto abbiamo visto mille film di fantascienza che ci mostravano ogni sorta di impresa titanica: fermiamo asteroidi, invertiamo il tempo, colonizziamo mondi sconosciuti, ci teletrasportiamo, facciamo fluttuare intere città, svuotiamo oceani, ecc. ecc. E’ tutto bellissimo e altamente suggestivo.

Poi però una squallida portacontainer prende il vento di traverso e puff, il 10% del commercio mondiale è fermo da una settimana. Naturalmente ad un certo punto ce la faranno a disincagliare la nave, però la variabile che in queste situazioni (come nel caso del Covid) viene sempre trascurata è quella temporale.

Non basta supporre che se un problema si presenterà, prima o poi, date sufficienti risorse, lo risolveremo. Bisogna sapere anche come e in quanto tempo. La realtà ha una sua pesantezza, una sua inerzia, ben rappresentata dalla nostra portacontainer.

Una volta che il problema si è presentato sapere che di principio ad un certo punto potremmo risolverlo è un dato insufficiente, se non sappiamo in quanto tempo potremo risolverlo (e a che costo, non solo finanziario).

Ecco questa è forse la lezione più interessante, in particolare nell’ottica dell’ottimismo nei confronti della risoluzione dei problemi ambientali. Non basta essere capaci di immaginare che, con risorse sufficienti, ogni problema potrebbe essere risolto.

Bisogna capire che i problemi hanno una loro inerzia, che i tempi di soluzione sono una variabile cruciale e, soprattutto, che non tutti i costi sono monetari e non tutti sono sostenibili. E così tutta la nostra fiducia nei potenti mezzi della tecnica e del capitale possono finire per apparire come quella pala meccanica (di solito d’apparenza poderosa), che si affatica minuscola e impotente sotto la fiancata della nave.
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