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Repubblica scriverebbe amenità sulla sterlina e insulta il “popolino” inglese

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#Brexit

In un articolo datato 8/10/2016 titolato “Sterlina in picchiata, per la prima volta l’euro vale di più“, uscito su Repubblica per penna del corrispondente Enrico Franceschini, viene descritto il repentino crollo del valore della sterlina sul mercato valutario.

In un’analisi a senso unico che come unica fonte d’informazione ha il tasso di cambio esercitato da alcune società londinesi presenti negli aeroporti di Londra, viene sostenuta la tesi che la Brexit sia l’unica causa di tale misterioso fenomeno finanziario. Il Franceschini si addentra in una materia, l’economia finanziaria, che non esalta molto le sue doti giornalistiche e intellettive. La sua unica argomentazione, a sostegno di una tesi allarmista, sarebbero i turisti inglesi (i pochi fortunati che hanno vacanze in ottobre) che ora si ritrovano in improbabili lidi spagnoli con una valuta senza valore.

Invero non vi è traccia nell’articolo della connessione tra Brexit e crollo della sterlina.

Ci proviamo noi.

Nell’ultima settimana la valuta inglese è caduta a 1,1789 contro il dollaro, il livello più basso dal 1985, come ci svela l’agenzia Bloomberg. La stessa agenzia ci rivela però che molto probabilmente il “flash-crash” è stato causato da alcune macchine “automated trades” di Tokyo, quelle che eseguono transazioni monetarie in maniera autonoma seguendo algoritmi preimpostati. Tali algoritmi sono in grado di seguire non solo operazioni matematiche, ma anche di interpretare dichiarazioni di personaggi di spicco.

Sembra fantascienza.

Eppure sarebbero state proprio le dichiarazioni del presidente francese Francois Hollande riportate dal Finacial Times a far scattare la supervendita della sterlina partita in maniera automatica nel mercato di Tokyo (l’episodio è infatti successo quando i mercati europei erano ancora chiusi). “Il Regno Unito ha deciso per la Brexit, credo anche per una Brexit decisa, beh, bisognerà allora andare fino in fondo per soddisfare la volontà degli inglesi di uscire dall’Ue…Dobbiamo dimostrare fermezza, altrimenti metteremo in discussione i principi stessi dell’Unione europea“, queste le dichiarazioni di Hollande che avrebbero fatto impazzire le automated trades di Tokyo.

La Brexit non c’entra nulla, anche perché la sua attuazione pratica comincerà nel 2019 (la penna di Repubblica l’avrà forse dimenticato?). Aggiungiamo inoltre che la sterlina è già in fase di ripresa, oggi è data a 1,23715 sul dollaro, eppure il Franceschini non si è prodigato nel riportare questo dato nella giornata odierna.

Ricordiamo inoltre al discutibile esperto di finanza Franceschini che se avesse studiato un po’ di storia economica avrebbe magicamente scoperto che il valore di una moneta non è indice della salute economica di un Paese. Lo dimostra lo stesso euro apprezzatissimo che scorrazza in una zona dove la disoccupazione media è stabilmente sopra il 12%. Nell’ultima parte del suo “articolo” il Franceschini svela infine il suo volto di radical chic, un po’ razzista e schizzinoso verso quello che si permette di chiamare “popolino” che, secondo lui, avrebbe votato per la Brexit senza cognizione di causa e che ora ben gli starebbe di patirne le conseguenze.

Ci pensiamo noi dunque a tranquillizzare il “popolino” inglese (quello che contribuisce alla produzione di beni reali per il paese, a differenza degli individui in giacca e cravatta che infestano la City di Londra scommettendo su derivati, titoli spazzatura e quant’altro) che questo crollo momentaneo della sterlina non è nulla di allarmante e non avrà conseguenze sull’economia britannica.

Chiediamo invece una doverosa rettifica al giornalista Franceschini, sia per aver riportato una notizia in maniera parziale (creando falso allarmismo), sia per aver volutamente insultato “il popolino” inglese.  

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Di Redazione Elzeviro.eu

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