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La barca ottimista di Juncker affonda di fronte all’evidenza

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Juncker è più ottimista che mai e ha dei grandi progetti per quel che rimane dell’Unione europea.
Il Presidente della Commissione Ue ha tenuto un discorso di fronte al Parlamento riunito a Strasburgo sullo stato di salute dell’Unione.

Secondo Juncker l’economia Ue va alla grande

Parole entusiaste sono state pronunciate dall’avvocato lussemburghese: “L’economia riprende in ogni Paese e si estende. Sono stati creati 8 milioni di nuovi posti di lavoro e 230 milioni di europei lavorano, più di quanti fossero prima della crisi. Ora è il momento di costruire una Unione europea più integrata”. Non c’è che dire, dunque. Stando alle parole di Juncker l’Unione è un successone.

Che tempismo questo discorso, proprio all’indomani di una delle più grandi manifestazioni organizzate dai lavoratori nella Francia moderna. Secondo il Ministero dell’Interno francese sono stati più di 220mila i lavoratori francesi che ieri hanno manifestato sulle strade francesi contro la riforma del lavoro firmata Macron. Un testo di legge in linea sia con il Jobs Act italiano che con l’Agenda 2010 tedesca, tutte riforme che rendono più facili i licenziamenti, rendono più flessibile o meglio precarizzano il mercato del lavoro e abbassano, di molto, il livello dei salari.

Diciamo che il modello Ue esaltato da Juncker si sta allineando a quello tedesco, dove un basso tasso di disoccupazione nasconde un livello salariale molto basso. Per Juncker, tuttavia, non c’è spazio per esitazioni e analisi, “dobbiamo cominciare a concludere il lavoro ora, mentre il tempo è buono, perché quando le prossime nuvole si formeranno all’orizzonte, e si formeranno, sarà troppo tardi”. C’è dunque un’ombra dietro a tutto questo ottimismo di facciata. Quali sono “queste nuvole” di cui Juncker parla?

In realtà c’è una crisi all’orizzonte

A questo può rispondere William White, Il presidente della Commissione di Revisione Economica e dello Sviluppo dell’OCSE. Costui non condivide infatti la visione ottimistica del Presidente della Commissione e ha spiegato il suo punto di vista all’emittente Bloomberg. “Penso che la situazione sia molto simile al 2008. stiamo assistendo a tutti i tipi strani sviluppi nei mercati, i prezzi di molti asset finanziari sono molto elevati, in particolare gli attivi ad alto rendimento, la volatilità è molto bassa, i prezzi delle case stanno continuando a salire con molta forza, i mercati azionari sono su livelli molto alti: tutti questi fattori sono preoccupanti”.

Più che di semplici “nuvole” si tratterebbe dunque di veri e propri fulmini pronti a cadere sulle nostre teste. Juncker la fa facile, basta “lasciare gli ormeggi, mettere le vele e approfittare dei venti a favore”. Niente viene pronunciato a caso. Juncker vuole spingere verso la conclusione dei trattati di libero scambio che andrebbero a legare l’Ue a Australia, Nuova Zelanda e Giappone. Questo approfittando del momento di crisi dei movimenti euro-scettici e sovranisti. A detta di molti esperti però, questi trattati di libero scambio, come il recente CETA, hanno come unico effetto quello di abbassare gli standard salariali, sanitari e sociali verso il basso, in nome del totem della competitività. Corsa contro il tempo, dunque, altro che crescita economica. Juncker vuole portare l’Ue su un punto di non ritorno, così allo scoppio della prossima bolla sarà impossibile per i suoi membri poter tornare indietro.

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Di Gabriele Tebaldi

Gabriele Tebaldi
Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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