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SIRIA – Putin fa scacco ad Obama

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Primi raid aerei russi contro l’Isis. Mentre Mosca agisce, Washington incespica.

di Ario Corapi

DAMASCO – E’ la politica estera che tiene banco in questi giorni a Washington, la quale ha visto impegnato (per non dire in affanno) Obama sul fronte della guerra civile in Siria. L’incontro della settimana scorsa tra Obama e Putin presso la sede ONU rappresenta un punto chiave per le prossime mosse di Washington sulla Siria e sull’Isis. Una cosa è certa, gli effetti della politica estera di Obama e Kerry, specie in questi ultimi mesi della presidenza Obama, andranno sicuramente ad incidere sul dibattito elettorale e sulle elezioni del prossimo anno.

 

Finora Obama ha sempre solo “garantito” l’impegno americano contro le forze del Califfato in Siria, ma con scarsi risultati ottenuti fino a questo punto. Allo stesso tempo il presidente americano ha negato qualsiasi appoggio al presidente siriano Assad. Di diverso avviso è stato Putin che, oltre a promettere lo schieramento imminente di truppe russe sul territorio siriano per combattere l’Isis, ha anche rinnovato il suo sostegno al presidente siriano in carica (da sempre alleato al Cremlino).

Non è una situazione facile quella delle diplomazia americana in Siria, lo si vede dal fatto che fino alla primavera del 2014 Washington sosteneva apertamente tutte le forze di opposizione ad Assad, da quelle più moderate e filo-occidentali fino anche all’Isis (o affini)…salvo poi accorgersi del madornale autogoal nell’aver sostenuto le milizie jihadiste e ritrovandosi così nell’imbarazzo più totale. Troppo tardi per fare marcia indietro su Assad, troppo deboli e imbarazzati per combattere l’Isis in maniera decisiva e troppo orgogliosi per accettare la mano tesa da Mosca in queste ultime settimane.

Ovviamente, qualora l’intervento russo in Siria dovesse rivelarsi decisivo per sconfiggere l’Isis, Obama perderebbe di fatto la faccia, rimedierebbe una sconfitta diplomatica alquanto pesante (e con esso tutto l’establishment democratico americano) e offrirebbe di fatto una palla al balzo non indifferente agli avversari repubblicani candidati alla Casa Bianca che nella prossima campagna elettorale per le presidenziali userebbero il successo militare russo contro l’amministrazione uscente accusandola nuovamente, dopo gli innumerevoli volte in questi anni, di non avere polso diplomatico.

 

I repubblicani, a prescindere da chi sarà il loro candidato, si presentano alle presidenziali 2016 come favoriti, lo dimostra il clima di sfiducia politica che l’elettorato americano ha mostrato verso il presidente Obama con l’esito delle elezioni del midterm in cui solo un anno fa il GOP ha conquistato la maggioranza assoluta sia alla Camera che la Senato. Inoltre, sul clima elettorale pesano la linea diplomatica confusa e schizofrenica di Obama e della Clinton durante il primo mandato (2009-2013) e del suo attuale ministro degli esteri Kerrydal 2013 ad oggi. Le cosiddette “primavere arabe” che tra il 2010 e il 2011 hanno infiammato Tunisia, Egitto, Libia e Siria e che Washington ha sempre sostenuto, tutto hanno favorito fuorché la democratizzazione del mondo arabo, finendo così per favorire solo l’ascesa del fondamentalismo islamico in tutta la regione e colpendo anche la stabilità politica di un’Europa troppo succube della diplomazia statunitense.

 

Intanto l’azione militare di Mosca sulla Siria si è già fatta sentire attraverso una serie di raid aerei. Mosca afferma tuttora di aver colpito almeno 12 obiettivi dell’Isis e intanto il Pentagono fa sapere che tra gli obiettivi colpiti dai russi potrebbero esservi dei nuclei di ribelli siriani filo-americani oppositori di Assad. E ancora, la Turchia, da sempre in prima linea contro il regime di Assad fa sapere che, oltre che contro l’Isis, i raid aerei russi sembrano mirati appunto contro le “opposizioni moderate” ad Assad e hanno portato all’uccisione di circa 40 civili siriani, come anche denunciato dalla Ong Osservatorio siriano per i Diritti Umani. Infine, da Washington fanno sapere che il Pentagono sta valutando anche un piano per la protezione dei ribelli siriani alleati con Washington, senza però specificarne le fazioni.

E’ ancora ad provare (e siamo scettici) che in Siria esistano ancora, oltre alle milizie jihadiste, delle vere opposizioni moderate e democratiche ad Assad. Considerata poi l’incisività quasi nulla di queste durante i 3-4 anni di guerra civile siriana, l’opinione pubblica mondiale è portata a porsi una domanda: “Gli americani, oltre a voler destituire Assad, da che parte stanno? Con la civiltà o con i jihadisti, pur non volendolo ammettere?
La guerra civile e l’opposizione interna ad Assad (perlopiù di politici al soldo Usa) hanno fatto solo guadagnare potere all’esercito del Califfato, con anche il sostegno degli americani a quest’ultimo fino ad un anno e mezzo fa.

 

L’incontro tra Obama e Putin alle Nazioni Unite e l’intervento russo in Siria metteranno di fatto gli USA con le spalle al muro e serviranno a chiarire tutto quanto.

 

 


La mappa aggiornata della situazione siriana:

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Di Redazione Elzeviro.eu

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