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Questa è l’immagine dell’Europa!

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L’Eurovision Song Contest è una manifestazione nata cinquantotto anni fa da un’iniziativa dell’Unione Europea di Radiodiffusione, una trasmissione canora che ha avuto fin da subito lo scopo di cementare la fratellanza e l’identità dei paesi che avevano già allora aderito alle prime forme di aggregazione fra stati del Vecchio Continente. Con il passare degli anni e in particolare dopo (ahinoi) la decisione di adottare la moneta unica, la trasmissione in questione è diventata il simbolo e l’iconizzazione di quei presunti valori sui quali si dovrebbe fondare appunto l’Europa unita.
 

Questo necessario preambolo serve per inquadrare perfettamente quanto è avvenuto la sera del 10 maggio, quando il “carrozzone canoro” in questione ha avuto il suo “entusiasmante” epilogo a suon di euro, con buona probabilità gettati in questo caso dalla finestra. Lo spettacolo, immagine dei valori strombazzati da chi in base agli stessi ci ha ridotto in mutande, ha avuto il suo significativo epilogo: la palma della vittoria, meno male per ora soltanto canora, è andata ad un illustre sconosciuto personaggio austriaco, tale Concita Wurst. Il personaggio in questione, nella nostra splendida lingua italiana non esistono altri vocaboli per poterlo inquadrare in modo più appropriato, ha vinto cantando una innocua canzoncina dai contenuti del tipo viva l’amore, la pace e la libertà.
 

Fino a qui niente di così importante da dedicarci più di un trafiletto di cronaca nella pagina degli annunci commerciali, se non fosse per il fatto che tale “icona” è stata presentata appunto utilizzando una trasmissione pubblica, per giunta sotto l’ufficiale usbergo dell’Unione Europea, che pretende di rappresentare i valori sui quali (sic!) si dovrebbe fondare quella stessa Europa.
 

Allora il punto è questo: utilizzando ingenti fondi, che avrebbero potuto servire in alternativa per aiutare in modo più diretto le fasce di popolazione più in difficoltà della stessa Europa, hanno voluto solo provocarci o si tratta della “messa in orbita” dei nuovi “valori” sui quali si fonda la stessa Unione Europea? La risposta, va detto, in entrambi i casi dovrebbe essere l’uscita immediata dall’Euro zona a furor di popolo e stando molto attenti, in questo caso, a rimanere…spalle rasenti al muro per evitare spiacevoli sorprese.
 

Infatti se, dopo averci letteralmente impiccati o lasciati in mutande, fate voi, con la moneta unica germanicoeuropea, ora si permettono pure di provocarci e di prenderci per i sacrosanti fondelli, bisogna uscire subito, adesso, sbattendo loro la porta in faccia. Se invece qualcuno, lassù “dove si puote ciò che si vuole”, si sta pure permettendo di darci improponibili lezioni di etica sessuale, cercando di utilizzare i Media come sistema di rieducazione di massa stile Cambogia, anche qui bisogna dire a lor signori che è giunta l’ora per noi di fare armi e bagagli. La nostra piccola Patria, con tanto di dignitosa Lira al seguito, ci pare più adeguata a rappresentare quelle tradizioni e valori sui quali si basa la nostra millenaria storia e che sono ben differenti da quelli rappresentati l’altra sera in mondo visione.
 

Se questi, infatti, sono i valori su cui si fonda la novella e intrepida Europa c’è da stare allegri… . Soprattutto se quegli stessi pseudo valori ci vengono imposti come splendido…collante transnazionale (scusate lo strano ed equivoco gioco di parole) e sui quali (?!) si “dovrebbe” fondare la nostra “madre” Europa. Un continente la cui civiltà evidentemente è arrivata non solo alla decadenza più conclamata ma che ormai da tempo è in progressivo e avanzato stato di decomposizione. Una “civiltà” che però pretende di dare pesi e soprattutto misure al resto dei paesi sottomessi alla Germania e alla Francia e che devono fare i conti con una povertà sempre più diffusa per giunta aggravata dalle rigide e vampiresche direttive di chi in questo momento ha evidentemente tempo da perdere tra coriandoli, paillets e barbe incipriate alla faccia nostra.


La morale della favola in questo caso è molto semplice, quasi intuitiva: che credibilità può avere chi prima ci invita/obbliga a dividere il tozzo di pane tra il pranzo e la cena e poi ci propina valori da sagra della porchetta con tutto il rispetto per le antiche tradizioni popolari del nostro paese? Torniamocene a casa che è meglio. 

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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