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Mohenjio-daro: la città che fu annientata da un’onda di energia

Nella storia antica ci sono alcuni casi di città improvvisamente sparite nel nulla a causa di oscuri eventi sulla cui origine nulla ancora sappiamo. E’ noto a noi, perché la Bibbia ce lo ha raccontato, il caso delle due città di Sodoma e Gomorra sulle quali a tutt’oggi gli studiosi hanno fatto solo ipotesi sia sulla loro ubicazione che sulla causa della immediata e drammatica distruzione. Ma c’è un’antica città che sorgeva nell’odierno Pakistan centro-meridionale, antica quanto le due città che si affacciavano sul mar Morto, che sembra essere stata letteralmente spazzata via da un momento all’altro ma i cui resti, a tutt’oggi visibili, sono rimasti come muti testimoni che qualcosa di tremendo e terrificante è forse successo ad un certo punto della sua storia.

Stiamo parlando dell’antica città di Mohenjo-daro risalente ad un periodo grosso modo coincidente con l’età del bronzo, e cioè a circa quattromila anni fa, un centro commerciale molto importante, abitato da quasi centomila abitanti appartenenti al popolo degli Harappa. I resti vennero per la prima volta portati alla luce nel 1922 e già allora gli studiosi rimasero sconcertati perché di quella numerosa popolazione non restava nulla ad eccezione di 44 scheletri di uomini, donne e bambini ammassati uno vicino all’altro. Nel sito non sono mai stati trovati i resti di antichi cimiteri e sepolture, neanche nelle vicinanze della città, ad esclusione appunto di quei pochi sfortunati che trovarono con molta probabilità la morte all’improvviso e nello stesso momento.

Le ricerche sull’antico sito abbandonato vennero riprese nel 1979 dal ricercatore e studioso David William Davenport che fece alcune scoperte che hanno reso ancora più inquietante il mistero sull’improvvisa fine della città. Gli scheletri rimasti avevano infatti i segni inequivocabili di un processo di calcinazione e carbonizzazione che sono le conseguenze tipiche dell’improvvisa esposizione ad una potente fonte di calore. Lo studioso poi scoprì un’area di circa 400 metri di diametro contrassegnata dalla presenza di detriti misti di roccia, vasellame e monili, anneriti, distorti e, la cosa più impressionante, vetrificati.

Sappiamo che il processo di vetrificazione è il risultato dell’esposizione ad una potentissima fonte di calore tra i mille e i duemila gradi; la pietra in questi casi viene prima fusa con conseguente evaporazione delle parti d’acqua presenti e poi successivamente risolidificata fino ad assumere la forma di una superficie vetrificata con un’elevata porosità dovuta appunto all’evaporazione delle bolle d’acqua al suo interno. Tutto questo venne per la prima volta scoperto nel 1945 nel deserto di Trinity nel New Mexico in occasione dei primi test nucleari condotti dalle autorità americane nel luogo, dal cui nome vennero appunto chiamati “trinititi” i resti vetrificati della sabbia che venne letteralmente sciolta dalle esplosioni nucleari in questione. 

Ora le rocce trovate nel sito di Mohenjo-daro hanno le stesse identiche caratteristiche di quelle rinvenute nel New Mexico. Il che farebbe quindi supporre che l’antica città degli Harappa venne forse distrutta da una misteriosa quanto…improbabile esplosione di origine nucleare. Il problema è che, se fosse vera questa ipotesi, ancora oggi si sarebbe dovuta registrare nella zona la presenza di tracce di radioattività che invece non sono state riscontrate nei controlli fatti in seguito sul sito. Un altro particolare che non convince è quello relativo alla stessa presenza dei resti delle costruzioni della città fatte di mattoni agglomerati con il fango: ora nel caso di un’esplosione nucleare i mattoni avrebbero dovuto liquefarsi mentre il grado della loro distruzione è stato inversamente proporzionale alla distanza che li separava dal probabile epicentro dell’esplosione. Saremmo quindi in presenza di un’esplosione dagli effetti decisamente più limitati rispetto a quelli provocati da un impatto nucleare. Un’esplosione che comunque fu ugualmente in grado di provocare una potente onda d’urto e di calore tale da liquefare tutto ciò che si trovava nel punto immediatamente più vicino all’impatto.

La cosa strana è che secondo gli antichi testi Veda, in particolare il Mahabharata, si parla palesemente e senza tanti fraintendimenti di antiche guerre combattute da misteriose divinità venute dal cielo a…colpi di esplosioni simili a mille soli e dal terrificante suono di diecimila tuoni. Esplosioni che, secondo quanto si legge nei testi in questione, si levavano in cielo come una colonna di fumo e fiamme…proprio come il noto fungo atomico. Si potrebbe quindi pensare, ammesso che i testi non siano frutto della fantasia di antichi sacerdoti ma memoria di eventi successi veramente, ad una qualche forma di energia simile a quella atomica ma priva di radioattività, un’arma forse più evoluta di quelle pur terribili presenti ai nostri giorni, la cui tecnologia rimane a noi sconosciuta. I testi antichi, a questo riguardo, parlano cripticamente di non ben precisate armi ad energia che gli antichi dei erano in grado di innescare quando si combattevano l’uno contro l’altro con lo scopo evidentemente di contendersi quella che forse era considerata a tutti gli effetti come un’isola felice del sistema solare.

Un’arma dagli effetti devastanti forse più mirati rispetto alle atomiche attuali ma in grado comunque di far sparire nel giro di pochi minuti, forse secondi, intere città e civiltà dalla faccia della terra. A questo proposito alcuni ricercatori e studiosi avanzano l’ipotesi che il nostro pianeta sia stato visitato in tempi remoti da antichi visitatori sbarcati dalle profondità del cosmo, visitatori che sarebbero stati depositari di un livello tecnologico altamente evoluto e che si sarebbero spartiti con le buone e…con le cattive il nostro piccolo ma stupendo pianeta. L’ipotesi alternativa è che la stessa civiltà umana abbia conosciuto in un passato remoto un primo e insospettabile progresso scientifico fino a raggiungere livelli addirittura superiori a quelli attuali per poi inabissarsi improvvisamente nella barbarie a causa di un evento naturale devastante o…magari proprio in seguito ai soliti vecchi vizi tanto umani quanto ripetitivi come quello della tendenza all’annientamento reciproco. Per ora non sappiamo come siano andate esattamente le cose ma neppure possiamo ignorare che sul nostro pianeta, qualche migliaio di anni fa, qualcosa di grandioso nel bene e nel male sembra essere successo, un qualcosa che ha effettivamente avuto conseguenze determinanti sulla nostra evoluzione. 

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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