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Il caso di Travis Walton: quando la fantascienza diventa realtà

 

 

La vicenda capitata nel novembre del 1975 ad un boscaiolo americano dell’Arizona rappresenta forse l’episodio più attendibile e quindi clamoroso tra i tanti cosiddetti rapimenti alieni che si sarebbero verificati negli ultimi sessant’anni. Attendibile perché i resoconti del protagonista e degli altri suoi colleghi testimoni del fatto non si sono mai contraddetti tra di loro finendo sempre per concordare in ogni minimo particolare ma anche perché la loro testimonianza è stata più volte confermata dai test della macchina della verità ai quali i protagonisti sono stati sottoposti.

 

L’unica eccezione riguarda, va detto, lo stesso Travis Walton che, durante il primo test, si contraddisse più volte non su particolari legati al racconto della sua esperienza ma su aspetti passati della sua vita privata, e cioè sull’uso saltuario di marijuana e su una precedente condanna per una piccola frode. Lo stesso protagonista avrebbe poi in seguito superato brillantemente altri due test successivi. Ma vediamo di ripercorrere e riassumere la vicenda inquietante che finì per dare notorietà alla piccola cittadina di Snowflake. La sera del 5 novembre del 1975 sette boscaioli, tra i quali il loro capo Mike Rogers, che effettuavano opera di disboscamento nella zona di Turkey Springs, stavano tornando a casa dopo aver finito il loro turno di lavoro.

 

Mentre stavano percorrendo la strada che li avrebbe dovuti ricondurre a Snowflake, videro all’improvviso sopra le loro teste un grande disco di metallo che emanava un’intensa luce che filtrava attraverso gli alberi della foresta. Il disco doveva misurare circa 6 metri di larghezza e due e mezzo di altezza. Rogers fermò subito il furgone e Travis, senza preavviso e nonostante gli amici gli urlassero di tornare indietro, uscì fuori e cercò di avvicinarsi allo strano oggetto sospeso in aria. Lo stesso Travis venne all’improvviso investito da una luce di colore blu-verde che lo spinse violentemente all’indietro facendolo ricadere a terra come se fosse apparentemente morto.

 

A quel punto Rogers, preso evidentemente dal panico, ingranò la marcia e,  insieme agli altri colleghi, corse via il più lontano possibile dal luogo dell’accaduto. Dopo alcuni minuti, riprendendo lucidità e coraggio, gli amici decisero di provare a tornare da dove erano venuti ma quando giunsero di nuovo sul posto, del loro amico non c’era più alcuna traccia. Presi dallo spavento i sei amici telefonarono subito all’ufficio del locale sceriffo della contea, Gillespie che, dopo aver fatto un inutile sopralluogo sul posto, decise di non dare alcun credito ai sei boscaioli: evidentemente o era successo un incidente o, peggio, gli stessi avevano fatto qualcosa a Travis inventandosi poi di sana pianta l’episodio surreale per stornare evidentemente i sospetti da loro stessi.

 

Per gli amici di Travis si stava a quel punto prospettando una vicenda giudiziaria seria che avrebbe potuto portarli anche all’incriminazione per omicidio, l’unica alternativa possibile agli occhi delle autorità era che gli stessi, in combutta con la persona apparentemente scomparsa, si fossero inventati tutto per creare a bella posta un caso di rapimento alieno con la prospettiva poi di sfruttare economicamente la vicenda o soltanto per prendersi burla dell’opinione pubblica.

 

A cancellare i sospetti peggiori ci avrebbe pensato, dopo ben cinque giorni di infruttuose ricerche, lo stesso redivivo Travis telefonando da una cabina presso un distributore di benzina della zona. L’uomo venne trovato quasi svenuto all’interno della stessa cabina in condizioni fisiche debilitate e in preda ad una seria disidratazione e, particolare inquietante, con gli stessi vestiti che indossava la sera del presunto rapimento. La visita medica a cui venne immediatamente sottoposto confermò la disidratazione e lo stato di sofferenza del suo organismo, cosa che era compatibile con un’assenza prolungata di cinque giorni. C’era però un dato che sembrava contraddire tutto questo: i livelli di chetoni nel sangue, che avrebbero dovuto essere molto alti in un individuo che non si nutriva da diversi giorni, erano invece nella norma. Particolare questo che fece sospettare non poche persone che videro nell’episodio solo una grande montatura.

 

Quello che Travis raccontò in seguito della sua esperienza lasciò stupefatto lo stesso sceriffo, i molti giornalisti accorsi in zona e l’intera opinione pubblica. Travis disse di non ricordare nulla del momento in cui aveva perso i sensi ad opera del fascio di luce e di essersi risvegliato su una specie di lettino circondato da tre esseri dalla testa grossa e calva e dalla pelle grigia e spugnosa. I tre “ominidi” avevano occhi e bocche piccolissimi, dita lunghe e prive di unghie e non superavano il metro e mezzo di altezza. Walton a quel punto, ancora in stato di shock, si alzò dal lettino e prese in mano un cilindro apparentemente di vetro che provò, senza riuscirci, a rompere per usarlo come arma tagliente contro i suoi misteriosi rapitori.

 

Urlando puntò lo stesso strano oggetto contro i tre individui che, alla vista della sua improvvisa reazione, si limitarono ad uscire silenziosamente dalla stanza. Travis, dopo qualche istante, uscì a sua volta fuori da quello che sembrava un piccolo ambulatorio e, vagando per degli strani corridoi, si ritrovò in un’ampia stanza dove c’era nel mezzo una specie di plancia di comando con un sedile dotato di due braccioli. Non appena il nostro provò a sedersi, sulle pareti e sul soffitto della stanza apparvero improvvisamente una miriade di astri e costellazioni che sembravano muoversi e cambiare le proprie coordinate in funzione forse del movimento degli stessi braccioli. Uno spettacolo che dovette affascinare non poco Travis che, dopo essersi improvvisamente rialzato, constatò come muri e soffitto fossero ritornati improvvisamente bui.

 

Uscito da quella stanza, Walton incontrò un quarto individuo decisamente più simile alla razza umana, dalla quale sembrava differenziarsi soltanto per un particolare misterioso e inquietante al tempo stesso: aveva gli occhi molto grandi e di colore oro. Sorridendogli, lo strano personaggio lo accompagnò in quello che sembrava un hangar dove erano parcheggiati altri dischi metallici simili a quello avvistato da lui e dai suoi amici. Qui Walton venne avvicinato da altri tre individui, due maschi e una femmina, apparentemente simili al suo ultimo accompagnatore. Dopo che costoro gli accostarono quella che a lui sembrava una specie di mascherina per l’ossigeno, l’uomo perse nuovamente i sensi per ritrovarsi poi all’interno della cabina telefonica.

 

Ora sulla vicenda non mancarono polemiche, dubbi e sospetti. Qualcuno fece notare la strana reazione degli amici che, invece di portare soccorso al loro amico, se l’erano data letteralmente a gambe per poi tornare solo in un secondo momento. A noi invece  pare che tale reazione possa essere inquadrata perfettamente in quello che è l’istinto di sopravvivenza che prende ogni essere umano non appena gli si prospetta l’improvvisa eventualità della morte. A costo di apparire pavidi e ignavi,  pensiamo che anche noi, di fronte ad un simile e surreale evento, avremmo potuto essere presi dallo stesso panico di cui furono vittime gli amici di Travis.

 

Altri sostennero che era impossibile che Walton, appena risvegliatosi da un apparente stato di incoscienza, potesse essere in grado di saltare giù dal lettino, impugnare il cilindro a mo’ di arma e…far scappare i suoi tre…strani infermieri. A parte che non possiamo sapere, ammesso che sia vero, a quale trattamento medico lo stesso era stato sottoposto, trattamento medico che potrebbe anche aver causato la mancata formazione nel sangue di un alto livello di chetoni, un ruolo importante potrebbe averlo giocato anche il conseguente e improvviso innalzamento di adrenalina nel sangue. Sappiamo d’altronde come gli esseri umani, in particolari situazioni di allarme e di pericolo, grazie appunto alla presenza dell’adrenalina, diventino capaci di azioni che in condizioni normali non avrebbero mai potuto compiere. Ci viene in mente l’episodio di un uomo che riuscì a togliere un pesantissimo tronco d’albero dalle gambe dell’amico che vi era finito sotto soltanto grazie all’enorme quantità di adrenalina che aveva finito con il quadruplicare le sue forze.

 

Altri sostennero che l’intero racconto di Walton e dei suoi amici altro non era che una bufala montata ad arte per guadagnarsi in seguito fama e…quattrini. Se è pur vero che Travis Walton a tutt’oggi tiene conferenze in giro per il mondo, ha scritto un libro e dal suo racconto è stato tratto un film (Fire in the sky), è da dire che uno dei suoi amici e testimoni di quella sera, Steve Pierce, per non diventare, a causa della sua strana storia, lo zimbello della cittadina, fu costretto a trasferirsi fuori dall’Arizona. Lo stesso in seguito, pur vivendo alle soglie della povertà, rifiutò la lauta offerta di 10.000 dollari che un giornalista della Csicop (una specie di Cicap americana) gli aveva fatto perché lui ammettesse una buona volta di essersi inventato tutto.

 

A rendere l’accaduto ancora più attendibile abbiamo in più la testimonianza proveniente dalle antiche tradizioni orali degli Apache della zona secondo le quali, in tempi remoti, dei non ben precisati “abitanti del cielo”  sarebbero scesi a più riprese sulla terra per rapire qualche ignaro viandante. Travis Walton potrebbe rappresentare l’epilogo reale di quella che sembrerebbe solo un’affascinante leggenda indiana. Il ricercatore Stenton Friedman ha detto un giorno le seguenti illuminanti parole: “Questo episodio ci fa capire come noi siamo parte di un vicinato galattico ma che purtroppo non siamo i più forti del quartiere“. Chissà che prima o poi non saremo improvvisamente convocati ad una surreale quanto inaspettata riunione aliena di condominio…tra tanti legittimi proprietari forse noi faremo solo la parte degli…ignari inquilini in subaffitto .

Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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